August 4, 2014 / 4:43 PM / 5 years ago

Riforme, ora per governo strada in discesa al Senato

ROMA, (Reuters) - A Palazzo Madama sono riprese oggi, con una rapidità sconosciuta la settimana scorsa, le votazioni sugli articoli del disegno di legge costituzionale che riduce le funzioni del Senato per concentrare quasi tutto il potere legislativo nelle mani della Camera dei deputati, un caposaldo del progetto riformista del premier Matteo Renzi.

Il governo al voto di fiducia in aula al Senato, 24 febbraio 2014. REUTERS/Tony Gentile

L’ostruzionismo di parte delle opposizioni è terminato dopo che venerdì scorso il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha aperto a modifiche sui punti del ddl che riguardano i contrappesi a tutela delle future minoranze politiche.

Ma il governo ha già ottenuto il sì, anche se sofferto, alle norme del provvedimento che sono il declassamento del Senato a camera composta da 95 tra consiglieri regionali e sindaci (e cinque senatori nominati dal Capo dello Stato) senza rapporto di fiducia con il governo e senza il potere di fare leggi assieme alla Camera.

“Il governo ha accettato di rivedere la composizione dei grandi elettori del Presidente della Repubblica - senatori e deputati saranno integrati dai parlamentari europei -, riduzione delle firme per le leggi di iniziativa popolare e nuove norme per i referendum”, ha detto oggi una fonte governativa.

“Se non ci saranno ulteriori intralci, al Senato chiudiamo entro giovedì”, ha aggiunto la fonte.

Risultato immediato, Sel e Lega Nord hanno ritirato parte dei loro emendamenti, mentre i senatori di M5s hanno deciso di ritirarsi dall’aula e non partecipare alle votazioni. In due ore di lavori pomeridiani, l’aula ha approvato cinque articoli del ddl, mentre c’era voluta una settimana intera, la scorsa, per metterne ai voti due.

Tra le norme votate oggi, quella che conferma la Camera dei deputati come unica assemblea elettiva per cinque anni e quella che assegna l’indennità ai deputati e non ai futuri senatori.

Domani dovrebbe essere affrontato il nodo dell’immunità dall’arresto per i senatori, che la relatrice del Pd, Anna Finocchiaro dice che sarà confermata.

Per sbloccare la situazione Renzi ha alternato alla “linea dura” alcune aperture, soprattutto sull’altro tavolo delle riforme istituzionali, la legge elettorale per la Camera dei deputati.

Ha accettato di discutere nuovamente delle nuove soglie per ottenere seggi a Montecitorio; potrebbe essere disposto ad abbassare quelle di sbarramento, dando così la speranza ai partiti più piccoli di ottenere qualche seggio, e alzare quella per il premio di maggioranza al primo turno alla coalizione vincente, come chiede Forza Italia.

E’ probabile che dell’argomento Renzi discuta con l’altro grande sponsor delle riforme istituzionali, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in un incontro che fonti del partito dicono che avverrà questa settimana.

Ma la legge elettorale, approvata in prima lettura alla Camera, approderà al Senato non prima del prossimo autunno.

A più miti consigli il governo è stato anche indotto dall’andamento dei lavori sulla riforma costituzionale la settimana scorsa in Senato.

Nell’unica votazione segreta di peso, il governo, nonostante la sua maggioranza fosse allargata a Forza Italia, ha perso, oltre alla pattuglia dei “dissidenti” di Pd e Fi, anche 40 “franchi tiratori”. Era l’avvisaglia che il percorso della riforma sarebbe stato troppo accidentato, a meno di una leggera correzione di rotta.

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