15 ottobre 2016 / 18:02 / in un anno

SINTESI-Banco-Bpm, via libera soci a fusione, nasce terzo gruppo bancario in Italia

* Primo merger con vigilanza Unica Bce

* Asset combinati per oltre 170 mld, capitalizzazione circa 4 mld

* La fusione sarà effettiva dal 1° gennaio 2017

di Andrea Mandala e Gianluca Semeraro

MILANO/VERONA, 15 ottobre (Reuters) - I soci di Bpm e Banco Popolare danno il via libera alla prima fusione bancaria in Europa dopo l‘avvio della Vigilanza Unica della Bce, primo effetto della riforma delle popolari voluta dal governo Renzi con l‘obiettivo primario di favorire il consolidamento bancario.

Con l‘integrazione tra i due istituti nasce il terzo gruppo bancario in Italia dopo Intesa Sanpaolo e UniCredit con asset complessivi di oltre 170 miliardi e una capitalizzazione di mercato di circa 4 miliardi, una quota di mercato a livello nazionale dell‘8,2%, primo in Lombardia con oltre il 15%.

“La riforma Renzi ha cambiato lo scenario, ci ha aperto gli occhi su come stava cambiando il sistema bancario”, ha detto l‘AD di Bpm, e futuro Ceo del nuovo gruppo, Giuseppe Castagna, nel corso dell‘assemblea di Rho-Pero.

“Abbiamo pensato che la nostra piccola e solida banca regionale potesse prendersi sulle spalle parte del sistema e giocare su un terreno dove c‘erano solo due grandi banche”, ha aggiunto.

Il nuovo gruppo “ha tutte le carte in regola per assumere in futuro un ruolo da leader posizionandosi come valida alternativa, con le dovute proporzioni, a Banca Intesa che è la miglior banca del paese”, ha detto l‘AD del Banco Popolare, Pier Pier Francesco Saviotti nell‘assemblea dell‘istituto a Verona.

Se il voto dei soci del Banco era più scontato (a favore della fusione si è espresso il 99,5% dei partecipanti) meno certo era l‘esito dell‘assemblea milanese, a causa delle resistenze di una parte dei soci pensionati.

Dopo sette ore di discussione e 87 interventi, i voti favorevoli sono stati 7.314 (pari a circa il 71,8% dei 10.198 soci, di cui 5.406 presenti fisicamente e il resto per delega), circa 500 voti in più del quorum dei due terzi ncessario per l‘approvazione della delibera che, come per il Banco, prevedeva anche la contestuale trasformazione in Spa.

Tecnicamente la fusione si realizzerà con la costituzione di una nuova società per azione con il ruolo di capogruppo chiamata Banco-Bpm a cui farà capo Bpm Spa, banca-rete con gli oltre 600 sportelli dell‘ex popolare milanse, scorporata per un massimo di tre anni.

La nuova società avrà sede legale a Milano e sede amministrativa a Verona. Le strutture centrali e amministrative saranno ripartite tra Verona e Milano.

POSSIBILE POLO AGGREGANTE MA IN UN FUTURO LONTANO

Superato l‘ultimo ostacolo al lungo e travagliato iter avviato, insieme agli adviser (Citi e Lazard per Bpm e Mediobanca e BofA-Merrill per il Banco), lo scorso marzo con la firma del protocollo di intesa, i due Ceo si sono detto sicuri di raggiungere i target del piano industriale congiunto, mentre nuove aggregazioni vengono rimandate ad un futuro lontano.

“L‘operazione è talmente importante e grande che ci occuperà molto tempo che non ci consente di aver altre distrazioni e altri target”, ha detto Castagna nel corso della conferenza stampa al termine dell‘assemblea.

“Non guardiamo a nient‘altro, pensiamo di fare bene quello che dobbiamo fare e poi vedremo quale sarà la situazione delle banche italiane. Sicuramente in un futuro, penso abbastanza lontano, potremmo essere un polo aggregante”, ha aggiunto.

Al contrario la dimensione acquisita, e l‘attuale assenza di un nocciolo duro di azionisti, non mette al riparo il nuovo gruppo da eventuali predatori, anche se per il numero uno di Bpm è tranquillo su questo fronte.

“Chiunque in un mercato globale è esposto a grandi acquisizioni, le due entità insieme valgono circa 4 miliardi e non è una cifra impossibile per chi voglia fare operazioni di acquisizioni ma è sicuramente meno probablie di quanto non fosse stato se fossimo rimasti da soli”, dice.

FOCUS SU CESSIONI NPL

Il piano elaborato lo scorso maggio prevede un utile netto al 2019 di 1,1 miliardi con un CET1 fully phased del 12,9% comprensivo dell‘aumento di capitale da 1 miliardo chiesto al Banco Popolare dalla Bce (e concluso a fine giugno)per alzare le coperture dei crediti deteriorati.

Le sinergie a regime sono stimate a 460 milioni, di cui 320 milioni di risparmi di costi. Gli esuberi previsti sono circa 1.800 (su circa 25.000 dipendenti complessivi) e verranno gestiti su base volontaria.

Particolare attenzione sarà rivolto al tema Npl con un piano riduzione sofferenze per almeno 8 miliardi e con possibili ulteriori cessioni per 2 miliardi. L‘obiettivo è quello di ridurre l‘incidenza dei crediti deteriorati lordi al 17,9% dal 24,8% della fine dell‘anno scorso con una copertura per quanto riguarda le sole sofferenze del 59% dal 57%.

A margine dell‘assemble Saviotti ha detto che l‘istituto sta lavorando alla cessione di un altro pacchetto di sofferenze da 650 milioni con l‘obiettivo di chiudere il deal entro l‘anno.

“Anche sugli Npl siamo sufficientente tranquilli di potere realizzare gli obiettivi del piano, ma non vogliamo accelerare perchè pensiamo che tenenendoli ancora un po’ il valore possa salire”, ha detto Castagna.

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