12 febbraio 2016 / 18:28 / tra 2 anni

PUNTO 1-Banco Popolare-Bpm vicini a chiusura, sindacato chiede garanzie

(aggiunge altre dichiarazioni, posizione sindacato,)

MILANO, 12 febbraio (Reuters) - L‘operazione di fusione fra Banco Popolare e Bpm è ormai vicina ma per gli ultimi punti da perfezionare serve ancora tempo, con l‘auspicio di chiudere l‘accordo nel weekend del 20-21 febbraio.

Nell‘ambito di un convegno organizzato dalla Fabi, gli AD dei due istituti non rivelano i nodi ancora da sciogliere e sul recente incontro in Bce si limitano a dire che si è trattato di una informativa sul progetto senza che la Vigilanza abbia posto al momento condizioni vincolanti.

Sulla strada della fusione non c‘è solo Francoforte ma sul fronte interno Bpm deve fare i conti con gli equilibri storicamente delicati con i sindacati, che rappresentano in un contesto di voto capitario il nocciolo duro dell‘azionariato della banca.

“Stiamo lavorando per chiudere, ci vuole ancora un po’ di tempo, ma sono fiducioso”, ha detto l‘AD del Banco Popolare Pier Francesco Saviotti che sui tempi ha escluso che si possa sigillare un accordo questo weekend, auspicando il successivo.

Saviotti ha ricordato che per un matrimonio “dobbiamo avere l‘autorizzazione della Bce” e che a Francoforte “ritorneremo quando (con Bpm) ci saremo stretti la mano e saremo diventati un‘unica banca. A quel punto faremo discorsi più approfonditi su governance e piano”.

L‘ipotesi di fusione tra Banco Popolare e Bpm esisteva già prima del decreto del governo Renzi che obbliga le grandi banche popolari a trasformarsi in Spa, ha quindi rivelato lo stesso Saviotti.

Più cauto, come già dimostrato più volte, il numero uno di Bpm Giuseppe Castagna secondo cui “è inutile mettere fretta”, dal momento che ci sono diversi “interessi coinvolti” e c‘è una “sensibilità forte” sul tema M&A, oltre tener conto dei tempi necessari ai regolatori per esaminare a fondo il progetto prima di dare il via libera.

Castagna ha respinto l‘idea che la Bce abbia messo dei paletti all‘operazione e ha precisato che sulla governance non è arrivata “nessuna indicazione precisa”. Quanto poi ad eventuali impatti derivanti dall‘attuale turbolenta fase di mercato ha detto: “Avremmo preferito mercati più tranquilli, ma stiamo andando avanti”.

Da un punto di vista finanziario entrambi hanno ribadito che non ci sarà un aumento di capitale legato alla fusione.

Le due popolari puntano a un ‘merger of equals’ con una governance bilanciata di tipo monistico. Lo schema delineato prevede Castagna AD e Carlo Fratta Pasini (attuale presidente del Banco) presidente del nuovo gruppo. Maurizio Faroni, attuale Dg del Banco Popolare, manterrebbe lo stesso ruolo nella nuova entità, mentre Pier Franceso Saviotti dovrebbe assumere la presidenza del comitato esecutivo.

Sempre in tema di governance Castagna ha confermato le indiscrezioni secondo cui il progetto di integrazione include l‘ipotesi di creare una Bpm Spa, banca-rete controllata dal nuovo gruppo, per un periodo di tempo limitato.

Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da alcune fonti vicine alla situazione questo sarebbe uno dei punti di approfondimento da parte della Vigilanza, che vorrebbe limitare l‘autonomia della Bpm Spa.

SINDACATO CHIEDE GARANZIE SU RUOLO BPM SPA

Il mantenimento dell‘identità e dell‘autonomia è un tema che sta particolarmente a cuore tra i soci dell‘istituto milanese ed è stato oggi evidenziato dalla Fabi.

Nel corso del convegno il numero uno del sindacato bancario Lando Sileoni ha chiesto garanzie sul ruolo che Bpm Spa dovrebbe avere nell‘ambito del nuovo gruppo.

“Noi non vogliamo andare all‘assemblea di trasformazione della Spa o al rinnovo delle cariche ad aprile con una promessa verbale che avremo la Bpm spa autonoma per tre anni, e poi tutto questo potrebbe essere smentito dalla Bce dopo che l‘assemblea è stata fatta”, ha detto Sileoni nel corso del dibattito, cui partecipava lo stesso Castagna.

Al riguardo l‘AD di Bpm ha risposto ricordando che “qualsiasi decisione dovesse prendere l‘assemblea (sulla fusione) sarà sulla base della decisione già presa dalla Bce e dell‘eventuale accordo delle banche. Quando saremo chiamati a votare avremo tutti gli elementi per potere dire se l‘operazione va bene o meno”, ha concluso.

(Andrea Mandalà, Gianluca Semeraro)

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