17 maggio 2016 / 10:57 / 2 anni fa

PUNTO 1-UniCredit, mandato a Vita su governance, Ceo in discussione-fonti

(Aggiunge background e commenti)

di Gianluca Semeraro e Paola Arosio

MILANO, 17 maggio (Reuters) - Il presidente di UniCredit Giuseppe Vita ha ricevuto un mandato dai principali soci per esplorare le possibili soluzioni per migliorare la governance della banca. Sul tavolo anche la sostituzione del Ceo Federico Ghizzoni, ma al momento il punto di arrivo di queste riflessioni non è ancora definito.

Lo riferiscono diverse fonti vicine alla situazione e agli azionisti. Secondo alcune fonti un nuovo Ceo si troverebbe di fronte alla necessità di una radicale riorganizzazione del gruppo con sullo sfondo l‘ipotesi di un aumento di capitale, sempre più ritenuto inevitabile anche da numerosi analisti ma ripetutamente smentito da Ghizzoni.

Il mandato è arrivato al termine di una riunione che si è tenuta ieri alla quale hanno partecipato alcuni consiglieri e alcuni rappresentanti diretti e indiretti di azionisti che nel complesso raccolgono circa il 15% del capitale, oltre allo stesso Ghizzoni.

“E’ iniziata una riflessione sulla governance complessiva che è partita dai soci. E’ stato dato un mandato esplorativo al presidente Vita per fare una sintesi delle varie istanze dei soci”, dice una delle fonti.

“UniCredit ha bisogno di una grossa riorganizzazione e non sarà Ghizzoni a farla”, aggiunge un‘altra fonte. E anche una terza fonte esclude che Ghizzoni possa completare il suo mandato che scade con l‘assemblea che approverà i conti 2017.

Una delle fonti indica “tempi brevi” per arrivare a una decisione e altre parlano di un‘accelerazione in vista dell‘estate.

Le ipotesi sulla futura governance sono molteplici: per il ruolo di Ceo tornano i nomi di Andrea Orcel e Sergio Ermotti (Ubs ), Marco Morelli (BofA-Merrill ) e di Alberto Nagel Ceo di Mediobanca. Mario Greco, contattato nei mesi scorsi, è poi approdato a Zurich e anche un sondaggio esplorativo con Antonio Horta Osorio, Ceo di Lloyds, non ha dato sviluppi.

Per la presidenza potrebbe essere designata Lucrezia Reichlin, oggi consigliere indipendente, eletta un anno fa nella lista dei fondi che ottenne in assemblea il maggior numero di voti.

Da mesi si rincorrono le voci su una possibile sostituzione di Ghizzoni ma finora sembra essere mancato un accordo tra i soci sul nome del sostituto.

Alla base dell‘insoddisfazione degli azionisti, che comunque riconoscono a Ghizzoni di aver lavorato bene in un contesto di mercato difficile, l‘andamento del titolo che dalla presentazione del piano industriale a novembre ha ceduto il 48% contro il -39% delle media delle banche italiane. Inoltre i ratio patrimoniali della banca sono poco al di sopra dei minimi fissati dalla Bce (10,5% a fine marzo contro il target minimo del 10%).

“UniCredit è una confederazione di centri decisionali, non è che le manchi il capitale ma ha una base costi sproporzionata rispetto ai clienti”, osserva un banchiere milanese.

A inizio anno i dubbi degli azionisti nei confronti di Ghizzoni sono aumentati in relazione al contratto di pre underwriting sottoscritto per l‘aumento di capitale di Popolare Vicenza: la banca ha rischiato di dover sottoscrivere quasi per intero 1,5 miliardi di nuovo capitale dell‘istituto vicentino con conseguenze negative sui propri ratio patrimoniali, rischio poi sventato con l‘intervento del Fondo Atlante.

Nonostante i dubbi crescenti, il 9 febbraio scorso al termine della riunione sui conti 2015 il Cda ha espresso piena fiducia al Ceo. E nell‘ultima riunione sui conti del primo trimestre Ghizzoni ha dato un‘informativa sul dossier Vicenza spiegando che le clausole del contratto consentivano a UniCredit di non sottoscrivere l‘inoptato. Il consiglio ha apprezzato la sua informativa e ha capito il senso dell‘operazione, ha detto Ghizzoni nel briefing stampa sui conti.

I principali soci di UniCredit sono il fondo sovrano degli Emirati Aabar con il 5,039%, BlackRock con il 5,036% (ultimo aggiornamento Consob del 24 marzo), Fondazione Cariverona con il 3,46%, Central Bank of Libya con il 2,92%, Fondazione Crt con il 2,52%.

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