January 15, 2020 / 3:20 PM / a month ago

Algeria, appello assolve Eni, Saipem e tutti imputati, revoca confisca fondi

MILANO, 15 gennaio (Reuters) - La seconda Corte d’appello di Milano ha assolto Eni, Saipem e tutti gli imputati al termine del processo di secondo grado sulle presunte tangenti pagate dalle due società per appalti in Algeria.

Nella sentenza, letta in aula dal presidente del collegio Giuseppe Ondei, sono stati anche disposti la revoca della confisca e la restituzione dei fondi a Saipem e agli altri imputati.

Nella sua requisitoria del 13 novembre scorso il sostituto Procuratore generale Massimo Gaballo aveva chiesto la condanna a sei anni e 4 mesi per l’ex AD di Eni e oggi presidente del Milan, Paolo Scaroni.

Il Pg aveva contestualmente chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi per l’ex chief upstream officer di Eni Antonio Vella e il pagamento di 900.000 euro a Eni oltre alla confisca, in solido con Saipem, di 197 milioni (che corrisponderebbe all’importo della presunta tangente).

In sintesi la Procura generale aveva avanzato in secondo grado le stesse richieste di condanna della requisitoria del processo di primo grado, conclusosi con l’assoluzione di Eni e dei suoi manager, “perché il fatto non sussiste” e “per non aver commesso il fatto”.

Il Pg aveva viceversa chiesto la conferma della sentenza di primo grado nella parte relativa alla condanna dell’ex presidente e AD di Saipem Pietro Tali a quattro anni e nove mesi, alla multa di 400.000 euro a Saipem, alla confisca del corrispettivo della tangente e alle condanne di altri soggetti coinvolti.

I legali di tutti gli imputati, società comprese avevano chiesto la piena assoluzione, respingendo ogni addebito, e ritenendo provata la correttezza e trasparenza dei contratti di consulenza.

L’avvocato Enrico de Castiglione, che assiste l’ex AD di Eni, aveva dichiarato che “in questa vicenda Paolo Scaroni è già stato assolto due volte: la prima in udienza preliminare e la seconda in primo grado. Sono fiducioso che la Corte d’Appello possa confermare la sentenza di assoluzione del Tribunale”.

Al centro del processo c’è il presunto pagamento di quasi 198 milioni di euro di tangenti in Algeria per far ottenere a Saipem appalti da 8 miliardi di euro e 41 milioni di euro per far ottenere a Eni l’autorizzazione del ministro dell’Energia algerino ad acquistare la società canadese First Calgary Petroleums, titolare dei diritti per lo sfruttamento di un giacimento algerino di gas, a Menzel, e far estendere la concessione di sfruttamento.

I giudici del tribunale di Milano in primo grado avevano condannato a cinque anni e cinque mesi anche il presunto mediatore delle tangenti, Farid Nourredine Bedjaoui, a quattro anni e nove mesi Pietro Varone, all’epoca dei fatti direttore delle attività operative di Saipem, a quattro anni e un mese Alessandro Bernini, ex-direttore finanziario di Saipem, Samyr Ouraied, fiduciario di Bedjaoui, e Omar Habour, il presunto riciclatore delle mazzette.

Emilio Parodi, in redazione a Roma Francesca Piscioneri

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