December 5, 2019 / 3:25 PM / 4 months ago

PUNTO 1-Tim, modello Open Fiber fallimentare, serve rete unica integrata - CEO

(Aggiunge dichiarazioni Gubitosi)

ROMA, 5 dicembre (Reuters) - Telecom Italia (TIM) ritiene che una combinazione con Open Fiber sia la strada più efficiente per dotare il Paese di un’infrastruttura all’avanguardia, superando il modello ‘wholesale only’ che si è rivelato inadeguato per la diffusione della fibra.

Lo ha detto Luigi Gubitosi, amministratore delegato dell’ex monopolista telefonico, nel corso di un intervento, dai toni tutt’altro che morbidi, in chiusura al convegno 5G Italy organizzato dal Centro Nazionale Interuniversitario a Roma.

“La combinazione di Open Fiber ha senso e andrebbe perseguita ma se questo obiettivo non fosse condiviso sarà comunque Tim a farsi carico di questa sfida”, ha detto Gubitosi.

In questi giorni Tim, che in giugno ha firmato un non-disclosure-agreeement per valutare la possibilità di combinare la sua rete in fibra con quella di Open Fiber, joint venture tra Enel e Cassa Depositi e Prestiti, sta selezionando tra i fondi infrastrutturali uno o più partner che la affianchino nel progetto.

L’iniziativa Tim, tuttavia, sta trovando resistenza da più parti. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace ha ribadito la sua freddezza rispetto all’ipotesi che Open Fiber possa rinunciare alla sua natura di operatore wholesale e sottolineando come non abbia fretta di vendere la sua quota.

Il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, sempre dal palco del convegno 5G Italy, nei giorni scorsi ha rincarato la dose, sottolineando che l’idea che si ritorni a una rete unica verticalmente integrata sotto il controllo di Tim non è nel perimetro delle possibilità che le autorità regolatorie possono accettare.

“Case studies di settore a livello internazionale dimostrano che i tentativi di modello wholesale only si sono rivelati tutti esperienza di scarsa efficacia per la reale diffusione della fibra fino a casa (FTTH)”, ha affermato Gubitosi, che ha messo in luce come in una recente audizione parlamentare siano emersi ritardi da parte di Open Fiber nella copertura delle aree a fallimento di mercato, per la quale l’operatore si è aggiudicata fondi pubblici per 1,5 miliardi di euro.

Nella stessa audizione, ha poi aggiunto Gubitosi, è emerso inoltre che Open Fiber “porta la fibra fino a 17 metri dall’edificio, creando un nuovo tipo di architettura indefinito che in TIM chiamiamo scherzosamente FTN: Fiber to Nowhere”.

Quanto ai nodi antitrust, Gubitosi ha indirettamente replicato a Bassanini, bollando come “inappropriato” indicare come si dovrebbe comportare un regolatore. Salvo poi riconoscere egli stesso la lentezza negli investimenti e il rischio che la competizione infrastrutturale possa rivelarsi nel tempo insostenibile.

Ma le parole di Gubitosi suonano anche come un monito per la politica e il governo, che in questi mesi ha mancato di svolgere un’azione di sintesi, nonostante la spinta a colmare il digital divide, che fa dell’Italia uno dei Paesi con l’utilizzo più basso della banda ultralarga in Europa.

“A inizio 2019 sono stato il primo a suggerire di eliminare duplicazioni di infrastrutture e investimenti. Ora non è più tempo di dibattiti infiniti e di ipotesi fantasiose sulla rete”, ha incalzato Gubitosi.

“La soluzione non può essere la creazione di un operatore disintegrato, eliminando esperienza, competenze e sinergie, inseguendo sistemi e modelli peculiari che non hanno riscontrato successo in unn essuna parte del mondo”, ha concluso il manager. (Elvira Pollina, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)

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