November 22, 2019 / 3:34 PM / 17 days ago

Ilva, scudo è solo scusa per ArcelorMittal, vera causa è crisi impresa-pm Milano

MILANO, 22 novembre (Reuters) - La procura di Milano — che sul recesso di ArcelorMittal dall’ex Ilva ha aperto un’inchiesta con le ipotesi di reato di distrazione senza concorso col fallito e manipolazione del mercato — sostiene che il ritiro del cosiddetto “scudo penale” sia solo un pretesto e che la vera ragione della marcia indietro del colosso franco-indiano sia economica.

Lo si legge nell’atto di intervento depositato dalla procura in vista dell’udienza del procedimento civile che il 27 novembre prossimo contrapporrà i commissari governativi dell’Ilva in amministrazione controllata al primo produttore mondiale di acciaio.

Nell’atto la procura conclude chiedendo al giudice civile di accogliere il ricorso d’urgenza presentato dai commissari contro il ritiro di ArcelorMittal.

“A RISCHIO INTEGRITA’ IMPIANTI E SALUTE PUBBLICA”

Nelle 10 pagine firmate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, i magistrati premettono che “anche a prescindere dal merito della causa principale introdotta dagli affittuari e quindi dalla possibilità di recedere o meno dal contratto o di ottenerne la risoluzione o l’annullamento (aspetti sui quali ci si riserva di intervenire in seguito, anticipando tuttavia fin d’ora la richiesta di rigetto delle domande attoree), la cessazione delle prestazioni dell’affittuaria non può in alcun modo compromettere l’integrità degli impianti, l’avviamento aziendale e la salute pubblica”.

“Ciascuno di questi profili è in realtà messo a repentaglio dal piano di fermata già unilateralmente messo in fase di attuazione”, si legge.

La procura nel suo documento cita poi gli interrogatori del 19 novembre di due dirgenti ArcelorMittal, Salvatore De Felice e Sergio Palmisano, secondo i quali nonostante la sospensione del piano di fermata dell’attività degli altoforni “l’azienda non ha tutto quello che serve per proseguire l’attività perché è stato cancellato l’approvvigionamento delle materie prime”; per ogni fermata degli altoforni “i danni ci sono sempre... le eventuali fessurazioni o micro fessurazioni hanno immediatamente un risvolto ambientale” in quanto “permettono il trafilaggio di polveri del fossile all’interno dei fumi con le relative emissioni”.

Palmisano, e un terzo dirigente, Giuseppe Frustaci, hanno confermato ai pm la crisi di impresa. “Il terzo trimestre è stato peggiore anche del secondo... e rischiamo le quote CO2”.

“La perdite erano di circa 30 milioni di euro al mese. Parliamo di costi globali che evidentemente non garantivano marginalità, anzi il trend di perdita appariva inesorabile”, sono le parole a verbale di Frustaci.

“I manager esteri sostenevano che la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi”.

“Nella riunione di giugno/luglio i manager esteri richiesero espressamente di ricorrere allo strumento della cassa integrazione ordinaria per circa 1.300 persone, perché si stava delineando già da qualche mese una evoluzione del mercato non favorevole”.

“VERA CAUSA E’ CRISI ARCELORMITTAL ITALIA”

La procura scrive quindi espressamente nel suo atto che “la vera causa della disdetta, pretestuosamente ricondotta al venir meno del cosiddetto scudo ambientale abrogato dalla legge 128/2019, ma eziologicamente riconducibile alla crisi di impresa di ArcelorMittal Italia (AMI) e alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero”.

“Il grado di strumentalità è reso patente dallo stesso attore che afferma expressis verbis che anche qualora si ripristinasse lo ‘scudo penale’ il processo di fermata degli impianti sarebbe comunque ineluttabile”, concludono i magistrati.

La procura quindi nel documento si rivolge al giudice civile chiedendo che venga accolto il ricorso presentato dai commissari governativi perché “evidentemente lo stato di crisi di AMI, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria e urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie dei rami d’azienda di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte”.

Il più grande produttore di acciaio al mondo in un comunicato dello scorso 4 novembre aveva giustificato il recesso con il fatto che il Parlamento italiano avesse eliminato la protezione legale necessaria ad ArcelorMittal per attuare il piano ambientale senza un rischio di responsabilità penale.

ArcelorMittal ricordava inoltre nella nota che alcuni provvedimenti del Tribunale penale di Taranto obbligano i commissari straordinari a completare alcune prescrizioni entro il 13 dicembre e che gli stessi commissari ritengono impossibile rispettare questa indicazione.

La conseguenza sarebbe lo spegnimento dell’altoforno 2 che renderebbe impossibile per ArcelorMittal attuare il piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto ed eseguire il contratto. (Emilio Parodi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below