October 28, 2019 / 4:01 PM / 2 months ago

PUNTO 1-Del Vecchio secondo socio Mediobanca, per Nagel "Generali resti italiana"

(Aggiunge dettagli da assemblea, contesto)

di Gianluca Semeraro

MILANO, 28 ottobre (Reuters) - Leonardo Del Vecchio accresce la sua presenza nel capitale di Mediobanca diventando il secondo azionista grazie alla contemporanea discesa di Vincent Bolloré, ma sceglie di non andare allo scontro nell’assemblea annuale votando a favore di tutti i punti all’ordine del giorno.

Secondo l’elenco del libro soci letto in apertura dei lavori dal presidente Renato Pagliaro, Del Vecchio è salito dal 6,94%, annunciato a settembre, al 7,52%, mentre Bolloré detiene il 6,73% in calo dal 7,85% precedente.

Bolloré ha lasciato il patto di sindacato lo scorso settembre ma di recente ha espresso apprezzamento per il Ceo di Mediobanca Alberto Nagel.

Primo socio resta UniCredit con l’8,81%, mentre con quote superiori al 3% sono presenti anche Banca Mediolanum (3,28%) e il fondo Usa BlackRock (4,98%).

Del Vecchio si è astenuto soltanto sulla proposta, non all’ordine del giorno, di un’azione di responsabilità formulata da un piccolo socio in relazione alle scelte del Cda sullo Ieo.

Mediobanca, insieme ad altri azionisti, ha bloccato un anno fa un piano di investimento proposto da Del Vecchio per il rilancio dell’istituto oncologico europeo. E proprio questo sarebbe uno dei motivi indicati, anche se non il più importante, per il blitz dell’imprenditore e le sue successive critiche al Ceo Alberto Nagel.

Da quando è entrato nell’azionariato di Mediobanca, Del Vecchio in due occasioni ha criticato pubblicamente la gestione di Piazzetta Cuccia affermando che deve concentrarsi sull’investment banking, fare meno affidamento sulla partecipazione del 13% in Generali e sul credito al consumo e crescere attraverso M&A.

“SBAGLIATO DIRE CHE CONTI MEDIOBANCA DIPENDONO DA GENERALI”

In assemblea Nagel ha evitato di entrare in polemica diretta con le dichiarazioni di Del Vecchio. “Lavoriamo per tutti i soci con la stessa dedizione”, ha detto.

Tuttavia, dopo aver difeso la sua strategia qualche giorno fa presentando i conti del primo trimestre, ha puntualizzato che dire che i risultati di Mediobanca dipendano da Generali “è un’affermazione che andava bene 10 anni fa non oggi”, spiegando che il contributo ai ricavi è sceso dal 25% al 12,5%.

Nagel ha espresso apprezzamento per il management di Generali affermando l’auspicio che la compagnia resti indipendente e basata in Italia.

Rispondendo alle domande degli azionisti, il banchiere ha poi aggiunto che Mediobanca non ha più bisogno di cedere un 3% di Generali, anche perché la regolamentazione europea sulla deduzione della quota dal patrimonio è cambiata. È tuttavia pronta a farlo in presenza di opportunità di acquisizioni nel wealth management, il settore in cui Mediobanca vuole crescere.

Dopo lo scioglimento anticipato del patto di sindacato lo scorso anno, sostituito da un accordo di consultazione senza impegni dei partecipanti né di blocco né di voto, l’azionariato di Mediobanca è in evoluzione e in molti guardano anche alle future scelte di UniCredit.

Il Ceo Jean Pierre Mustier ha sempre definito finanziaria la partecipazione in Mediobanca, pronto a cederla in presenza di prezzi di mercato convenienti.

“Credo che in futuro ci potrà essere una progressiva normalizzazione dell’azionariato andando in una direzione più simile a quella delle banche quotate in Europa. Noi siamo pronti a qualsiasi evenienza”, ha detto a questo proposito Nagel.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below