December 17, 2018 / 9:56 AM / 3 months ago

Eni-Shell Nigeria, società consapevoli tangenti - motivazioni sentenza

MILANO, 17 dicembre (Reuters) - Eni e Shell erano perfettamente consapevoli che dietro la società Malabu, titolare della licenza Opl-245, si celava l’ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete, che un miliardo e 92 milioni di dollari sul prezzo totale di 1,3 miliardi era destinato per metà all’ex ministro e per metà a tangenti a ministri e a pubblici ufficiali nigeriani.

Lo scrive il giudice milanese Giusy Barbara nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza emessa lo scorso 20 settembre al termine del giudizio in rito abbreviato con cui ha condannato i due mediatori Obi Emeka e Gianluca Di Nardo a quattro anni di reclusione per corruzione internazionale per le presunte tangenti pagate dai due gruppi petroliferi per la concessione del giacimento petrolifero nigeriano Opl-245.

Il giudice, nelle 300 pagine della sentenza, arriva alla conclusione che tutti sapevano tutto, tutti erano d’accordo e tutti si aspettavano un ritorno, compresi alcuni componenti del management di Eni, ai quali furono “retrocessi” 50 milioni di dollari al termine dei diversi trasferimenti del denaro.

SHELL E ENI, ADESIONE CONSAPEVOLE A PROGETTO PREDATORIO

Nelle motivazioni si legge che “il management di Eni e Shell è stato pienamente a conoscenza del fatto che una parte degli 1,092 miliardi di dollari pagati sarebbe stata utilizzata per remunerare i pubblici ufficiali nigeriani... che come ‘squali’ famelici ruotavano intorno alla preda. Si è trattato non di mera connivenza, ma di adesione consapevole ad un progetto predatorio in danno stato nigeriano”.

Il giudice Barbara, citando una serie di email intercorse fra manager Shell fra 2008 e 2009 scrive che “i dirigenti di Shell, compreso l’amministratore con delega alla Exploration & Production, Malcolm Brinded, sono a conoscenza che Etete tratterebbe per sè solo una parte del prezzo offerto per la cessione di quote di Opl-245, utilizzando il resto ‘per pagare la gente’... i pagamenti... riguardano... i politici e pubblici ufficiali nigeriani che hanno favorito Etete, consentendogli di ottenere prima e mantenere poi il possesso di Opl-245 nonostante decisioni giudiziali a lui sfavorevoli”.

Tutte le email sono allegate alle motivazioni della sentenza.

Nella sentenza si legge inoltre, che già nel 2007 un rapporto di Risk Advisory Group segnalava a Eni che Malabu era controllata da Etete e che Opl-245 gli era stata assegnata dal governo Abacha mentre Etete era ancora ministro del Petrolio, e che Eni era informata che Etete sin dal 2003 era indagato per riciclaggio in Francia. “Eni quindi - si legge nelle motivazioni della sentenza - sin dal 2007 è pienamente consapevole di tutte le problematiche concernenti la legittimità dell’assegnazione di Opl-245 a Malabu, del ruolo rivestito nella società da Etete e dei suoi problemi reputazionali.... Eni e i suoi manager non avranno alcuna esitazione a intraprendere con un soggetto così notoriamente compromesso a livello internazionale una trattativa commerciale per l’acquisto di Opl-245 fino all’aprile 2011 ...e che solo nella fase finale vedrà l’ingresso del governo nigeriano quale diaframma tra lo stesso Etete e la compagnia petrolifera italiana”.

Nella sentenza vengono poi elencati e allegati una serie di sms, email, appunti e documenti sequestrati a diversi indagati (fra i quali il mediatore russo Ednan Agaev) che fanno scrivere al giudice che “lo schema negoziale per cui l’intero prezzo di Opl-245 sarebbe stato pagato dall’acquirente (Eni) non al venditore (Malabu), ma all’intermediario (Obi), il quale avrebbe poi provveduto a smistare il denaro fra diversi destinatari, fra cui gli stessi dirigenti della società petrolifera italiana, è rimasto immutato anche dopo l’estromissione di Obi dal negoziato e l’attribuzione dello stesso ruolo alla Petrol Service di Gianfranco Falcioni”.

Più avanti il giudice Barbara, citando altre email, e le dichiarazioni dello stesso Etete, di Agaev e del manager Eni Vincenzo Armanna, scrive di un “formidabile riscontro al fatto che la conclusione dell’affare relativo alla vendita di Opkl-245 da Malabu a Eni avrebbe comportato il pagamento a pubblici ufficiali nigeriani con un ruolo chiave nella vicenda e che Etete avrebbe dovuto ricompensare molte persone per l’aiuto che gli avevano dato”.

Il procedimento principale in corso davanti al Tribunale di Milano vede imputate le società Eni e Shell e altre 13 persone fra le quali l’AD di Eni Claudio Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex presidente della Shell Foundation ed ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

L’accusa ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi di dollari su 1,3 miliardi di dollari versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245 in Nigeria. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos, e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro Etete, fra gli imputati), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti.

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