June 20, 2018 / 11:33 AM / 6 months ago

Processo tangenti, Eni e Shell citate come responsabili civili da Nigeria

MILANO, 20 giugno (Reuters) - I giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo sulle presunte tangenti Eni in Nigeria, hanno ammesso la citazione come responsabili civili del gruppo petrolifero italiano e di Shell come richiesto dal governo di Lagos, che si è costituito parte civile.

Il fatto è rilevante nella prospettiva di un eventuale risarcimento del danno. In caso di eventuale condanna infatti, i responsabili civili, in questo caso le due società, sono chiamati a rispondere del risarcimento, in solido con i loro dirigenti ed ex dirigenti imputati.

Eni e Shell, che nel processo sono già imputate come persone giuridiche in base alla legge 231, alla prossima udienza del 20 luglio potranno opporsi alla citazione disposta oggi dal Tribunale su richiesta dell’avvocato Lucio Lucia, che rappresenta il governo federale nigeriano.

All’udienza di oggi peraltro gli avvocati Nerio Diodà e Francesco Mucciarelli, che assistono rispettivamente Eni e Shell, si sono opposti, insieme alle difese di tutti gli altri imputati, anche alla costituzione di parte civile della Nigeria e di tutte le associazioni, fra le quali Global Witness e Assoconsum.

Il Tribunale si è riservato e deciderà sulle costituzioni di parte civile il prossimo 20 luglio.

IL PROCESSO PRINCIPALE E QUELLO IN ABBREVIATO

Nel processo, oltre a Eni e Shell, sono imputate altre 13 persone, fra le quali l’AD Claudio Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex presidente della Shell Foundation ed ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

Il capo di imputazione principale è corruzione internazionale. L’accusa, sostenuta dai pm coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi di dollari su 1,3 miliardi di dollari versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245 in Nigeria. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos, e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro del Petrolio Dan Etete, fra gli imputati), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti. Eni al momento del rinvio a giudizio ha emesso una nota in cui il Cda ribadiva la massima fiducia nella correttezza della società e del suo AD e della loro “estraneità a condotte corruttive anche in base a verifiche svolte da consulenti indipendenti”. Shell parimenti, nella stessa occasione, ha espresso fiducia “che i giudici accerteranno l’insussistenza delle accuse”.

Sulla stessa vicenda nigeriana, in un procedimento separato col rito abbreviato (cioè direttamente in udienza preliminare, a porte chiuse, invece che in un dibattimento pubblico di rito ordinario), che dà diritto alla riduzione di un terzo della pena edittale massima, la procura ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione di Obi Emeka e Gianluca Di Nardo, ritenuti dall’accusa fra i mediatori della presunta corruzione.

I due imputati hanno sempre respinto le accuse. La prossima udienza di questo processo è il prossimo 13 luglio.

(Emilio Parodi)

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