April 26, 2018 / 10:00 AM / 3 months ago

Retelit, titolo corre a vigilia assemblea, liste concordi su M&A

MILANO, 26 aprile (Reuters) - Alla vigilia della battaglia assembleare sul rinnovo del consiglio di amministrazione di Retelit il titolo è in netto rialzo, sebbene l’esito appaia segnato.

Attorno alle 11,40, Retelit sale del 3,03%, a 1,9380 euro, dopo aver toccato un massimo di 1,9480 euro. Scambi intensi: sono passati di mano oltre un milione di pezzi, contro una media dell’intera seduta di 2,569 milioni negli ultimi trenta giorni.

Gli schieramenti in campo per l’operatore di reti telematiche partono da posizioni distanti: il patto Shareholder Value Management (Svm)-Bousval ha il 24,36% del capitale, mentre Fiber 4.0 detiene una partecipazione potenziale pari al 12,821% del capitale.

In una proxy fight, ovviamente, c’è un margine d’incertezza. Ma è stato lo stesso Salvatore Mincione — che, tramite Wrm Capital Asset Management, detiene il 40% di Fiber 4.0 — ad ammettere, in una recente intervista al Corriere della Sera, che le speranze di vittoria sono ridotte: “Non voglio strapagare il titolo per fare la guerra; se dovessimo perdere, saliremo al 29,9% più avanti, a prezzi normali, per riprovarci. Siamo qui per rimanere, io entro come imprenditore con imprenditori; gli altri hanno un patto che si scioglie subito dopo l’assemblea”, ha affermato.

Al fianco di Mincione ci sono Stefano Giorgetti (40% di Fiber 4.0, tramite Oak Tree) e Luca Cividini (20%, in capo a Pilota srl). La lista presentata da Fiber 4.0 vede Alessandro Talotta, che ha appena lasciato la guida di Telecom Italia Sparkle, come candidato in pectore alla carica di amministratore delegato.

Mincione ha fatto breccia nel cda uscente: la consigliera Laura Rovizzi, ceo e socio fondatore di Open Gate Italia, è candidata per Fiber 4.0.

Lo schieramento Svm-Bousval — come aveva detto a Reuters l’AD Federico Protto — vuole confermare l’attuale management (oltre a Protto, il presidente Dario Pardi) e portarne avanti il piano industriale al 2022.

Il proxy solicitor Proxitalia (gruppo Georgeson), secondo quanto riferiscono diverse fonti vicine alla situazione, ha coagulato attorno a Svm un numero di voti che dovrebbe garantire la vittoria in assemblea. Oltre ai soci contrapposti, stando alle fonti, tra i maggiori azionisti figurano BNY Mellon (oltre 5% del capitale), lo hedge fund Renaissance Technologies (vicino al 5%), Dimensional Fund Advisors (attorno al 3%) e Norges Bank (2,6% circa); poi ci sono diversi asset manager italiane con quote inferiori all’1%.

Le fonti sottolineano che anche i proxy advisor Glass Lewis e Iss consigliano agli azionisti di votare per la lista Svm.

L’esito appare quindi scontato. Ma, anche alla luce delle intenzioni future di Mincione, il mercato annusa altre battaglie.

TARGET ACQUISIZIONI INDIVIDUATI, IL RUOLO DI F2I

Una volta nominato il cda, per Retelit comincerà una nuova fase. Leggendo i prospetti informativi per la sollecitazione di deleghe di voto, laddove vengono riportati i piani di sviluppo, spicca un dato comune: entrambi gli schieramenti vedono Retelit come un polo aggregante, prefigurando una crescita per acquisizioni.

Punto di partenza comune dei piani è il fermento che caratterizza il mercato delle tlc: le vicende che riguardano Tim, l’ingresso di Open Fiber, il prossimo sbarco di Iliad, la frammentazione del panorama degli operatori medio-piccoli e la conseguente posizione di debolezza.

In tema di M&A, Svm scrive di aver “identificato oltre dieci potenziali target” e stima in 105-115 milioni le risorse utilizzabili per le acquisizioni.

Svm proietta un fatturato potenziale di Retelit “a fine consolidamento” di 590 milioni e un ebitda di 170 milioni; realisticamente, sulla base di quello che viene chiamato “organic growth plan”, Svm vede nel 2022 ricavi pari a 137 milioni e un ebitda di 57 milioni, mentre l’attuale business plan indica, rispettivamente, 99 e 48 milioni. Ma, prosegue il documento, Svm considera realizzabile un valore di ricavi ed ebitda “compreso tra il business plan attuale e il pieno potenziale del consolidamento di mercato”.

Anche il piano di Fiber 4.0 — affiancato dal proxy solicitor D.F. King — punta sulla crescita via M&A, guardando, in particolare, al b2b, e indica sette potenziali target, con fatturati da 200 a 12 milioni.

Peraltro, oltre ad essere polo aggregante, Retelit potrebbe essere oggetto di interesse da parte di potenziali acquirenti. Nei mesi scorsi sono stati confermati contatti con F2i.

Una fonte vicina alla situazione dice che il fondo infrastrutturale rimane alla finestra, interessato ad integrare Retelit nel polo delle tlc che sta creando. E che potrebbe gonfiarsi notevolmente con Sparkle, il cui destino è soggettoalle vicende societarie di Tim e al golden power. L’ingresso nella partita Retelit di Talotta, in questo senso, non sarebbe casuale.

Senza dimenticare che Bousval è il veicolo di Lybian Post Technology Company, ovvero del fondo sovrano della Libia, e che Retelit, sebbene non soggetta al golden power, gestisce i collegamenti tra Italia e Africa.

(Massimo Gaia)

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