April 18, 2018 / 4:57 PM / 8 months ago

CORRETTO-Derivati, parte processo, atteso che Morgan Stanley contesti giurisdizione Corte dei Conti

(Chiarisce in terzo paragrafo che Maria Cannata non è più il funzionario del Tesoro responsabile del debito pubblico)

ROMA, 18 aprile (Reuters) - Parte domani alla Corte dei Conti il processo contro Morgan Stanley per un danno erariale di 2,7 miliardi di euro per la chiusura e ristrutturazione di derivati sul debito pubblico.

La banca Usa, che non ha chiesto di patteggiare la pena, potrebbe contestare la giurisdizione dei giudici contabili e sostenere che i contratti sottoscritti con lo Stato dovrebbero essere giudicati dal giudice civile, ha spiegato in dicembre il procuratore regionale del Lazio presso la Corte Andrea Lupi.

Nel processo sono coinvolti anche quattro alti dirigenti del Tesoro ai quali si contesta un danno erariale complessivo di 1,18 miliardi: l’ex responsabile del debito pubblico Maria Cannata, il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via e gli ex ministri Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.

Il Tesoro ha espresso lo scorso anno piena fiducia nel lavoro svolto dai dirigenti e fiducia che il lavoro della magistratura possa fare chiarezza sugli episodi oggetto di accertamenti.

Ad agosto 2016, quando il caso era emerso, Morgan Stanley aveva definito le accuse prive di fondamento.

Nessun commento neanche da Siniscalco e Grilli.

Tra fine 2011 e inizio 2012 il ministero dell’Economia ha versato alla banca americana circa 3 miliardi in conseguenza di una clausola di “Additional termination event” presente in alcuni contratti. La clausola, secondo la Corte dei Conti, consentiva la conclusione dei contratti a discrezione di Morgan Stanley.

Al 31 dicembre 2016 il Tesoro aveva derivati in essere su 145,9 miliardi di titoli sovrani, in calo rispetto ai 153,8 di fine 2015.

I derivati hanno avuto, tra 2013 e 2016, un impatto negativo sul bilancio pubblico di 24 miliardi: 13,7 sono esborsi netti mentre 10,3 sono riclassificazioni statistiche, quel che Eurostat chiama ‘net incurrence’.

Lo scorso anno i derivati hanno avuto sul bilancio pubblico italiano un impatto negativo di oltre 8 miliardi, secondo le statistiche di Eurostat. Gli esborsi ammontano a 4,25 miliardi ma, considerando anche gli aggiustamenti contabili che incidono sul debito pubblico, il totale sale a 8,324 miliardi.

Il Tesoro ha sempre sostenuto di aver utilizzato i derivati come assicurazione contro il rischio di un aumento dei tassi, soprattutto durante gli anni peggiori della crisi finanziaria.

Ma, come spiegato dalla procura della Corte dei Conti a febbraio 2017, alcuni dei contratti “evidenziavano profili speculativi che li rendevano inidonei alla finalità di ristrutturazione del debito pubblico - l’unica consentita dalla normativa per operazioni in derivati - non essendo ammissibile per lo Stato, investitore pubblico, assumersi rischi rilevantissimi”.

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