January 15, 2018 / 3:31 PM / 6 months ago

Npl, Intesa Sanpaolo avvia domino vendita piattaforme gestione - fonti

di Massimo Gaia e Valentina Za

MILANO, 15 gennaio (Reuters) - La probabile cessione della piattaforma per la gestione di non performing loan (Npl) da parte di Intesa Sanpaolo potrebbe far partire un domino che toccherà l’intero settore bancario. E gli occhi del mercato sono puntati soprattutto su Banco Bpm e Ubi Banca .

E’ quanto emerge da un giro d’orizzonte compiuto da Reuters tra diversi soggetti che ruotano attorno all’industria.

RIFLETTORI PUNTATI SU BANCO BPM E UBI

Secondo diverse fonti alcuni adviser finanziari hanno proposto alla banca guidata da Giuseppe Castagna la valorizzazione della piattaforma. “Ma per ora non hanno deciso”, precisa una delle fonti. “Il Banco dovrebbe pensarci, li abbiamo stimolati più volte”, aggiunge un altro adviser. Banco Bpm non ha voluto commentare.

Qualcosa succederà, scommettono tutti. L’ultimo rapporto di PwC sul mercato degli Npl definisce un “no brainer” la valutazione della vendita di piattaforme da parte delle banche.

Una fonte di settore dice che ci sono discussioni in corso, anche se non è al corrente di dossier concreti. Anche Ubi, secondo più fonti, potrebbe prendere in considerazione la materia.

In generale sul tema Npl, “la situazione è in evoluzione e tutti stanno studiando”, dice una fonte vicina alla banca. “La difesa del valore degli azionisti resta la linea d’azione ma questo non confligge con eventuali cessioni a prezzi adeguati”, aggiunge.

Bper Banca, vista dal mercato come un altro potenziale soggetto interessato, conferma la strategia sugli Npl: “la piattaforma è ritenuta strategica e non è in vendita”, dice una fonte vicina alla banca ricordando che i recuperi sono migliorati del 40%.

VALUTAZIONI AGGRESSIVE

Intesa Sanpaolo dovrebbe muovere la prima tessera di un domino che caratterizzerà il 2018.

Il 10 gennaio scorso l’istituto ha annunciato che sta considerano opzioni strategiche, tra cui la vendita, nell’attività di servicing di crediti deteriorati. E la svedese Intrum Justitia ha affermato di avere in corso negoziati con la banca italiana.

E’ un deal che, se andrà in porto, segnerà un cambio di paradigma nell’approccio delle banche italiane agli Npl. Intesa Sanpaolo è sempre stata considerata la migliore della classe nel trattamento delle sofferenze, grazie al mix di gestione interna e cessioni mirate.

Del resto, come ricorda un adviser finanziario, fu proprio la banca ora guidata da Carlo Messina a vendere la prima piattaforma interna per la gestione di Npl: Intesa Gestione Crediti, nel 2005, venne ceduta a Italfondiario (ora doBank ), insieme a un portafoglio di 13 miliardi.

Perché, dunque, il nuovo piano industriale stilato da Messina prevede un cambio di strategia? Il prezzo è un fattore. Tre fonti vicine alla situazione dicono che Intrum Justitia ha messo sul piatto una cifra attorno ai 500 milioni di euro. Ora, alla luce della concorrenza (in Italia sono sbarcati praticamente tutti i principal servicer mondiali, a caccia di massa critica), le valutazioni sono allettanti. La stessa Intrum Justitia, per esempio, secondo un adviser finanziario, ha da poco sborsato 120 milioni per aggiudicarsi Caf, ceduto da Lone Star. E una piattaforma bancaria vale più di un servicer, dato che porta in dote i contratti di gestione con il venditore.

“E’ un mercato molto competitivo”, argomenta una fonte di un servicer, “le offerte diventano aggressive: gli operatori sono disposti a pagare perché comunque i ritorni sono a due cifre”.

Concretamente, secondo diverse fonti, Intesa Sanpaolo scorporerà la piattaforma di gestione da Capital Light Bank, dato che quest’ultima ha in pancia altri asset non core. Tutta da definire, pare, la struttura dell’operazione; la banca dovrebbe mantenere una quota nella piattaforma.

IL RUOLO DELLA BCE

Il prezzo, però, non è l’unico fattore, forse nemmeno il principale. Gioca un ruolo l’entrata in vigore dei nuovi principi contabili Ifrs9. E c’è la pressione del regolatore. “La Bce non dice di vendere le piattaforme”, spiega un adviser. “Ma invita ad industrializzare la gestione delle Npe”. Industrializzare significa strutturare e rendere efficiente. E le evidenze empiriche sinora disponibili dicono che gli operatori specializzati possono soddisfare queste esigenze meglio delle strutture interne alle banche.

I vari soggetti interpellati sottolineano che gli istituti italiani, con rare eccezioni (Intesa, appunto, e UniCredit), si sono mossi in ritardo nella gestione degli Npl. Hanno improvvisato strutture, spesso utilizzando personale in eccesso in altre aree di business, quindi con carenza di preparazione. Oltretutto, il contratto dei bancari è incompatibile con gli incentivi di performance (fees), che sono, viceversa, la norma nelle società di servicing. Di conseguenza, è sostanzialmente impossibile per le banche fare meglio degli operatori specializzati.

Una fonte di settore interna a una banca sintetizza: “Il problema è che bisognerebbe investire su queste piattaforme, ma nessuno vuole farlo”.

Sinora, le banche sono state ‘costrette’ a vendere le piattaforme per soddisfare i requisiti patrimoniali imposti dalla Bce. Lo hanno fatto, con modalità diverse, UniCredit (Uccmb), Banca Monte dei Paschi di Siena e Carige . “Se sei costretto a vendere Npl”, dice un adviser, “allora ha senso vendere la piattaforma; potenzialmente tutte le banche italiane rimaste potrebbero pensarci”.

(Hanno collaborato Gianluca Semeraro e Andrea Mandalà)

TABELLA - Npl, principali deal chiusi da inizio 2015 ad oggi

TABELLA - Npl, i principali servicer attivi in Italia

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