December 8, 2017 / 3:25 PM / a year ago

Eni guarda ad asset Mossi Ghisolfi in quadro diversificazione business - fonti

di Stephen Jewkes

MILANO, 8 dicembre (Reuters) - Eni ha messo in cantiere la prima acquisizione di asset petrolichimici da diversi anni a questa parte.

E’ quanto dicono diverse fonti vicine alla situazione.

Il gruppo guidato da Claudio Descalzi vuole rilanciare il business della chimica per compensare la volatilità dei prezzi del greggio e riguadagnare il favore degli investitori dopo la performance negativa del titolo negli ultimi tre anni, affermano le fonti.

Eni, in particolare, ha sul tavolo il dossier delle attività italiane di Mossi Ghisolfi, che recentemente sono state ammesse al concordato preventivo, aggiungono due fonti.

“Le offerte non vincolanti sono previste nei prossimi giorni ed Eni è della partita”, spiega una fonte. Il deal ha un controvalore di “centinaia di milioni di euro”.

Eni non ha voluto commentare le indiscrezioni.

Sebbene relativamente piccola per Eni, Mossi Ghisolfi è sintomatica di un adattamento di strategia da parte di Descalzi, che ha impiegato gli ultimi quattro anni per trasformare il gruppo in un animale più snello e concentrato sull’esplorazione.

Ora, sebbene l’esplorazione resti core, l’AD vuole crescere nel marketing e nella raffinazione.

E la divisione italiana di Mossi Ghisolfi, che utilizza rifiuti agricoli per produrre plastica, si adatterebbe al nuovo profilo del cane a sei zampe.

La presenza massiccia di Eni in zone del mondo che presentano rischi geopolitici elevati, come Libia e Nigeria, costituisce un motivo di preoccupazione per gli investitori, sostengono alcuni gestori di fondi.

“Ha senso costruire un portafoglio più equilibrato, meno esposto alle oscillazioni dei prezzi del petrolio... Aiuterà a stimolare i multipli e a sostenere il titolo”, dice Alessandro Pozzi, analista petrolifero di Mediobanca.

A partire dal 2014, quando i prezzi del petrolio sono caduti, le quotazioni di Eni hanno perso oltre il 20%, mentre Total ha guadagnato il 7% e Royal Dutch Shell il 9%. Total e Shell hanno beneficiato della maggiore diversificazione del business.

Dopo aver cercato, in passato, di vendere le attività nella chimica e nella distribuzione di gas e carburanti al retail, dunque, Eni ha virato e ora, al contrario, punta ad aumentare il peso degli asset diversi dall’esplorazione.

Il 4 dicembre scorso Descalzi non ha voluto commentare le indiscrezioni riguardanti l’interesse della controllata Versalis per Mossi Ghisolfi, ma ha confermato che punta a crescere nella chimica.

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