December 1, 2017 / 10:41 AM / 8 months ago

PUNTO 2-Italia, buon trend crescita trainato da investimenti in trim3

(aggiunge dettagli)

* Per investimenti in macchinari crescita congiunturale

* Export torna a crescere più di import, tenuta consumi

* Buon finale 2017 abbrivio importante per crescita 2018

* Deflatore Pil sale 0,8% su anno, aiuta contenimento debito/pil

di Luca Trogni e Valentina Consiglio

ROMA/MILANO, 1 dicembre (Reuters) - Il balzo degli investimenti caratterizza il dettaglio dei dati relativi al Pil italiano nel terzo trimestre.

Tra luglio e settembre, in base ai dati Istat, gli investimenti in macchinari e attrezzature sono saliti del 6% sul trimestre precedente e del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2016.

“Ci aspettavamo una ripresa degli investimenti dopo la forte caduta nel primo trimestre, probabilmente si stanno vedendo anche gli effetti degli incentivi”, commenta Stefania Tomasini, economista di Prometeia, sottolineando come le indicazioni positive non arrivino più dal comparto ‘mezzi di trasporto’.

In parallelo bene l’industria in senso stretto che ha segnato un rialzo dell’1,6% sul trimestre precedente.

Buone notizie anche in tema di debito. Da luglio a settembre il deflatore del Pil, dopo un primo semestre deludente, è salito dello 0,8%. La crescita del deflatore, che sommato al Pil reale costituisce il denominatore del rapporto debito/pil, aiuta un livello più contenuto del rapporto.

REVISIONE

Il traino degli investimenti, atteso da anni, oscura in parte la revisione al ribasso dei dati rispetto alla lettura preliminare. Revisione che, va ricordato, sconta un forte calo delle scorte, voce residuale tra le componenti del Pil.

Nel terzo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,4%, rivisto da +0,5%, sui tre mesi precedenti e dell’1,7%, rivisto da +1,8% sul trimestre precedente.

Diminuisce quindi, a 1,4% da 1,5%, la crescita acquisita per il 2017 in un quadro che vede il consensus per l’intero anno spostarsi verso l’1,6% dall’1,5% previsto dal governo a settembre.

L’ex-capo economista del Tesoro Lorenzo Codogno, tra i previsori attestati a +1,6%, prevede un rimbalzo delle scorte nel quarto trimestre. “Sino al terzo trimestre la formazione di scorte appare molto contenuta e questo dà abbondante spazio a un upside potenziale per i prossimi trimestri” commenta.

A rafforzare il giudizio positivo sull’attività produttiva sono anche i dati, relativi all’indagine mensile presso i direttori acquisti, diffusi stamane da Ihs Markit.

A novembre, in base all’indice, l’attività del settore manifatturiero italiano è cresciuta al ritmo più sostenuto da oltre sei anni e mezzo. E il sottoindice relativo ai nuovi ordini al settore manifatturiero si è a sua volta portato al massimo da aprile del 2000.

“La capacità produttiva dell’industria sta raggiungendo gradi di utilizzo elevati”, sottolinea Tomasini.

Tra le altre componenti buona la performance dell’export (+1,6% congiunturale) che, crescendo nel terzo trimestre più dell’import, offre un contributo positivo alla performance positiva del Pil. “La tendenza del contributo dell’export netto rimane piatta”, dice però Codogno, con riferimento alle maggiori importazioni di materie prime e beni intermedi legate alla ripresa dell’industria.

In sostanziale tenuta i consumi delle famiglie (+0,3%) che risentono della stasi del reddito disponibile.

ATTESE 2018

Il quadro, considerando anche che il Pil 2017 si attesterà al valore massimo dal 2010, riporta l’Italia a livelli prima della crisi del 2011, anche se ancora in ritardo rispetto alla zona euro.

La situazione congiunturale favorevole degli ultimi mesi del 2017 sta migliorando anche le attese per il 2018.

La stima del governo di una crescita dell’1,5%, considerata a settembre ottimista dagli economisti, riscuote ora consensi.

Sull’1,5% si attestano ora sia l’Ocse sia la Banca d’Italia.

“L’abbrivio con cui si sta entrando nel prossimo anno è piuttosto buono. Ci aspettiamo poi una conferma del buon andamento del commercio internazionale e politiche non austere. Con questo quadro, il rallentamento congiunturale potrebbe essere contenuto. Stiamo ragionando se alzare all’1,5% l’attuale stima dell’1,4%”, commenta Tomasini.

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