November 27, 2017 / 11:30 AM / 10 months ago

PORTAFOGLI-Amundi più protetto da rischio liquidità in gestioni multiasset

* Copertura da rischi geopolitici con yen vs dlr Australia, oro

* Dollaro ‘safe haven’ in portafogli a ritorno assoluto

* In 2018 ‘normalizzazione’ banche centrali senza precedenti

* Rischio maggiore è salita inflazione a sorpresa

di Maria Pia Quaglia

MILANO, 27 novembre (Reuters) - Nessuno ne parla volentieri ma c’è un rischio sui mercati finanziari che non lascia tranquilli chi investe tutti i giorni: la liquidabilità.

“Non c’è mai stata una esposizione così alta del retail alle emissioni societarie”, esordisce Matteo Germano, nella sua prima uscita pubblica come responsabile multiasset di Amundi.

Anni di politiche monetarie ultraespansive hanno infatti riempito i portafogli delle famiglie di fondi comuni esposti a corportate bond tipicamente più illiquidi dei meno redditizi titoli di Stato.

Il rischio di liquidabilità sull’obbligazionario si è acuito dopo la crisi finanziaria del 2007, quando le banche d’affari hanno dovuto abdicare al loro ruolo di market maker a causa della stretta sui requisiti patrimoniali.

Nei suoi portafogli multiasset Amundi ha dunque aumentato il cuscinetto di liquidità ricorrendo a opzioni, gestendo le scadenze dei bond e selezionando le azioni più liquide.

Quest’anno è stata progressivamente rimodulata l’esposizione alle emissioni corporate che, per il 2018, si limita ai bond di breve termine europei con rating investment grade “supportati dalla politica ancora accomodante della Bce e dai flussi”. Il Vecchio Continente è preferito anche per le obbligazioni “high yield” agli Usa “dove il segmento è caro, illiquido, sensibile ai flussi e dove in generale c’è un deterioramento dei fondamentali con aumento della leva”. L’approccio, in particolare sulle obbligazioni ad alto rendimento, è multisettoriale.

La protezione dei portafogli da rischi come quelli geopolitici, che restano all’orizzonte del 2018, passa anche per l’esposizione allo yen contro dollaro australiano e all’oro, bene rifugio per eccellenza.

“Il dollaro poi rimane il safe haven dei portafogli absolute return, anche se vediamo ancora l’euro forte l’anno prossimo per ragioni macro, valutative e di tassi con il differenziale fra decennali Usa e Bund in convergenza”, precisa Germano, proiettando il cambio a 1,22 a fine 2018. Da un punto di vista valutario, c’è scetticismo sulla sterlina e ottimismo per “le valute dei Paesi emergenti con elevato carry” come la rupia.

SCOMMESSE RELATIVE CON CALO RENDIMENTI EQUITY 2018

Il 2018 sarà per Amundi l’anno di una “normalizzazione graduale” delle banche centrali senza precedenti in termini di presenza contemporanea di una crescita buona, un’inflazione praticamente assente e tassi molto bassi.

“Ci troviamo in un caso unico di economia sana ma tassi molto bassi anche a livello di cedole”, dice Germano.

L’ingresso in una fase più matura del ciclo economico per i Paesi sviluppati vorrà dire che il rischio più grande, perché non prezzato dal mercato, è quello di un’accelerazione a sorpresa dell’inflazione. Un rischio, avverte Amundi, che potrebbe derivare da un eventuale shock al rialzo sul petrolio, se le quotazioni del greggio salissero di oltre il 30% rispetto il livello di 55-65 dollari dello scenario centrale dell’asset manager.

Con la riduzione dei rendimenti attesi sull’azionario l’anno prossimo, Amundi cercherà valore con scommesse relative “sfruttando le dislocazioni offerte dal mercato sia sull’azionario che sull’obbligazionario che sulle valute”, dice Germano, citando la asincronia della normalizzazione delle differenti banche centrali o quella della crescita degli utili nei diversi paesi.

Un esempio di scommessa relativa di Amundi è la posizione lunga sulla Russia - legata ad un miglioramento del modello di crescita dell’economia meno dipendente dal petrolio - e corta sui mercati emergenti globali. Oppure quella sulla corona norvegese, che ha margini di rivalutazione alla luce di una risalita del petrolio non ancora riflessa nei fondamentali dell’economia.

Le valutazioni restano a supporto e azionario europeo, giapponese e, in modo selettivo, emergente saranno in sovrappeso l’anno prossimo, anche se meno che nel 2017 e solo per la prima parte dell’anno.

“Abbiamo una posizione lunga sui titoli azionari della “nuova Cina” come i servizi e corta su quelli della “vecchia Cina” come i gruppi statali e le banche”, dice ancora Germano.

Per quanto riguarda i titoli di Stato italiani, Amundi ha una posizione leggermente positiva sulla parte breve della curva ma resta cauta in vista delle elezioni della prossima primavera e di possibili ripercussioni della crisi politica spagnola.

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