October 24, 2017 / 12:22 PM / 9 months ago

Private equity Italia, ammontare investimenti giù in sem1, mancano grandi deal

MILANO, 24 ottobre (Reuters) - L’industria del private equity italiana nel primo semestre ha registrato un rallentamento, conseguenza dell’assenza, rispetto ad un anno prima, delle grandi operazioni.

E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Aifi, l’associazione di categoria, in collaborazione con PwC-transaction services, presentata nel corso di un incontro con la stampa.

L’ammontare investito tra gennaio e giugno è stato pari a 1,916 miliardi, in calo del 61% rispetto ad un anno prima. “Sono mancati i large e mega deal (equity investito superiore a 150 milioni)”, ha spiegato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi. A dominare gli investimenti sono sempre più gli operatori internazionali, che hanno pesato per 1,365 miliardi.

Il numero di operazioni, però, è salito del 10%, a 139, segno che l’industria resta vivace, ma la taglia media dei deal, dopo l’exploit dell’anno scorso, è tornata allo standard medio-piccolo.

Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, non ha nascosto una certa delusione, parlando di “andamento mediocre”. Gervasoni ha aggiunto che le prime indicazioni sui nove mesi “sono in linea con il semestre”; quindi, difficilmente a fine anno vedremo i numeri record del 2016.

Buono l’andamento della raccolta: 1,195 miliardi (+61%); nell’intero 2016 sono stati raccolti 1,313 miliardi. Ma il dato è fortemente influenzato da 711 milioni raccolti da QuattroR, “soggetto istituzionale” legato a Cdp. Interessante, analizzando la distribuzione della raccolta indipendente non istituzionale, il peso di investitori individuali e family office (48%), segno, ha notato Gervasoni, che “la tendenza è guardare sempre più al canale alto e altissimo” del risparmio.

Per quanto riguarda il private debt, nel primo semestre sono stati raccolti 295 milioni, contro 375 milioni di un anno prima, perché gli operatori che hanno seminato negli anni scorsi ora stanno raccogliendo: gli investimenti, infatti, sono balzati del 123% in numero e del 179% in ammontare.

In calo l’ammontare dei disinvestimenti: al netto dei write-off è calato del 18%, a 1,232 miliardi. Ma il numero dei disinvestimenti è salito del 44%, a 72. Interessante, guardando alla distribuzione dei disinvestimenti, il peso della vendita ad individui/family office/istituzioni finanziarie/spac (24% in ammmontare) e delle ipo (23%), segno che la forza dei mercati azionari — pur gonfiando le valutazioni e, quindi, sfavorendo gli investitori finanziari — ha riaperto il canale della exit borsistica.

Francesco Giordano, partner di PwC, ha analizzato le performance dell’industria italiana nel panorama europeo. Sconfortante soprattutto il confronto con la Francia: investimenti per 6,395 miliardi e raccolta per 8,095 miliardi. Ma anche la Spagna ha fatto meglio sul fronte degli investimenti (3,047 miliardi), “ma otto deal hanno pesato per 2,4 miliardi”.

Cipolletta, infine, ha negato che esista “una competizione fra fondi privati e pubblici”.

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