April 12, 2017 / 10:51 AM / in a year

Governo rinuncia a norma anti-scorrerie - fonte

ROMA, 12 aprile (Reuters) - Il governo ha abbandonato l’idea di approvare una norma per aumentare gli obblighi di trasparenza nel caso di scalate su aziende italiane, riferisce una fonte parlamentare, in un segno di divisione tra l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni e la maggioranza che lo sostiene.

L’iniziativa del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, era scattata dopo che Vivendi, già primo azionista di Telecom Italia, aveva cominciato a rastrellare azioni nel gruppo televisivo Mediaset di cui oggi ha il 29%.

L’obiettivo, come spiegato dallo stesso Calenda, era di introdurre anche in Italia, come in Francia, soglie al possesso azionario raggiunte le quali l’investitore deve dichiarare i suoi obiettivi.

Calenda, che è stato in passato dirigente di Confindustria e alleato politico dell’ex commissario Ue e presidente del Consiglio Mario Monti, ha cercato ieri sera di assicurare alla norma un percorso parlamentare certo inserendola nel decreto legge sulla manovra correttiva approvata dal Consiglio dei ministri.

Una fonte governativa spiega che la norma anti-scalate non è entrata nel dl perché priva dei requisiti di necessità e urgenza.

Ma uno dei parlamentari più vicini all’ex premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi ha detto che il nodo in realtà è politico.

“Ad opporsi è stato lo stesso Renzi”, ha detto la fonte. “La norma è sepolta”.

L’ex sindaco di Firenze, dimessosi a dicembre dopo aver perso il referendum sul referendum costituzionale, punta a tornare in sella al Pd alla fine del mese e a palazzo Chigi anche prima della fine naturale della legislatura nel 2018.

Da tempo i parlamentari renziani contestano apertamente Calenda, che si è espresso a favore di provvedimenti “scomodi” come la liberalizzazione delle tariffe di luce e gas o per la cessione sul mercato di un’ulteriore quota di Poste Italiane sul mercato.

In vista di un importante turno di amministrative (oltre 1.000 Comuni al voto l’11 giugno) e con le politiche previste al più tardi all’inizio del prossimo anno, il Pd non vuole passare come il partito delle tasse o degli aumenti di tariffe.

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