September 14, 2017 / 5:46 PM / 10 months ago

PUNTO 1-Pirelli, forchetta Ipo valuta società fino 8,3 mld, sotto obiettivo iniziale

(Aggiunge background, commenti gestori)

MILANO, 14 settembre (Reuters) - Pirelli ha fissato la forchetta di prezzo dell’Ipo, che valuta la società fino a 8,3 miliardi di euro e permetterà agli azionisti di raccogliere fino a un massimo di 3,3 miliardi dalla vendita del 35% del capitale, più una greenshoe pari a un ulteriore 5%.

E’ quanto si legge in una nota, che comunica che Borsa Italiana ha ammesso la società a quotazione.

La forchetta di prezzo dell’Ipo è stata fissata tra un minimo non vincolante di 6,30 euro per azione e un massimo vincolante di 8,30 euro, intervallo che valorizza la società a 6,3-8,3 miliardi.

La valutazione appare più contenuta rispetto alle iniziali aspettative degli azionisti della società di pneumatici. Secondo quanto riferito da due fonti vicine alla situazione nei giorni scorsi, si puntava inizialmente a una valutazione intorno a 9 miliardi di euro.

Alcuni gestori sentiti da Reuters hanno però sottolineato che tale valutazione era troppo elevata, così come la parte alta della forchetta fissata oggi. Le valutazioni di alcuni investitori italiani non vanno oltre la parte meedio bassa del range di prezzo indicativo.

No comment di Pirelli.

“Per Pirelli vedo un multiplo un po’ più alto di leader del settore come Michelin, ma poco più alto. Se viene prezzata vicino a quelli ‘premium’ come Nokian c’è poco spazio per rivalutarsi. Un pricing più basso permetterebbe invece un upside”, spiegava prima dell’uscita del range di prezzo Settimio Stigliano, responsabile azionario Italia di Arca Sgr, senza dare valutazioni puntuali. “E’ comunque un titolo di peso, quindi sarà comprato dai fondi passivi che replicano l’indice, ma gli investitori attivi devono fare altre valutazioni”.

Sulla base delle stime di uno studio di Banca Imi - uno dei global coordinator dell’operazione - la forchetta di prezzo corrisponde a circa 11,3-14,9 volte l’utile atteso per il 2018, comunque superiore ai multipli di competitor come Michelin e Continental, che si attestano intorno alle 11 volte. La finlandese Nokian, specializzata in pneumatici invernali, è vista a 15,7 volte gli utili.

Alcuni gestori hanno inoltre messo in evidenza che l’elevato livello di debito impone uno sconto.

“L’unico punto debole della società è il debito che rende vulnerabile a una salita dei tassi che potrebbe accompagnarsi a un rallentamento dell’economia. Senza contare che il mercato dell’auto potrebbe girarsi”, dice Angelo Meda, responsabile azionario di Banor Sim, che avrebbe preferito una parte dell’offerta in aumento di capitale. A seguito dell’uscita della forchetta, il gestore attribuisce alla società un valore massimo di 7 miliardi.

A fine 2017 il rapporto fra debito ed Ebitda stimato per Pirelli è intorno a tre volte contro lo zero di Nokian e lo 0,8 di Michelin. Pirelli punta a portare il debito a meno di due volte nel 2020. Un obiettivo che, secondo una delle fonti vicine alla situazione, può essere raggiunto grazie alla capacità maggiore del gruppo di generare cassa.

“Il debito alto giustifica un premio contenuto rispetto ai peers”, spiega Giacomo Tilotta, portfolio manager di AcomeA SGR, che spiega di considerare la società attraente fino a 6,6-7 miliardi.

La società, quand’era quotata a Piazza Affari comprendeva anche la parte ‘industrial’ a marginalità inferiore — poi ceduta ai cinesi.

“Quando è stata delistata 18 mesi fa aveva un ‘enterprise value’ di circa 8 miliardi, adesso che la società è un pochino più piccola stanno chiedendo un enterprise value fino a 12 miliardi. Mi sembra troppo”, osserva Meda.

Tra i gestori c’è anche preoccupazione per l’assetto di governance della società e per il rischio ‘overhang’ che deriva dal possibile disimpegno dei soci russi di Lti (Rosneft), che hanno un ‘lock-up’ di 180 giorni sulla propria partecipazione di minoranza.

“Il patto tra cinesi, russi e Camfin non è stato reso pubblico nei dettagli, così come il piano di successione (di Marco Tronchetti Provera ndr) post 2020”, per Meda. “Non escludiamo che nel medio periodo i russi possano uscire, creando anche un rischio overhang sul titolo”.

Una fonte vicina al dossier spiega che finora i soci russi non hanno mai manifestato intenzione di vendere. Un’altra fonte aggiunge che i russi saranno sicuramente venditori, ma la loro quota post ipo sarà poco significativa.

Al momento Marco Polo è controllata al 65% da ChemChina (tramite un veicolo lussemburghese), al 22,4% da Camfin (Tronchetti Provera, partecipata anche da Intesa e Unicredit) e al 12,6% da Lti.

Secondo una fonte, i soci nell’Ipo venderanno pro-quota.

Secondo quanto emerge dallo studio di Banca Imi, dopo l’Ipo la holding di controllo Marco Polo si dissolverà e gli attuali soci di Marco Polo diventeranno azionisti diretti di Pirelli.

Certo è che il momento di mercato è favorevole a uno sbarco in borsa e l’interesse degli investitori non manca. Secondo una fonte vicina alla situazione, circa 700 istituzioni tra Londra, New York ed Europa hanno chiesto di vedere il dossier.

L’avvio delle negoziazioni - spiega la nota - è previsto nella prima metà ottobre.

Almeno il 10% dell’offerta sarà destinato al pubblico indistinto in Italia e al massimo il 90% sarà destinato al collocamento istituzionale.

Banca Imi, JP Morgan e Morgan Stanley agiscono in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner, mentre Bnp Paribas, BofA Merrill Lynch, Goldman Sachs, HSBC, Mediobanca e UniCredit agiscono in qualità di joint bookrunner. Lazard è advisor finanziario.

(Elisa Anzolin, Maria Pia Quaglia)

(ha collaborato Agnieszka Flak)

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