24 gennaio 2011 / 18:21 / 7 anni fa

Borsa, riforma fiscale per spingere pmi a quotazione - Abete

MILANO, 24 gennaio (Reuters) - Solo una riforma fiscale mirata può spingere le imprese di medie dimensioni verso la borsa, passaggio necessario per una crescita che consenta di affrontare la competizione internazionale, anche con una rischiosa innovazione di prodotto.

A dirlo è Luigi Abete, presidente di Assonime, associazione tra le società italiane per azioni, durante un intervento ad un convegno alla Sda Bocconi.

Per Abete bisogna abbandonare la definizione “residuale” delle piccole medie e imprese (“Tutte quelle che non sono grandi”) - dato che le situazioni e le esigenze sono molto diverse a seconda delle dimensioni - e concentrarsi su quelle, 82.000, che hanno tra 20 e 250 addetti.

“Bisogna saper catalogare queste 82.000 in gruppi omogenei e scegliere che politiche adottare”.

La spinta fondamentale alla quotazione delle medie imprese, secondo Abete, può arrivare solo dal fisco, come avvenuto per la tassazione sul salario di produttività.

“Bisogna dare incentivi fiscali”, che spingano le imprese a superare gli ostacoli culturali e di costo che si frappongono alla prospettiva di una quotazione in borsa.

Da un lato, infatti, le imprese sono abituate a lavorare con le banche, che pure, da parte loro, oggi appaiono avere interesse a relazionarsi con imprese più capitalizzate, dall‘altro la struttura organizzativa di un‘impresa quotata è più onerosa.

Sul tema dei costi associati alla quotazione in borsa si è soffermato nel corso del convegno anche il presidente di Emittente Titoli, Piero Gnudi.

Per Gnudi l‘ostacolo iniziale sono i costi accessori legati alla quotazione, quale la redazione di prospetti eccessivamente lunghi, e successivamente la gestione quotidiana della parte quotata una volta sbarcati in borsa. Per Gnudi “va semplificato il sistema regolatorio, la montagna di regole che ci siamo dati è servita a poco. Sia in Italia che all‘estero chi ha voluto fare il furbo l‘ha fatto”.

Gnudi ha sottolineato come negli ultimi dieci anni le società quotate in Italia siano calate di dieci unità, a 296, numero che colloca l‘Italia dietro Polonia e Svizzera e al livello della Grecia, nonostante la differenza nelle dimensioni dell‘economia.

Per Michele Calzolari, presidente di Assosim, infine, è comunque definitivamente tramontata l‘era della borsa come concepita finora a causa dell‘innovazione finanziaria, che trasforma il trading attraverso lo sviluppo di sistemi elettronici, e della frammentazione tra le varie piattaforme alternative al mercato centralizzato. “Lo stato comatoso” del sistema finanziario italiano, con Piazza Affari in testa, per Calzolari è quindi dovuto soprattutto a un processo ineluttabile di innovazione che avrebbe fatto il suo corso anche se “la testa” di Borsa Italiana non si fosse spostata a Londra con l‘acquisizione da parte di Lse.

Valentina Za

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