February 22, 2018 / 10:55 AM / 9 months ago

Risparmio gestito, ai Pir 10,9 mld nel 2017, Intesa Sanpaolo primo per raccolta

MILANO, 22 febbraio (Reuters) - Nel 2017, anno del loro debutto, i piani individuali di risparmio hanno raccolto 10,9 miliardi di euro di cui 7,86 miliardi attraverso 40 fondi istituiti successivamente all’emanazione della relativa disciplina (su un totale di 64).

Il dato, ufficializzato oggi per la prima volta nella mappa trimestrale a cura di Assogestioni ma anticipato da proiezioni del Tesoro, vede il gruppo Intesa Sanpaolo primo per raccolta con 2,695 miliardi a fine 2017 (1,691 miliardi intercettati da Eurizon e 1,005 miliardi da Fideuram), seguito da vicino da Banca Mediolanum (2,113 miliardi).

Con quasi 6 miliardi di raccolta i Pir più gettonati sono stati quelli bilanciati, di preferenza obbligazionari (3,8 miliardi), seguiti dai flessibili (2,6 miliardi) e dagli azionari (2,26 miliardi).

I Pir, nati con la legge di bilancio del 2017 per canalizzare il risparmio degli italiani verso le piccole e medie imprese nazionali tipicamente più dipendenti dal credito bancario, sono contenitori fiscali esentasse se l’investimento - non oltre 30.000 euro l’anno — è mantenuto per almeno cinque anni. Per godere del beneficio fiscale l’investimento deve essere concentrato necessariamente per almeno il 70% in asset italiani, di cui il 30% strumenti finanziari emessi da Pmi.

“I clienti hanno mostrato maturità investendo in prodotti di lungo periodo tramite piani di accumulo: sui fondi Pir di Eurizon, i Pac rappresentano circa il 40% delle sottoscrizioni. Ci aspettiamo anche per quest’anno una prosecuzione di questo trend positivo”, ha detto Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon.

Quello dei Pir, è un fenomeno che non manca però di criticità. Intermonte, che stima per l’anno prossimo sottoscrizioni per 12,442 miliardi, sottolinea in una recente presentazione che la raccolta è avvenuta finora solo su prodotti di risparmio gestito, mentre il provvedimento Pir non ha interessato forme alternative di finanziamento delle piccole imprese come private equity, venture capital, minibond e crowd-funding. Inoltre Intermonte ricorda che, sebbene non si sia ancora verificato, il rischio bolla esiste ed è quindi necessario allargare il mercato di sbocco. Al momento, tuttavia, le Ipo sono state poche se si eccettua il fenomeno delle Spac.

Il Tesoro stima che saranno oltre 50 le aziende che si quoteranno in borsa nel 2018.

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