30 giugno 2017 / 15:14 / 5 mesi fa

PUNTO 1-DoBank punta a payout di almeno 65%, in Borsa il 20 luglio

(Aggiunge dettagli da prospetto)

MILANO, 30 giugno (Reuters) - DoBank, che oggi ha avviato il roadshow dell‘Ipo e che prevede di approdare a Piazza Affari il prossimo 20 luglio, punta a distribuire almeno il 65% dell‘utile netto sotto forma di dividendo ai propri azionisti.

È quanto spiegato dall‘amministratore delegato del principale servicer di npl in Italia, Andrea Mangoni, durante la conferenza stampa di presentazione dell‘Ipo.

Il manager ha inoltre sottolineato che la società non prevede di fare acquisizioni di altri servicer, ma ha lasciato la porta aperta per l‘acquisizione di ‘servizi ancillari’, che al momento contano per circa il 4% dei ricavi del gruppo (Ibis, doRealEstate e doLegal).

DoBank, controllata da un veicolo che fa capo a Fortress, è un ‘pure servicer’ con circa 81 miliardi di euro di npl in gestione. E, secondo l‘AD, “ha prospettive di crescita molto importanti”, dal momento che i crediti problematici hanno registrato una forte crescita a partire dalla crisi finanziaria del 2007 e sono saliti oltre i 300 miliardi.

Tra le ragioni dell‘offerta citate nel prospetto informativo, si legge che la società punta con la quotazione a “rafforzare la posizione di mercato, aumentandone l‘indipendenza e, quindi, consentendogli di ottenere nuovi mandati, di aumentarne la visibilità ed accelerarne ulteriormente lo sviluppo”.

Manuela Franchi, responsabile per il Finance, M&A e IR di doBank, ha spiegato che l‘operazione ha suscitato l‘interesse soprattutto di investitori esteri, soprattutto anglosassoni, mentre c‘è stato un interesse da parte degli investitori italiani “proporzionalmente inferiore”.

Per quanto riguarda la tipologia di investiori che hanno manifestato interesse è un “mix equilibrato” tra fondi long e hedge fund.

Nel prospetto, come di consueto, si mettono in evidenza una serie di rischi e avvertenze relativi alla società.

Innanzitutto si sottolinea che l‘attività del gruppo è esposta al rischio di concentrazione in un unico settore e al numero limitato dei principali clienti.

In particolare dai primi tre principali clienti - Unicredit, Intesa e Fortress - nello scorso esercizio sono derivati l‘84% dei ricavi lordi. Una tale composizione deriva dalla storia di doBank, che è sostanzialmente frutto della combinazione di Unicredit Credit Management e Italfondiario.

Nel prospetto si rende noto che nei mesi scorsi la società è stata oggetto di un accertamento ispettivo di carattere generale da parte di Banca d‘Italia e che non ha ancora ricevuto il rapporto conclusivo.

Ancora, si sottolinea che il valore contabile lordo dei crediti in gestione al gruppo doBank risulta per il 39% composto da crediti classificati come non performing ad una data antecedente all‘anno 2006 e si ricorda che “all‘aumentare dell‘anzianità dei crediti si verifica una diminuzione della probabilità di recupero e, conseguentemente, degli incassi”.

Infine, il prospetto sottolinea che, in caso di quotazione, l‘amministratore delegato Andrea Mangoni avrà diritto a un compenso fisso annuale di 2,5 milioni (40% denaro e 60% azioni) e un bonus annuale che potrebbe arrivare fino a 5 milioni di euro “in caso di superamento dei gate di accesso previsti nella politica di remunerazione approvata dall‘emittente (..) nonché in caso di raggiungimento dei parametri fissati dall‘accordo”.

Unicredit, Citigroup e JP Morgan sono i global coordinator dell‘offerta, Rothschild è l‘advisor finanziario.

Per i numeri dell‘operazione vedi la tabella

(Elisa Anzolin)

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