27 marzo 2017 / 13:53 / tra 6 mesi

Private equity Italia, investimenti record in 2016 (8,191 mld), giù raccolta

MILANO, 27 marzo (Reuters) - L‘industria del private equity italiana nel 2016 ha registrato un anno record per gli investimenti, ma c‘è il tasto dolente della raccolta in calo.

La fotografia dello stato di salute del settore è stata scattata da Aifi, l‘associazione del private equity, venture capital e private debt, nel corso del convegno annuale.

L‘ammontare investito ha toccato il massimo storico a quota 8,191 miliardi, con un balzo del 77% sul 2015. Il numero di operazioni è sceso del 6%, a 322. Di conseguenza, la dimensione media dei deal è cresciuta notevolmente: le prime 17 operazioni hanno catalizzato 6,081 miliardi (oltre il 74% del totale).

“Hanno fatto la differenza gli operatori internazionali senza base in Italia”, ha spiegato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi. Attirati dai prezzi competitivi, questi colossi dei buyout “andrebbero attratti in modo più stabile”. La realtà, purtroppo, è che negli ultimi dieci anni diversi operatori esteri hanno chiuso gli uffici italiani, seguendo il mercato da Londra.

Guardando alla tipologia di investimento per ammontare, benissimo i buyout (5,772 miliardi, +83%), balzo dell‘expansion (710 milioni, +132,3%), segno più per il replacement (597 milioni, +20,8%) e brillanti le infrastrutture (942 milioni, +78,7%). Stabile e trascurabile il turnaround: 66 milioni (+3,1%). Per quanto in forte crescita (+40,5%), gli investimenti early stage in Italia continuano ad essere marginali: 104 milioni.

Il 2016 è stata positivo anche sul fronte dei disinvestimenti: 3,656 miliardi (+26%). In calo il numero di operazioni: 145 (-19%). Analizzando i disinvestimenti per tipologia, la parte del leone l‘ha giocata la vendita ad un altro fondo (54%), seguita dalla cessione ad un soggetto industriale (34%). Ipo latitanti: 2% del totale.

La nota stonata è rappresentata dalla raccolta: 1,313 miliardi (-47%). “E’ stato un anno difficile”, ha ammesso Gervasoni, “a causa di diversi fattori, tra cui un tema di mercato: sono andati in raccolta fondi dimensionalmente più piccoli rispetto al 2015”.

Fa eccezione la raccolta nel private debt, che, peraltro, è un fenomeno recente in Italia: 632 milioni (+65%).

Guardando alla tipologia dei sottoscrittori dei fondi, ottime notizie dal fronte dei fondi privati (22,9% del totale) e della categoria investitori individuali e family office (20,9%), mentre “si deve lavorare ancora parecchio”, ha spiegato Gervasoni, su fondi pensione e casse di previdenza (12,2%) e assicurazioni (9%).

Al 31 dicembre scorso gli operatori di private equity, venture capital e private debt presenti in Italia avevano in portafoglio 1.322 imprese, per un fatturato complessivo di oltre 100 miliardi e una valutazione al costo pari a circa 26 miliardi.

(Massimo Gaia)

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