25 giugno 2013 / 11:29 / tra 4 anni

Yamamay, L Capital e Mir Capital trattano in esclusiva per 25% -fonte

MILANO, 25 giugno (Reuters) - L Capital e Mir Capital sono in trattative esclusive per acquisire il 25% circa del capitale di Pianoforte Holding, società a cui fanno capo i marchi Yamamay, Carpisa e Jaked.

E’ quanto dice una fonte vicina alla situazione.

“C‘è una lettera d‘intenti non binding”, spiega la fonte. “L Capital e Mir Capital sono in due diligence e tratteranno in esclusiva sino alla fine di luglio”.

Lo schema dell‘operazione, così come si va configurando, prevede che le famiglie Cimmino e Carlino cedano in parti uguali un 12,5% circa del capitale di Pianoforte, quote detenute attraverso le holding Inticom e Kuvera, mentre un altro 12,5% circa verrà rilevato dai compratori tramite un aumento di capitale.

Intesa Sanpaolo, attualmente azionista di Pianoforte con una quota del 10%, non venderà azioni.

Al termine, le famiglie Cimmino e Carlino avrebbero il 60-62%, suddiviso in parti uguali, L Capital il 20% (equamente distribuito tra il fondo L Capital Europe III e L Capital Asia), Mir Capital il 5%, Intesa si diluirebbe al 9% circa e la quota restante farebbe capo a Sergio Ubaldo, imprenditore napoletano da sempre al fianco di Luciano Cimmino e di Maurizio e Raffaele Carlino.

L‘ingresso dei nuovi azionisti dovrebbe avvenire, secondo la fonte, “sulla base di una valutazione del gruppo pari a circa 400 milioni di euro”, circa nove volte l‘Ebitda 2012.

Pianoforte - aveva detto nel febbraio scorso l‘AD Gianluigi Cimmino - ha chiuso il 2012 con un fatturato di circa 300 milioni di euro e un Ebitda pari al 16-17% dei ricavi.

OBIETTIVO CRESCITA IN ASIA ED EST EUROPA

“E’ un‘operazione che ha una logica industriale”, spiega la fonte, “principalmente per fare un salto di qualità, crescendo all‘estero”.

Attualmente, infatti, i marchi di Pianoforte sono molto esposti all‘Italia, dove la contrazione dei consumi non consente di svilupparsi oltre gli attuali livelli.

L Capital, fondo sponsorizzato da Lvmh, dice la fonte, “consente di aprire delle porte in Asia”, mercato chiave per fare il salto di qualità cercato dall‘azienda di Gallarate (Varese).

Mir Capital, joint venture nel private equity tra Intesa Sanpaolo e Gazprom, “offre la sponda della Russia e dei mercati dell‘ex Unione Sovietica”.

Obiettivo finale degli azionisti, aggiunge la fonte, “resta la quotazione a Piazza Affari”, nell‘arco di un triennio, come indicato da Cimmino nel febbraio scorso, ovvero dopo il 2015.

Chiaramente, la complessità dell‘operazione, con l‘ingresso di due soci di minoranza, comporta “una governance da pensare con grande attenzione”. E, fino a che non sarà conclusa la fase di due diligence, ci sono rischi che il deal naufraghi.

Per quanto riguarda gli advisor, al fianco delle famiglie Cimmino e Carlino ci sono Vitale & Associati e lo studio legale La Torre Morgese Cesàro Rio (Lmcr); Dvr e Latham & Watkins assistono L Capital; Gianni Origoni Grippo & Partners (Gogp) è con Intesa Sanpaolo.

(Massimo Gaia)

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