7 maggio 2010 / 14:10 / 8 anni fa

Nuova rete tlc, piano difficile senza Telecom, governo

MILANO (Reuters) - Fastweb, Vodafone Italia e Wind hanno ufficializzato il progetto per una rete in fibra ottica (fiber to home) con investimenti fino a 8,5 miliardi, che però sarà molto difficile da realizzare senza la partecipazione di Telecom Italia e il sostegno di governo e autorità.

<p>Cavi in fibra ottica nel magazzino di una fabbrica in Spagna</p>

Lo hanno detto i tre AD Carsten Schloter (Fastweb), Paolo Bertoluzzo (Vodafone) e Luigi Gubitosi (Wind).

“In assenza di certe condizioni sarebbe molto difficile portare avanti il progetto...”, ha detto Gubitosi rispondendo a una domanda su cosa farebbero gli operatori alternativi se Telecom Italia decidesse di non partecipare all‘operazione. “Anche se non ci fosse l‘appoggio del governo e delle autorità. Ma siamo fiduciosi che il piano sia nell‘interesse di tutti i soggetti, che potrebbero essere coinvolti”.

L‘esecutivo da parte sua si è già espresso favorevolmente. Il viceministro per lo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha detto in una nota che il ministero intende “approfondire il progetto di rete in fibra presentato oggi dagli operatori di Fastweb, Vodafone e Wind. Un progetto innovativo, coerente e in linea con quanto fatto e progettato nel Piano nazionale per la banda larga, ma soprattutto un progetto aperto a tutti”.

Anche Romani ha affermato che “è fondamentale il coinvolgimento di Telecom Italia”.

L‘ex-monopolista oggi non ha commentato le comunicazioni ufficiali. Ieri l‘AD Franco Bernabè, nella conference con gli analisti, ha dato una disponibilità generica, affermando però che il piano di investimenti del gruppo non cambia. L‘affermazione di fatto non lascia grandi spazi di manovra e non sembra far pensare che Telecom sia disponibile a partecipare a un‘operazione di così ampia portata.

Fastweb, Vodafone Italia e Wind chiedono che venga aperto un tavolo dall‘esecutivo cui siedano tutti gli operatori che potrebbero essere coinvolti nell‘operazione, compresi Tiscali e BT Italia.

“La nuova rete deve essere unica, non ha senso avere due reti concorrenti”, ha spiegato Gubitosi. “E sarà aperta”.

INVESTIMENTI FINO A 8,5 MLD

Il piano prevede investimenti per 2,5 miliardi su 15 grandi città in 5 anni e potrebbe essere esteso, in un secondo tempo, a tutti i centri con più di 20.000 abitanti, al fine di raggiungere il 50% della popolazione italiana con investimenti complessivi per 8,5 miliardi.

Il veicolo che andrebbe a realizzare la nuova rete telefonica, “solo a titolo di esempio”, è stato illustrato da Gubitosi. Si pensa a una società mista controllata per un terzo dai tre operatori, per un terzo da Telecom Italia e per un terzo dalla Cassa Depositi e Prestiti.

E’ stato l‘AD Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, a dire esplicitamente che “si auspica un intervento della Cassa depositi e prestiti”.

Il capitale, i 2,5 miliardi per la parte iniziale del progetto, potrebbe essere formato da un terzo di equity e due terzi di debito.

Le cifre in gioco, “in questo caso non sarebbero così imponenti”, ha commentato Gubitosi.

Per Telecom Italia e per la Cassa l‘investimento in equity sarebbe di 230-240 milioni, mentre per ciascuno dei tre operatori si parla di 80 milioni circa ciascuno.

CON NUOVA RETE RIDUZIONE COSTI

I tre operatori si sono fatti avanti con questa iniziativa, che ricalca una delle tre ipotesi del piano realizzato per il governo da Francesco Caio, anche a causa dell‘ultimo aumento del canone unbundling, che determina quello che devono pagare gli operatori alternativi a Telecom Italia per usare la rete.

La decisione sull‘unbundling “porta con sè un aumento della redditività della rete tradizionale in rame e rappresenta un disincentivo alla modernizzazione del Paese”, ha detto Schloter. “Bisogna pensare a questo progetto come qualcosa di utile per il Paese. In tutta Europa stanno lavorando a una rete di nuova generazione, qui si fa l‘esatto contrario”.

Bertoluzzo ha poi spiegato in una prospettiva di 10 anni la manutenzione della rete attuale può essere più onerosa rispetto all‘investimento in una Ngn.

I soli costi di manutenzione per il rame sono pari a 915 euro a linea. Nel caso la nuova rete venga adottata da 50% degli attuali clienti i costi di realizzazione più quelli di manutenzione arriverebbero a 1.490 euro, se venisse adottata da tutti i costi sarebbero pari a 871 euro.

Bertoluzzo ha spiegato che, oltre i 10 anni, i costi per ogni linea della Ngn calerebbero a qualche centinaio di euro.

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