13 novembre 2009 / 10:01 / tra 8 anni

SCHEDA - Cosa sapere sulla banda larga in Italia

di Alberto Sisto

<p>Il blocco da parte del governo dello stanziamento di 800 milioni di euro per il finanziamento del cosiddetto piano Romani, dal nome del viceministro delle comunicazioni Paolo Romani, ha dato il la ad un coro di proteste da parte di imprenditori, sindacati e politici, della maggioranza e non. REUTERS/Daniel Munoz</p>

(Reuters) - Il blocco da parte del governo dello stanziamento di 800 milioni di euro per il finanziamento del cosiddetto piano Romani, dal nome del viceministro delle comunicazioni Paolo Romani, ha dato il la ad un coro di proteste da parte di imprenditori, sindacati e politici, della maggioranza e non.

Tutti si sono lamentati per lo stop alla banda larga che il governo avrebbe imposto al Paese. Ma le cose non stanno propriamente così.

Il piano Romani prevede, infatti, lo stanziamento di 800 milioni, che si aggiungono ad altri fondi per un totale 1,47 miliardi, per superare il digital divide: ovvero portare una connessione internet, via cavo in rame o anche in wireless, in tutte le zone del paese che non sono state raggiunte dagli operatori in quanto economicamente non significative.

L‘obiettivo è di assicurare una connessione internet veloce a tutti quei cittadini che ne sono sprovvisti, recuperando alla modernità circa il 12% della popolazione, grosso modo 7,5 milioni di italiani secondo quanto riportato nell‘analisi compiuta a marzo 2009 per conto del governo da Francesco Caio.

Un obiettivo politico rilevante, anche perchè dovrebbe incrociarsi con altri progetti del governo come quello dell‘e-government, ovvero la comunicazione digitale fra la pubblica amministrazione e i cittadini. Ma che, al tempo stesso ha poco in comune con il progetto di rete in fibra ottica e reti di nuova generazione di cui da mesi parla il presidente dell‘Agcom, Corrado Calabrò e per il quale si stanno adoperando tutti i Paesi, europei e non.

Il piano Romani infatti prevede collegamenti con il cavo in rame o wireless per gli utenti delle zone più remote ad una velocità teorica da 2 a 20 MegaByte al secondo. Nulla a che fare con la fibra e con i progetti per reti con velocità di un GigaByte al secondo 50 o 500 volte più grande.

Calabrò sogna un paese cablato con una rete a 100 megabyte al secondo, quando oggi mediamente, sempre secondo quanto ha scritto Caio, anche le connessioni più veloci, a 20 mega, viaggiano, nella realtà, a velocità quasi sempre molto inferiore.

“Solo il 15-20% delle linee può erogare 20 Mega. Il 60% delle linee ha una banda teorica di 10 Mega”, ha scritto l‘esperto del ministero, probabilmente attenuando una realtà ancora più grama.

Che cosa voglia dire la larghezza di banda lo si può capire con un piccolo esempio.

Questo computer è stato misurato con test scelto in rete e ha dato questa risposta: velocità di download 1,33 megaByte al secondo: ovvero può scaricare una canzone per l‘Ipod in 31 secondi, un videoclip in 4 minuti e un film in 80 minuti. Sempre che la linea mantenga una velocità costante.

Parametrando questi risultati ai 100 megaByte sognati da Calabrò si può avere un‘idea di quello che sarebbe la vita ad alta velocità digitale: non solo per i consumatori, ma soprattutto per le aziende che devono veicolare miliardi di dati al loro interno e all‘esterno.

Ma per raggiungere i target indicati dall‘Autorità ci sarebbe bisogno di ben altri investimenti.

Sempre dal piano Caio infatti si viene a sapere che una rete che coprisse 40/50 città e 4,3 milioni di famiglie necessiterebbe di 5,4 miliardi di investimento, che salirebbero a 10 miliardi per coprire 100 città, servire 10 milioni di famiglie e ottenere la leadership europea.

Di qui l‘idea di una società fra gli operatori, proposta da Calabrò, che insieme ad investitori istituzionali si faccia a carico del problema..

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