7 luglio 2009 / 06:39 / tra 8 anni

Cina, rabbia online dopo la rivolta nello Xinjiang

di Ben Blanchard

<p>Poliziotti e civili durante gli scontri nel Xinjiang. REUTERS/David Gray</p>

SHANGHAI (Reuters) - I cinesi hanno riversato online la loro rabbia dopo la rivolta etnica che nella regione musulmana dello Xinjiang ha provocato almeno 156 morti, ma al tempo stesso giocano al gatto e al topo con la censura, che sta rimuovendo post e blog dalla Rete.

In molti dei commenti si chiede la punizione immediata di quanti hanno partecipato ai disordini, facendo eco ai media statali che accusano l‘attivista uiguro in esilio Rebiya Kadeer di aver organizzato la rivolta di domenica scorsa nella capitale regionale Urumqui.

Almeno la metà dei 20 milioni di abitanti dello Xinjiang appartengono all‘etnia uigura, che accusano i cinesi Han di aver beneficiato di gran parte di investimenti e sussidi, emarginando di fatto gli uiguri, una popolazione di origine turca che hanno legami culturali e linguistici con quelle dell‘Asia centrale.

“Distruggete la cospirazione, colpite duramente questi sabotatori e colpite con anche più ferocia di prima”, dice un post anonimo sul blog di un tale Chang Qing sul portale www.sina.com.cn.

Altri avvertono che gli Han, il gruppo etnico cinese predominante, si vendicheranno.

“Il debito di sangue verrà ripagato. Compatrioti Han unitevi e sollevatevi”, scrive un certo Jason sul sito www.baidu.com.

Altri ancora invocano lo spirito di Wang Zhen, il generale cinese insultato e temuto da molti uiguri perché guidò la repressione nello Xinjiang quando, nel 1949, portò la regione nella nuova Repubblica Popolare Cinese.

Qualcuno invece chiede maggiore comprensione per le rivendicazioni degli uiguri: “Se i vostri familiari non avessero diritti, potere, fossero discriminati e fatti oggetto di scherno, non solo la vostra famiglia verrebbe meno, ma anche voi avreste già sparso i semi dell‘odio”, scrive “Coltello Insanguinato”.

Una persona, che si firma “zfc883919” e scrive sul portale dello Xinjiang, www.tianya.cn, afferma di non capire come possa la polizia aver fatto salire così tanto il bilancio delle vittime: “Cosa accidenti stavate facendo? C‘erano 156 esseri umani. Spero che le autorità imparino davvero la lezione, in modo che tragedie di questo genere non si ripetano”.

Le autorità, comunque, stanno rapidamente rimuovendo i commenti sulle violenze, apparentemente per impedire la diffusione dell‘odio etnico o le domande da parte degli utenti web sulle politiche del governo nelle regioni a forte presenza di minoranze etniche.

Molti blog hanno semplicemente postato articoli tratti dai media locali sulla rivolta, ma nella sezioni in cui si invitano i lettori a lasciare i commenti è scritto: “Stavolta niente commenti”, cosa abbastanza inusuale, data la popolarità dei “diari in Rete” in un paese che conta 300 milioni di utenti web.

Alcuni siti hanno mostrato immagini di violenze e corpi insanguinati, che sarebbero state prese nel corso della rivolta o subito dopo, ma la censura le ha rapidamente rimosse.

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