15 marzo 2009 / 14:51 / tra 9 anni

Fondatore del web mette in guardia utenti da chi li spia online

GINEVRA (Reuters) - I navigatori della Rete corrono sempre più il rischio che governi e aziende monitorino i siti che loro visitano per realizzare un profilo delle loro attività. E’ quanto ha detto il fondatore del web.

<p>Tim Berners-Lee. REUTERS</p>

Tim Berners-Lee, la cui proposta per un sistema di gestione informazioni alla European Organisation for Nuclear Research Cern 20 anni fa portò al World Wide Web, dice che monitorare le visite del web può portare ad un profilo incredibilmente dettagliato delle persone e delle loro abitudini.

“E’ davvero importante evitare questa forma di spionaggio”, ha detto nei giorni scorsi ad una cerimonia per l‘anniversario al Cern.

La tecnologia che si sta ora sviluppando renderà più facile decidere chi possa vedere il materiale che un utente inserisce nel web, ed in quali circostanze. Per esempio, uno potrebbe non volere che potenziali datori di lavoro guardino il suo album delle vacanze.

Berners-Lee, ingegnere del software britannico che è ora professore al Massachusetts Institute of Technology (Mit), dice che l‘innovazione nel World Wide Web sta accelerando.

“Il Web non è ancora del tutto compiuto, è solo la punta dell‘iceberg”, dice Berners-Lee. “Sono convinto che i nuovi cambiamenti colpiranno ancor più il mondo”.

Un grosso cambiamento in arrivo e il “linked data”, in cui saranno leggibili dalle macchine bit individuali dei dati, non solo le pagine web in cui appaiono. Questo potrebbe consentire agli utenti di collegare dati leggibili a dati simili e manipolarli, per esempio inserendo fogli elettronici o grafici. L‘insieme della conoscenza umana potrebbe crescere in modo esponenziale in quello che Berners-Lee chiama il Web Semantico.

Esempi potrebbero essere studenti che hanno accesso a dati di istituti di ricerca, o gente qualunque che ottiene dati del governo per migliorare i siti web.

UTILIZZI MOLTEPLICI

Le persone che inseriscono dati in siti di social networking come Facebook, ad esempio mettendo nomi alle foto, potrebbero esser in grado di usare quei dati per altre applicazioni, ad esempio ordinando una T-shirt su un altro sito Internet.

Berners-Lee dice che il futuro del Web è sui telefonini, che già hanno più persone che navigano rispetto ai computer portatili.

“Nei Paesi in via di sviluppo sta per diventare eccitante perchè è il solo modo in cui moltissime persone potranno avere accesso a Internet”, dice.

Quando Berners-Lee scrisse la sua proposta nel marzo 1989, il suo capo al Cern, più grande laboratorio del mondo di fisica delle particelle scrisse in una nota “vago ma eccitante”.

Un anno dopo lui mise alla prova l‘idea motivandola come un programma test per un nuovo computer NeXT, il cui software è alla base dell‘attuale sistema operativo OS X per i computer realizzati da Apple.

In due mesi nel 1990, Berners-Lee scrisse il software che consentì agli utenti di condividere l‘accesso alle informazioni su Internet, coniando il nome World Wide Web.

Il codice è diventato disponibile gratuitamente nel 1991 adottato e sviluppato rapidamente da altri entusiasti.

“E’ decollato perchè gente su tutto il pianeta è stata coinvolta, questa è la cosa più eccitante di quel periodo”, dice.

Tra i suoi rimpianti, l‘aver iniziato gli indirizzi web con “http://”, visto che le due sbarre sono superflue ed hanno causato miliardi di inutili caratteri da digitare.

Altro rimpianto il modo in cui gli indirizzi web sono stati costruiti. Col senno di poi sarebbe stato più sensato iniziare con elementi più generali come Paesi o organizzazioni, ad esempio usando “ch/cern/info” invece di “info.cern.ch” come è oggi, dice.

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