4 dicembre 2008 / 17:25 / 9 anni fa

Petruccioli: duopolio Rai-Mediaset non c'è più

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Per il presidente uscente della Rai [RAI.UL] Claudio Petruccioli il cosiddetto “duopolio tv” costituto dall‘azienda pubblica radio-tv e da Mediaset, di cui è principale azionista il premier Silvio Berlusconi, non esiste più, sostituto da un “tripolio” di cui fa parte anche Sky. E anzi, proprio la polemica sull‘aumento dell‘Iva al 20% per l‘emittente satellitare dimostrerebbe che “il sistema è cambiato”.

Oggi Petruccioli, in carica anche se il mandato del Cda si sarebbe ufficialmente concluso a fine giugno - ma maggioranza e opposizione non trovano un accordo sui nuovi assetti -, si è presentato davanti alla Commissione di vigilanza Rai insieme al direttore generale dell‘azienda Claudio Cappon, per fare il punto.

Un‘audizione, quella voluta dal presidente della commissione Riccardo Villari, che diversi giornalisti hanno definito “surreale”: in attesa di essere rimpiazzato il cda Rai, eletto contro il volere del suo stesso partito (il Pd, che lo ha definitivamente escluso dal gruppo al Senato) Villari, pressoché deserta la commissione, con una dozzina di parlamentari presenti, quelli - e neanche tutti - di Pdl e Lega Nord, perché le opposizioni non partecipano più alle riunioni.

Ma Petruccioli ha spiegato alla stampa di essere stato convocato ufficialmente, e che “chiunque in Italia riceva una convocazione ufficiale... e abbia senso istituzionale deve presentarsi”.

Anche se poi il numero uno della Rai - ed ex presidente ulivista della stessa Vigilanza - ha ammesso che la “situazione della Commissione di vigilanza non è di quelle che si potrebbero definire normali”.

“LA RAI NON HA UN EURO DI DEBITO”

Nel corso delle rispettive relazioni, Petruccioli e Cappon hanno ricordato la condizione del cda di viale Mazzini, che attende il rinnovo da sei mesi, e hanno rivendicato tutti i meriti della “loro” Rai, a partire dalla mancanza di debiti, da ormai cinque anni.

“Premessa da non dimenticare mai: la Rai non ha un euro di debito”.

Anche se, hanno avvertito presidente e dg, la “gelata” dell‘economia ha provocato un “repentino e molto consistente” taglio delle inserzioni pubblicitarie, che l‘azienda stima in 50 milioni.

Ma anche con la crisi, ha assicurato il dg, l‘emittente pubblica potrebbe lo stesso avvicinarsi anche quest‘anno al pareggio di bilancio, o registrare un deficit massimo di 30-35 milioni di euro, grazie al piano straordinario di risparmi adottato.

Tutto questo, ha spiegato Petruccioli, in un “ecosistema tv” molto cambiato negli ultimi anni, in cui i giocatori non sono più due, Rai e Mediaset, ma tre, con l‘ingresso in campo della Sky del magnate australiano dei media Rupert Murdoch.

“In Italia non c’è più il duopolio televisivo”, ha detto Petruccioli, eletto presidente tre anni fa col consenso di centrodestra e centrosinistra.

“Dal 2003 ad oggi le altre televisioni (soprattutto Sky, ormai terzo player televisivo in Italia) hanno guadagnato nell‘intera giornata l‘8% di share e il 6,5% nel prime time”, e oggi dunque il panorama sarebbe diverso. Una prova? la polemica sull‘aumento dell‘Iva a Sky, su cui Petruccioli non azzarda giudizi, parlando più tardi coi giornalisti, ma che, spiega, è il segnale che una “guerra televisiva” non scoppia tra Rai e Mediaset, ma coinvolge un “broadcaster free” come l‘emittente satellitare: “Vuol dire che il sistema è cambiato e che il duopolio è finito”.

Ma chi paga di più la crescita di Sky? Rai o Mediaset? Per il momento è presto per dirlo, risponde Petruccioli, anche se i dati che oggi lui e Cappon hanno illustrato ai parlamentari indicano che a soffrire di più la concorrenza oggi sarebbe il network privato.

Tra il 14 settembre e il 29 novembre, dice il presidente nel prime time, ”la Rai ha distanziato Mediaset di cinque punti e mezzo (44,56% contro 39,14%), due punti in più dello stesso periodo del 2007. Sull‘intera giornata la distanza tra i due “big” è invece di tre punti a favore del servizio pubblico.

Ma rispetto all’‘assalto’ della concorrenza, Mediaset perde terreno più della Rai sia in “prima serata” che nell‘arco della giornata.

A guardare gli stessi dati forniti, comunque, si deduce che l‘azienda pubblica e il primo network privato insieme hanno raccolto nel prime time quasi l‘84% degli ascolti. Cifra che è certo inferiore all‘89-91% indicato da Cappon per il quindicennio 1988-2003, ma che resta comunque elevata.

DALLA POLITICA “SPREZZO E FASTIDIO” PER LA RAI

Petruccioli e soprattutto Cappon sono anche tornati a insistere sull‘aumento del canone Rai, spiegando che senza di esso, e con la crisi economica, nel 2009 l‘azienda si troverebbe in forte difficoltà, nonostante tutte le politiche “virtuose” assunte per ridurre personale, costo del lavoro, contratti, aumentando contemporaneamente l‘offerta.

Secondo alcune fonti politiche e lo stesso Cappon, il governo penserebbe a un aumento del canone di 1,5 euro (cifra che va moltiplicata per circa 16 milioni di abbonati), ma per i vertici Rai è comunque troppo poco.

“Aggiungere alle difficoltà di mercato una ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di milioni di euro per mancato adeguamento del canone sarebbe per la Rai un colpo pesantissimo”, ha avvertito Petruccioli.

Ma il presidente della Rai, che non tornava in Vigilanza dal settembre 2007, si è tolto anche qualche sassolino dalle scarpe, criticando i politici per gli attacchi all‘azienda.

“Il rapporto fra Rai e politica è in grandissima sofferenza”, ha detto nella relazione Petruccioli. “La politica, al di là di rituali dichiarazioni di rispetto, di periodici impegni a fare passi indietro, esprime sprezzo e fastidio per la Rai”.

Il numero uno di Viale Mazzini, in sostanza, ha spiegato che a provocare “l‘ostilità” dei politici non sono le carenze della Rai, ma “l‘autonomia e la professionalità” dell‘azienda. Mentre i partiti vorrebbero “comportamenti tributari e servili”. E le stesse “crisi” o “tempeste” che la Rai vive di tanto in tanto non sono altro che “scontri politici non sempre di buona lega che prendono la Rai come pretesto o come terreno di scontro, incuranti dei danni che ad essa provocano”.

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