30 giugno 2009 / 12:24 / 8 anni fa

Private equity, investimenti 2009 in diminuzione - studio

MILANO, 30 giugno (Reuters) - Dopo un 2008 archiviato ancora in rosa nonostante le turbolenze, il mondo del private equity pare soffrire in ritardo gli effetti della crisi globale e segnala i primi mesi del 2009 come schiacciati dagli effetti del credit crunch.

Lo si legge in una ricerca del Laboratorio private equity e Lbo della Sda Bocconi - che sarà estesamente presentata oggi pomeriggio a Milano.

L‘analisi registra sia una forte riduzione nel numero degli investimenti, con solo una ventina di operazioni concluse entro fine maggio, sia il limitato accesso al credito per le operazioni leveraged “con una riduzione dei livelli di leva accettati e un incremento delle condizioni di costo”. Da inizio anno a oggi, gli operatori mostrano inoltre di aver privilegiato la gestione delle aziende già partecipate, è un altro dettaglio.

L‘outlook per l‘industria “nel breve-medio periodo rimane però cautamente positivo, se si considera che prosegue la raccolta di capitali da destinare a nuovi investimenti” commenta in una nota Valter Conca, responsabile del Laboratorio.

E aggiunge che “per il 2009 gli sforzi saranno prevalentemente rivolti a gestire le partecipazioni in difficoltà, mentre la chiusura di nuovi deal sarà oggetto di maggiore selezione sia da parte dei general partners che delle banche”.

IL 2008 E’ STATO ANCORA IN BUONA CRESCITA

Quadro ben migliore mostrano i risultati a consuntivo 2008 elaborati dai ricercatori Sda Bocconi: un aumento italiano del 27% delle operazioni realizzate dai fondi e del 40% - a quasi 14,7 miliardi di euro in termini di enterprise value - nel valore degli investimenti in Lbo, che si confrontano brillantemente con il meno 16% e meno 60%, rispettivamente, dei dati europei.

Le operazioni senza utilizzo di leva sono cresciute del 334% in termini di equity investito, raggiungendo un totale di 2,64 miliardi.

Per Conca, la buona dinamica italiana è almeno in parte un risultato della “minore sofferenza del sistema bancario, che pare aver sostenuto le operazioni di lbo per tutto il 2008 con maggiore efficacia rispetto a quanto avvenuto oltre frontiera”.

Altri dati 2008 mostrano che il 76% delle operazioni leveraged buy out è concentrato nel mid-market (enterprise value tra 50-250 milioni) e nel lower mid-market (10-50 milioni), con circa 55% dei casi in società target con fatturato tra 10-100 milioni. Il valore totale delle operazioni è invece concentrato per il 64% nelle fasce large e big (oltre 500 milioni).

Quanto ai target, tra i settori primeggiano beni di investimento e componentistica (38%) e beni di consumo (27%), in ambito geografico l‘Italia settentrionale (76%).

EVOLUZIONE NEI WAY-OUT, PIU’ CESSIONI AGLI ISTITUZIONALI

Le scelte di vie di uscita dagli investimenti di private equity segnalano invece per il 2008 un mercato in cambiamento.

Sono aumentate infatti le cessioni ad investitori istituzionali, al 46% dei casi dal 36% del 2007, e le cessioni ai soci, al 23% rispetto al 18%. In discesa invece le vendite a imprenditori, 26% rispetto al 29% del 2007, e le Ipo, solo il 5% rispetto all‘11%.

Analizzando la struttura del debito, dice ancora lo studio Sda Bocconi, nel 2008 c’è stata una “sensibile diminuzione dei mezzi finanziari erogati dalle banche a favore di operazioni di lbo. Alcune strutture di finanziamento, quali il second lien, tendono ad essere meno impiegate, soprattutto a causa della maggiore onerosità”.

Il rapporto è stato elaborato in collaborazione con Alvarez&Marsal, Barclays PE, Maisto Associati, MBL&Partners e Korn Ferry.

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