28 settembre 2009 / 16:31 / 8 anni fa

Cda banche, UniCredit verso aumento, incognite su scelta Intesa

di Gianluca Semeraro

MILANO, 28 settembre (Reuters) - Alla vigilia dei consigli di UniCredit (CRDI.MI) e Intesa Sanpaolo (ISP.MI) per la decisione definitiva sui Tremonti bond, nulla appare scontato anche se la strada per Piazza Cordusio sembra più chiara.

Oggi il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha sottolineato, a margine di un convegno, che “è prematuro dare per scontato un esito che solo domani si conoscerà”.

“Le decisioni saranno prese solo domani, abbiamo i due consigli e solo domani si potrà dire quale sarà la decisione presa”, ha aggiunto il banchiere.

La stampa da giorni scommette su una rinuncia ai Tremonti bond da parte di entrambe le banche, pur restando l‘esigenza di rafforzare ulteriormente i ratio patrimoniali anche in vista della revisione di Basilea II che dal prossimo anno potrebbe fissare una soglia di Core Tier 1 all‘8% (oggi entrambe le banche sono intorno al 7%).

Diversamente da qualche mese fa oggi è meno costoso rivolgersi al mercato rispetto all‘emissione dei Tremonti bond che hanno una cedola dell‘8,5% e pongono vincoli sui dividendi e gli impieghi alle pmi.

Per contro non bisogna sottovalutare l‘impatto politico che la rinuncia ai Tremonti bond avrebbe. Il ministro dell‘Economia si è speso in prima persona per assicurare uno strumento utile alle banche ma soprattutto funzionale per le pmi e finora solo tre banche - Banco Popolare BAPO.MI, Pop Milano PMII.MI e Credito Valtellinese (PCVI.MI) - hanno aderito. Mps (BMPS.MI) è alla stretta finale.

Per il rafforzamento dei ratio, Intesa ha a disposizione asset non strategici che può dismettere per un valore di libro di circa 10 miliardi, di cui oltre 5 miliardi in deduzione dal Core Tier 1. Tra questi Banca Fideuram che però non sarà tema dei consigli di domani, come dichiarato dall‘AD Corrado Passera qualche giorno fa.

UniCredit, in alternativa ai Tremonti bond, potrebbe dover ricorrere a un aumento di capitale da 4 miliardi, e sarebbe riuscita a superare le resistenze dei suoi grandi soci, vale a dire le fondazioni, con la promessa di distribuzione di un dividendo a fine anno.

“Per UniCredit la strada dell‘aumento di capitale appare segnata”, dice infatti una fonte vicina alla situazione.

Per il momento dalle fondazioni arrivano segnali di cautela. Fondazione Cariverona, prima di prendere una decisione sulla partecipazione all‘operazione, ne attende i dettagli. La Fondazione Crt, in una nota diffusa oggi, fa sapere che esaminerà in dettaglio le eventuali proposte di aumenti di capitale e ha previsto un calendario di lavori in particolare attraverso riunioni delle commissioni.

Intanto è già pronto un consorzio di garanzia di cinque banche - Merrill Lynch (BAC.N), Goldman Sachs (GS.N), Credit Suisse CSGN.VX, Ubs UBSN.VX e Mediobanca (MDBI.MI) - con la stessa UniCredit a curare il collocamento, secondo quanto riferito da alcune fonti la scorsa settimana.

Alcuni analisti tuttavia non escludono che UniCredit possa ricorrere ai Tremonti bond e agli analoghi strumenti governativi austriaci solo per una porzione dei 4 miliardi inizialmente richiesti.

“Per Intesa si registrano invece netti contrasti tra i soci”, aggiunge la fonte. Nei giorni scorsi la stampa ha infatti riferito di disaccordi sull‘asse Torino-Milano anche in merito alla cessione di Banca Fideuram.

In particolare l‘anima torinese dell‘istituto non approverebbe la cessione di Fideuram e lamenterebbe uno spostamento graduale del fulcro dell‘operatività verso Milano.

Non è escluso, neanche dagli analisti, che Intesa possa sottoscrivere i Tremonti bond come misura temporanea in attesa di finalizzare le cessioni. In fondo lo stesso Passera ha dichiarato più volte che i Tremonti bond vanno concepiti come ‘ponte’ in attesa della realizzazione delle dismissioni.

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