27 febbraio 2009 / 14:07 / tra 9 anni

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper febbraio 2009

MILANO, 27 febbraio (Reuters) - A febbraio i gestori si posizionano in maggioranza a benchmark sulle principali asset class, confermando nell‘azionario il favore per comparti considerati difensivi come i farmaceutici e i telefonici.

E’ quanto emerge dal consueto sondaggio Reuters-Lipper, condotto fra nove primari asset management attivi in Italia.

Poco significativi questo mese i ritocchi sull‘allocazione media aggregata in portafoglio: le azioni si attestano al 48,5% (dal 48,4% di gennaio), i bond al 42,5% (dal 42,7%) e la liquidità all‘8,3% circa (dall‘8,2% circa).Le mediane confermano per il terzo mese consecutivo un‘esposizione al 50% per le borse, al 45% per l‘obbligazionario e all‘8% per il cash. Rispetto a gennaio, diminuisce il sottopeso sui bond e il sovrappeso sul cash: cinque gestori su nove dichiarano un posizionamento neutrale sulle tre principali asset class. Come il mese scorso, le borse continuano a restare tuttavia nel radar di breve degli investitori - in particolare quelle europee - con l‘obiettivo di approfittare di eventuali rimbalzi: quattro gestori continuano a segnalare che intendono aumentare l‘esposizione all‘azionario del Vecchio Continente nei prossimi tre mesi.

“Siamo ancora prudenti sull‘azionario anche se stiamo riducendo lentamente il sottopeso perchè ci aspettiamo che le borse reagiscano prima che l‘economia esca dalla recessione”, ha detto Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni.

L‘allocazione attuale mostra, viceversa, una preferenza per Wall Street e l‘azionario giapponese, nonostante le cattive notizie macro dal paese del Sol Levante, alle prese con la peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale: quasi la totalità degli interpellati sono divisi fra chi sovrappesa (4 risposte) e chi tiene a benchmark (4 risposte) i due mercati anche se Tokyo pesa mediamente per il 6% e la borsa Usa per il 18,8% dei portafogli. “Preferiamo il mercato americano a quello europeo perchè quest‘ultimo è un indice molto bancario - e lì i problemi sono lungi dall‘essere risolti - e poi le politiche monetarie e fiscali sono meno aggressive e quindi la ripresa arriverà più tardi”, spiegano da Pioneer Investments.

A febbraio l‘avversione al rischio ha continuato a dominare i mercati, schiacciando le borse mondiali .MIWD00000PUS su nuovi minimi dall‘aprile 1993. In attesa di valutare l‘impatto degli interventi pubblici, resta alta la preoccupazione per la stabilità del sistema finanziario, sullo sfondo di una recessione che non cessa di ricevere conferme da dati macroeconomici negativi. Ad esacerbare la tensione è arrivato nei giorni scorsi l‘allarme delle agenzie di rating sulle economie dell‘Europa dell‘Est e le ripercussioni negative per le banche occidentali che hanno interessi in quest‘area geografica.

Quando si tratta di investire in obbligazioni, a febbraio si rafforza ancora la schiera di quanti sovrappesano le emissioni societarie (66,67%).

“Abbiamo aumentato il rischio corporate negli ultimi tre mesi, tenendoci su rating elevati”, ha detto Trivelli citando l‘ultima emissione quinquennale di Generali (GASI.MI) che offre un rendimento di 195 pb sopra il tasso mid-swap di pari durata.

Da Pioneer Investments, invece, si investe in corporate con tutti i meriti di credito.

I gestori continuano a tenersi alla larga dalla carta americana e, se aumentano a quattro i gestori che sovrappesano i bond della zona euro (tutti gli altri sono a benchmark), raddoppia anche il numero di quanti intendono ridurre l‘esposizione al reddito fisso di Eurolandia nei prossimi tre mesi.

“Stiamo riducendo gradatamente l‘esposizione al rischio tasso utilizzando la parte spread”, ha detto Trivelli. Il manager ha iniziato a sottopesare i governativi cosiddetti “core” (Francia e Germania) a favore di periferici come Italia e Grecia “non solo perchè i rendimenti in valore assoluto sono risicati ma anche perchè sono i paesi che stanno procedendo agli interventi pubblici più massicci”, un fattore che inciderà gradualmente, secondo Trivelli, sul merito di credito sovrano.

“Questo non si vede ancora oggi perchè continua il ‘flight to quality’ e poi, dopo il taglio dei tassi previsto per marzo dello 0,5%, la paura è che il mercato prenda male eventuali segnali di reticenza della Bce a procedere nella manovra espansiva”, aggiunge.

Nell‘allocazione settoriale, i gestori continuano a sovrappesare farmaceutici e tlc, confermando lo sfavore per industriali e, in misura minore, per utility e immobiliare.

“Quello dei telefonici è un settore che dovrebbe risentire meno della crisi, ma bisogna selezionare con attenzione perchè ci sono operatori più indebitati di altri”, spiega Trivelli, ancora positivo su utility e healthcare nel Vecchio Continente.

I bancari sono a benchmark per cinque gestori su nove.

“Siamo scarichi di finanziari e ciclici”, ha detto Trivelli. Ma, avverte, “all‘interno di questi settori, andiamo a cercare società che potrebbero uscire dalla crisi più forti di prima perchè sono ben capitalizzate, senza problemi finanziari e con visibilità sugli utili futuri”.

Le tabelle con i risultati del sondaggio sono inviate in rete separatamente. Per leggerle, fare doppio clic su [ID:nLN454620]

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