25 febbraio 2011 / 11:03 / tra 7 anni

RPT-FOREX 2011 - Risparmio gestito, serve consolidamento - Noera

*Salto dimensionale per reggere alla concorrenza *Rischio disintermediazione per azioni, titoli Stato Italia

*Fusione Eurizon-Pioneer opportuna per sistema-Italia

VERONA, 25 febbraio (Reuters) - L‘asset management italiano ha bisogno di un salto dimensionale che lo renda in grado di confrontarsi con i colossi internazionali. Il consolidamento dell‘asset management italiano è quindi una necessità: senza masse gestite sufficienti per conseguire robuste economie di scala il rischio concreto per l‘Italia è quello di uscire da un‘importante area dell‘industria finanziaria.

A livello di sistema, poi, il pericolo è quello di uno spiazzamento delle azioni e dei titoli di Stato italiani, oggi presenti in forza nei portafogli dei fondi italiani.

In questo quadro un‘operazione di consolidamento tra Eurizon (ISP.MI) e Pioneer (CRDI.MI), i primi due attori italiani del settore, sarebbe ”finanziariamente e politicamente opportuna“ anche se ”molto complicata dal punto di vista industriale.

A tratteggiare questo scenario, insidioso ma anche potenzialmente dinamico, è il presidente dell‘Aiaf, Mario Noera alla vigilia del congresso Atic Assion Aiaf.

“Finalmente i segnali che arrivano dal mondo politico sono incoraggianti, anche se tardivi. L‘armonizzazione fiscale tra fondi esteri e fondi italiani è di aiuto in un paese ad elevato tasso di risparmio, ma con la relativa industria che non riesce ad intercettarlo” commenta Noera a proposito dell‘inserimento nel decreto Milleproroghe dell‘emendamento con cui, uniformando i fondi italiani a quelli esteri, si passa dall‘imposizione sul risultato di gestione maturato a quella sul realizzato.

Il quadro attuale rimane poco confortante: oggi quasi il 60% dei fondi che sono nei portafogli degli italiani sono estero-vestiti o esteri e l‘adeguamento fiscale arriva quando si è giunti ormai a ridosso della direttiva Ucits IV che, introducendo dal prossimo luglio un ‘passaporto europeo’ per i fondi interazionali, rende “sempre più arduo il terreno competitivo anche per i fondi italiani” commenta Noera.

“Una delle conseguenze possibili è che l‘asset management italiano non sia in grado di reggere la concorrenza straniera, che i fondi vengano in qualche modo disintermediati perchè non riescono a garantire livelli di qualità adeguati. Quindi potrebbe essere forte la tentazione per le banche che li possiedono di cedere queste aziende a concorrenti stranieri” spiega ancora.

Il presidente Aiaf ricorda inoltre che se - anche sulla spinta di risparmiatori più esigenti - si diffondesse un‘architettura aperta con i distributori che mettono nei portafogli fondi di altri, per le Sgr italiane, sinora protette dalla distribuzione captive delle banche proprietarie le attuali quote di mercato verrebbero ulteriormente messe in discussione.

L‘importante è che “il consolidamento abbia caratteristiche domestiche: l‘asset management si nutre non solo di economie di scala, ma amche di conoscenza e di capacità di gestire l‘informazione”.

“Un risparmio in mano a gestori che stanno a Singapore o a New York e non a Milano ridurrebbe a marginale lo spazio nei portafogli per i titoli quotati italiani perché mancherebbe l‘attenzione e l‘analisi su questi titoli” commenta Noera.

Potrebbe poi concretizzarsi un altro fattore negativo: l‘uscita dai portafogli di quote rilevanti di titoli di Stato italiani. “I gestori italiani si muovono avendo ben presente i fattori di rischio, sono meno propensi al panico e a spostare radicalmente i loro portafogli fuori da questo investimento, ma non si può dire lo stesso per la capacità di analisi del debito italiano da parte dei gestori esteri” commenta Noera. “Nel medio periodo gli effetti potrebbero essere rilevanti”.

In questa luce l‘ipotesi di unire le attività di asset management delle due principali banche italiane, acquista un ruolo centrale.

“Ha un senso nella creazione di masse non estero-vestite ed è politicamante e finanziariamente opportuna” commenta Noera.

“Anche se dal punto di vista industriale è un‘operazione complicata: il coefficiente di sovrapposizione organizzativa è ampio e comporterebbe costi di ristrutturazione aziendale molto elevati” conclude.

Luca Trogni

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