26 gennaio 2011 / 17:51 / 7 anni fa

Eurizon/Pioneer più di un auspicio, non ancora trattativa -fonti

di Gianluca Semeraro e Maria Pia Quaglia

MILANO, 26 gennaio (Reuters) - La creazione di un polo del risparmio gestito tutto italiano, con l‘integrazione tra Pioneer ed Eurizon, è un po’ più di un ragionamento solo teorico o di un auspicio anche se ancora non ha i connotati di una trattativa vera e propria.

Lo riferiscono alcune fonti vicine alla situazione sottolineando che un progetto di questo tipo sarebbe al momento più un suggerimento del mondo della politica su cui le due maggiori banche italiane - UniCredit (CRDI.MI) e Intesa Sanpaolo (ISP.MI) - stanno facendo delle riflessioni.

Certamente non si tratta di un‘operazione semplice anche perché dovrebbe confrontarsi con la volontà dichiarata più volte dal governatore di Bankitalia Mario Draghi di promuovere l‘indipendenza delle società di risparmio gestito dalle banche e con le problematiche che nascerebbero sul fronte antitrust.

Diversi esempi a livello europeo però suggeriscono la strada da prendere: prima fra tutti la creazione del colosso francese Amundi tra Credit Agricole (CAGR.PA) e SocGen (SOGN.PA).

“C’è una convergenza politica sul progetto. L‘idea non dispiace a Tremonti. Sicuramente si stanno facendo delle riflessioni ma per parlare di un livello tecnico della trattativa è un po’ troppo presto”, spiega una delle fonti.

Due giorni fa l‘AD di UniCredit Federico Ghizzoni non ha di fatto chiuso la porta al progetto. “Stiamo cercando la soluzione migliore per Pioneer, non è importante se italiana o francese”, ha detto.

Il giorno dopo Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, tra i soci più importanti di Intesa, ha dichiarato di fare il tifo per un‘operazione di questo tipo nell‘ambito di un discorso “di carattere più generale” che riguarda l‘italianità del settore.

L‘idea non è nuova: Giacomo Neri, responsabile dei servizi finanziari di PriceWaterhouse Cooper, in un‘intervista a Reuters aveva dichiarato a fine giugno che un‘integrazione tra Eurizon e Pioneer sarebbe “facile industrialmente ma non politicamente o per altri aspetti”.

E di fronte a una ferma volontà politica di tenere il controllo del risparmio gestito italiano nel nostro paese - è l‘opinione di una seconda fonte - ci potrebbero essere anche interventi di carattere normativo a supporto dell‘operazione.

Occorrerà fare i conti anche con la reale volontà delle due banche di impegnarsi in un‘operazione di questo tipo, osserva una terza fonte. La priorità dichiarata di UniCredit per Pioneer è stata finora la valorizzazione della società non la difesa dell‘italianità. E l‘AD di Intesa Corrado Passera lo scorso agosto aveva escluso la possibilità di operazioni con altre società per Eurizon Capital.

Ragionando per numeri Pioneer Investments al 31 dicembre aveva un patrimonio getsito di oltre 186,6 miliardi di euro, è presente in 28 paesi nel mondo e gestisce negli Usa Pioneer Fund, il terzo fondo comune più antico del paese. Ha un‘offerta composta da più di 180 fondi comuni di investimento e un team di 2.000 professionisti di cui oltre 370 impegnati direttamente nella gestione degli investimenti.

Eurizon Capital è costituita da quattro società specializzate nel risparmio gestito e al 30 settembre aveva un patrimonio getsito di 166,7 miliardi, comprensivo dei fondi italiani e lussemburghesi e delle gestioni patrimoniali.

Amundi, che è il terzo operatore europeo e l‘ottavo al mondo, al 30 settembre contava asset under management per 687,7 miliardi di euro.

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