15 novembre 2010 / 11:35 / tra 7 anni

PORTAFOGLI -Sella Gestioni con dollaro debole aumenta equity Usa

* A Wall Street in sovrappeso tech, Nike, McDonalds

* In Europa punta su esposizione a consumi interni paesi

emergenti, bancari selezionati

* Piccole posizioni su debito irlandese, portoghese

MILANO, 15 novembre (Reuters) - Da qualche settimana c’è un po’ più corporate America nei portafogli di Sella Gestioni, che non disdegna neppure bancari selezionati come Hsbc (HSBA.L) e Santander (SAN.MC) e ha comprato titoli di stato irlandesi e portoghesi, seppure in porzioni contenute.

Lo ha detto a Reuters il direttore investimenti Nicola Trivelli, ricordando che l‘azionario è mediamente pesato per il 60-65% di un portafoglio bilanciato con una predilezione per i mercati emergenti, Brasile, Cina e India in particolare.

“I risultati del terzo trimestre non scontano l‘euro a 1,40 ma un euro più debole”, ha detto Trivelli in un‘intervista. Guardando avanti, “il dollaro debole favorirà le esportazioni Usa”, ha aggiunto.

“In particolare abbiamo aumentato il peso delle società del settore tech ma anche marchi forti del settore consumer come Nike (NKE.N) e McDonald’s (MCD.N)”.

Il tema degli emergenti guida anche le scommesse sui listini del Vecchio Continente: Sella sovrappesa case automobilistiche come Volkswagen (VOWG_p.DE) e titoli del lusso esposti all‘accelerazione dei consumi interni dei paesi in via di sviluppo, diventati i principali motori della crescita globale.

“Non ci piacciono le aziende locali concentrate sul mercato domestico e siamo prudenti verso le utility in generale e le tlc”, ha detto Trivelli, anche se “Telecom e Telefonica, con l‘esposizione al Sud America, possono essere interessanti”.

ESPOSIZIONE A UE RIVISTA SE EURO A 1,5 DOLLARI

Il caro euro non preoccupa, almeno fino a quando la moneta unica non supererà quota 1,5 dollari EUR=; sopra questi livelli il rischio competitivo diverrebbe tuttavia tale da costringere Sella a rivedere l‘investimento in Eurolandia.

“In Ue non ci sono meccanismi per svalutare l‘euro quindi si rischia che la moneta unica nei prossimi anni diventi strutturalmente forte”, avverte il direttore investimenti. “Adesso può servire per stabilizzare la pressione sui paesi periferici ma andando avanti potrebbe diventare un problema”.

In questi giorni i differenziali di rendimento dei periferici (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia) sono tornati ad allargarsi, complici i timori per la salute delle finanze di Dublino.

In termini di rischio paese Sella punta, da inizio anno, sui governativi italiani, dove “i flussi degli investitori, abituati a investire nel nostro paese, sono rimasti costanti anche nei momenti di pressione sui periferici”.

Quest‘estate in portafoglio si sono aggiunti i titoli spagnoli “quando (la Spagna) ha messo mano al settore finanziario” e, recentemente, anche quelli di Irlanda e Portogallo.

“In termini assoluti secondo me (Irlanda e Portogallo ndr) hanno spread interessanti se visti fuori dall‘emotività del momento e in termini relativi rispetto agli spread dei paesi emergenti”, osserva Trivelli, ricordando che le posizioni su questi due paesi sono marginali e vengono considerate alla stregua di un investimento in emissioni societarie “high yield”. “Offrono un buon premio al rischio anche se la volatilità sarà ancora molto elevata”, ha aggiunto.

GLOBALIZZAZIONE METTE IN DISCUSSIONE INVESTIMENTO SETTORIALE

I bancari, al centro della crisi finanziaria ed economica, restano in sottopeso ma non senza qualche eccezione: “Scommettiamo su singoli temi come Hsbc e Santander, che generano elevate percentuali dei loro utili nei paesi emergenti e hanno terminato la ripatrimonializzazione”, ha detto il direttore finanziario.

Le idee di investimento legate ai singoli settori sono ormai peraltro superate, secondo Trivelli: la globalizzazione ha aumentato la concorrenza da una parte, creando nuove opportunità dall‘altra. Oggi, più dell‘appartenenza ad un determinato settore, sono determinanti qualità del management e flessibilità per adattarsi ai cambiamenti.

“All‘interno di uno stesso settore ci sono storie diverse a seconda di dove l‘azienda è andata ad investire e quali sono state le strategie”, spiega Trivelli. “Una volta si investiva sul settore in sè e il mercato reagiva in modo più omogeneo”.

Un discorso che si applica anche ai finanziari, comparto uscito dalla crisi profondamente trasformato e che ancora oggi sta attraversando una fase di assestamento.

“Il settore finanziario sta modificandosi in modo strutturale: alcuni business sono scomparsi, altri hanno una redditività molto più bassa e la regolamentazione più stringente sta aumentando i costi, così come la diffidenza spesso ancora elevata stanno costringendo a ripensare il business; inoltre, in futuro, ci sarà bisogno di capitali maggiori”, ha osservato Trivelli. “Il mercato questo lo ha scontato; il settore è destinato ad essere più stabile dal punto di vista degli utili ma c’è ancora una fase di assestamento per capire quale sia il valore vero del settore”.

Sella Gestioni gioca infine il mercato delle materie prime, acquistando le società attive nel settore: “Ci sono ancora occasioni nel settore aurifero, petrolifero e nei beni agricoli, da diversi mesi scommettiamo sui fertilizzanti”, ha concluso Trivelli.

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