9 novembre 2010 / 11:01 / tra 7 anni

PORTAFOGLI-Axa dopo QE2 più sedotta da rischio,occhi a small cap

* Esposizione a borse europee risale a benchmark

* Mercati globali non cari, prezzano 12 volte utili futuri

* Preferiti governativi emergenti e UK

MILANO, 9 novembre (Reuters) - Con la seconda puntata di “quantitative easing”, lanciata dalla Federal Reserve settimana scorsa, Axa IM ha aumentato l‘esposizione alle borse europee e potrebbe considerare di realizzare qualche posizione sui titoli di stato.

Lo ha detto a Reuters Franz Wenzel, vice direttore della strategia d‘investimento di AXA IM, controllata del gruppo AXA (AXAF.PA) (524 miliardi di euro in gestione a fine giugno).

“Siamo più costruttivi in termini di asset rischiosi perchè il QE2 è stato positivo - sia in termini di ammontare che di durata - e perchè i dati macroeconomici hanno sorpreso positivamente soprattutto negli Stati Uniti”, ha detto Wenzel citando le ultime statistiche relative a Ism, Pil e consumi privati.

“Siamo ancora neutrali sull‘azionario ma pensiamo che i mercati più legati al beta, in particolare i mercati emergenti e alcuni mercati di Eurolandia, dovrebbero beneficiare di queste condizioni più positive”, ha aggiunto.

La ripresa economica in atto e la stabilizzazione dei leading indicator in Europa e Stati Uniti, secondo Wenzel, dovrebbero dare benzina alle borse fino alla fine dell‘anno e, poi, nel 2011. Anche le prospettive di generazione di utili sono promettenti. “Ci aspettiamo un ulteriore aumento del 10% nel 2011, un chiaro segnale che i mercati globali non sono cari, (prezzando) 12 volte gli utili futuri”, ha detto Wenzel.

CARO EURO SI BATTE CON SMALL CAP

Axa Im è tornata a benchmark sulle borse europee ma di fronte al rischio di un ulteriore rafforzamento della moneta unica, dopo la manovra da 600 miliardi di dollari decisa dalla Fed, punta sulle piccole capitalizzazioni, soprattutto in Francia e Germania.

“L‘euro forte è uno svantaggio per le grandi capitalizzazioni, le piccole sono più concentrate sul mercato domestico”, spiega Wenzel.

I settori destinati a beneficiare del miglioramento delle condizioni macro e della recente iniezione di liquidità della Fed sono, secondo Wenzel, soprattutto i “materials” e gli industriali, le scommesse settoriali attualmente preferite da Axa IM. Più cautela su comparti difensivi come utility e tlc, entrambi caratterizzati da una crescita troppo stentata degli utili - vista 5-10% nei prossimi tre anni - seppur con dividendi ancora interessanti.

Axa Im sta tuttavia valutando operazioni basate sulla valutazione relativa fra le emissioni societarie del settore difensivo e il rendimento del dividendo dell‘azione corrispondente.

“Sembra che quest‘ultimo sia di gran lunga superiore al rendimento dell‘emissione, suggerendo la possibilità di un ‘trade di coppia’, andare lunghi sul (titolo del) settore, restando corti sul bond”, ha spiegato Wenzel, aggiungendo: “questo sembra possa essere un tema per l‘anno prossimo”.

SU TITOLI STATO ITALIA TIMORE “EFFETTO PERIFERICI”

Alcune preferenze settoriali dell‘equity si ritrovano simmetricamente nell‘investimento sul debito delle aziende. E’ il caso degli industriali. “Gli utili delle aziende cresceranno del 10-15% l‘anno prossimo in Eurolandia e questo è positivo per questo segmento, inoltre gli investimenti di sostituzione iniziati negli Stati Uniti incominceranno anche in Ue”, ha spiegato il gestore, più scettico sui difensivi e neutrale sui finanziari.

Quando si tratta di investire nei debiti sovrani di Eurolandia, Axa Im predilige esplicitamente la qualità, puntando su titoli di stato francesi e tedeschi. I titoli di stato preferiti sono comunque i governativi dei paesi emergenti, essenzialmente Sud America e Asia, e i titoli britannici.

“Non abbiamo una visione negativa sui governativi italiani ma, in un‘ottica di più lungo termine, temiamo che gli spread possano essere penalizzati dalle condizioni negative di altri stati come l‘Irlanda”, ha detto. “Il rischio sovrano in Ue resterà un problema per diverso tempo”, ha aggiunto.

Proprio nelle ultime sedute i titoli dei cosiddetti “periferici” sono tornati sotto pressione: tra i fattori, l‘Irlanda che ha annunciato obiettivi di riduzione del deficit considerati, da molti, troppo ambiziosi.

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