15 ottobre 2010 / 09:03 / tra 7 anni

PORTAFOGLI - Ubi Pramerica cauta su borse punta su tlc e IT

* Piacciono anche beni consumo, forte sottopeso sui bancari

* Tokyo è ritenuta sottovalutata

* Neutrale sui bond, Italia attraente fra i periferici

di Maria Pia Quaglia

MILANO, 15 ottobre (Reuters) - Le borse sono destinate a restare intrappolate in trading range ma non mancano occasioni fra tlc, IT e beni di consumo. Questa, in estrema sintesi, la view di Ubi Pramerica sgr (gruppo Ubi Banca (UBI.MI)) che a fine settembre gestiva 19,5 miliardi di euro.

Lo scenario principale della casa è quello di una crescita moderata e vulnerabile nei paesi sviluppati, sostenuta in quelli emergenti, vera locomotiva dell‘espansione globale; ma i rischi, che spaziano dal “double dip” alla solvibilità nell‘area euro, sono numerosi e non promettono nulla di buono sul fronte degli utili societari.

“Le sorprese sugli utili saranno più probabilmente negative, in linea con la decelerazione dei ‘leading indicator’ macro”, ha detto a Reuters, in un‘intervista, Emilio Franco, direttore degli investimenti di Ubi Pramerica sgr.

Sulle borse “pensiamo che non ci sia grande spazio per un‘espansione dei multipli”, ha aggiunto.

Prudenza allora sull‘azionario, in particolare con i titoli bancari, senza tuttavia rinunciare a cavalcare temi promettenti nel settore delle tlc, della tecnologia e dei beni di consumo.

“Ci concentriamo sulle società con flussi di cassa molto stabili e sostenibili e abbiamo un bias molto forte per i dividendi”, ha detto. “Abbiamo un posizionamento importante anche sulla tecnologia, in particolare società leader nel loro settore e molto solide nella generazione di cassa”.

Per Franco, un contesto con bassi tassi di interesse a medio termine non necessariamente è favorevole all‘equity.

“Una riduzione dei tassi di interesse a medio/lungo come quella ingegnerizzata di recente dalla Fed attraverso la diffusione di aspettative di un nuovo quantitative easing, non necessariamente si traduce in una pari riduzione del tasso di sconto, con il quale si attualizzano gli utili attesi futuri, e in una conseguente rivalutazione dell‘equity”, spiega.

“La riduzione delle aspettative di crescita reale ha una relazione empirica forte e inversa con il premio per il rischio, che sale quando le attese di sviluppo per il lungo termine calano, come sta accadendo adesso”.

FORTE SOTTOPESO SUI BANCARI, TOKYO A BUON MERCATO

Se la cautela è d‘obbligo sull‘equity, dai bancari è opportuno proprio stare alla larga.

“Pensiamo che molti dei problemi strutturali delle banche non siano stati risolti”, ha detto Franco. “(Gli istituti di credito) hanno bisogno di iniezioni di capitale e la parte ordinaria della redditività delle banche è oggi strutturalmente sotto pressione, specialmente in previsione di tassi che resteranno bassi a lungo”, ha aggiunto citando tensioni sui margini di interesse, volumi asfittici e una qualità del credito che potrebbe nuovamente peggiorare.

Nell‘area euro, in particolare, proprio la fragilità delle banche è “un elemento di amplificazione del rischio sovrano perchè sono molto esposte (al rischio sovrano)”, sottolinea il gestore.

Dopo che gli stress test condotti quest‘estate sulle banche europee avevano in certa misura rassicurato il mercato, cifre come quelle per il salvataggio Anglo Irish sono state infatti una doccia fredda.

La recente decisione delle autorità giapponesi di intervenire sul cambio, indebolendo lo yen, ha riacceso invece i riflettori della casa sulla borsa giapponese.

“E’ un mercato che è diventato ancora più sottovalutato, perchè da maggio in poi lo yen ha iniziato a rafforzarsi sul dollaro, penalizzando la borsa orientata fortemente alle esportazioni”, ricorda il gestore. “Oggi però la volontà di indebolire lo yen favorirà il mercato azionario del Paese”.

SOLO ITALIA ATTRAENTE TRA I PERIFERICI

L‘impostazione è neutrale sull‘obbligazionario, dove i fattori di supporto non sono più sufficienti davanti a valutazioni che incorporano un‘attesa di rallentamento e al riposizionamento degli investitori su questa asset class. Nei portafogli di Ubi ci sono governativi tedeschi e corporate investment grade sulla parte breve della curva (1-3 anni).

“Per noi l‘esposizione ex Germania è essenzialmente rappresentata dall‘Italia, dove pensiamo che i fondamentali siano migliori rispetto a quelli di altri paesi periferici”, sottolinea Franco.

Il quadro complessivo, complicato ulteriormente dalle tensioni esplose sulle valute, richiede senza dubbio una gestione attiva. Ma oggi, dopo la crisi finanziaria ed economica, l‘investitore ha un‘arma in più per scegliere.

“Ha visto come le sgr si comportano di fronte a rischi inattesi e scenari complessi, ha visto chi ha rischiato con Lehman Brothers e Grecia e ha quindi elementi utili per saper scegliere il proprio consulente in materia di investimenti”, conclude il fund manager.

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