30 giugno 2010 / 13:45 / 7 anni fa

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper giugno 2010

* Gestori mantengono le posizioni, cautela su rischio

* Stretta fiscale è questione aperta che frena l‘Europa

* Attenzione su ultimi segnali macro da Stati Uniti

MILANO, 30 giugno (Reuters) - Giugno trascorre sotto il segno della continuità per i portafogli dei più importanti gestori italiani, che restano in attesa di segnali più chiari sulla ripresa, di una soluzione della crisi sovrana in Europa e di indicazioni su tempi e modi del ritorno a regimi di politica monetaria meno espansiva.

Sull‘equity l‘allocazione aggregata conferma in sostanza i valori di maggio, 48,25% medio di peso nei portafogli dei gestori dal 48,00% di maggio. In linea anche la componente bond che vale il 43,63 dal 43,75%. Conferma ancora più puntuale dai dati di mediana, con azioni e obbligazioni ancora al 47% e 46% di maggio rispettivamente (i dati nella tabella inviata separatamente).

E’ questa la tendenza fondamentale evidenziata dal consueto sondaggio che Reuters Lipper conduce fra otto primari gestori attivi in Italia.

“Non abbiamo apportato grosse modifiche, confermiamo il nostro taglio molto cauto”, dice un gestore di Pioneer Investments. “Vediamo scenari contrastanti: una ripresa che c’è, assieme a fattori regionali come la crisi del debito in Europa che non dovrebbero compromettere l‘economia globale, visto che l‘Europa è tutt‘altro che un motore di crescita, ma possono costituire un elemento di disturbo”.

Continuità che si riflette anche nelle scelte di Zenit sgr, spiega il gestore Marco Bonifacio: “Non ci sono stati grossi cambiamenti, restiamo tra sottopeso e neutralità sull‘azionario e più o meno sovrappeso sulla parte obbligazionaria”.

EQUITY: MEGLIO CAUTELA, EUROPA NON ENTUSIASMA

Sul Vecchio Continente pesa il consolidamento fiscale a cui molti paesi sono tenuti per raddrizzare i conti. “Siamo per il contenimento del rischio, la componente azionaria potrebbe essere ridotta soprattutto nella parte europea”, commenta Pioneer Investments.

Con una differenza, aggiunge l‘analista, rispetto all‘inizio dell‘anno. “Allora riduzioni sull‘equity europeo erano bilanciate da incrementi in altre regioni, ora in contropartita aumenta l‘obbligazionario. Le strette fiscali possono rendere strutturalmente debole l‘economia europea, colpendo i consumi”.

Del resto non tutti i paesi sono ugualmente pronti a sfruttare l‘euro con le esportazioni, anzi: “quelli costretti a tirare la cinghia sono anche i meno propensi all‘export”, dice Pioneer, per cui “l‘Europa appare sempre più precaria”.

Zenit riferisce di un azionario in sottopeso sulla parte europea e a peso sul Nordamerica. Con l‘intervento a favore dei paesi in difficoltà “ci siamo comprati un paio d‘anni di tranquillità”, dice Bonifacio. “Ma sebbene si vada nella direzione corretta, gli squilibri macroeconomici che hanno portato alla crisi non sono risolti né facilmente risolvibili”.

USA, SPUNTANO DUBBI SU RIPRESA Gli ultimi dati macroeconomici, sottolineati dalla cautela della Federal Reserve, spingono i gestori italiani a scrutare attentamente i segnali dagli Stati Uniti. “Ci sono dubbi, anche perché la ripresa è partita da un intervento pubblico massiccio e questo snodo era cruciale per capire se ora fosse in grado di proseguire sulle proprie gambe”, commenta Bonifacio. “E i primi dati non sembrano incoraggianti”.

Più ottimista il quadro secondo Pioneer, che premette come dubbi ne abbia avuti anche la Fed, aggiungendo però che “quando scadono provvedimenti di incentivo, c’è sempre un momento di vuoto. È presto per giudicare, aspettiamo i prossimi dati”.

Pioneer resta positiva anche sull‘andamento del mercato del lavoro americano, che pure sembra segnare il passo. “Negli Usa l‘occupazione temporanea è in ripresa già da 8-9 mesi”, nota l‘analista. “Forse il distacco sulla ripresa dell‘occupazione stabile sarà più lungo del solito perché le aziende sono più caute, ma i segnali diso direzionale restano buoni”.

BOND, RISCHIO SUL BREVE, CORE SUL LUNGO

Chiara la posizione dei gestori sul debito pubblico. “Abbiamo diversificato lungo la curva del rendimento, scegliendo il debito core sulla parte lunga e quello periferico sul breve, il cui rendimento vale un‘addizionale di rischio”, osserva Bonifacio. Pioneer punta sul “debito governativo soprattutto core, che ormai significa solo Germania”.

E dopo il caos nella zona euro, il gestore scruta l‘orizzonte. “Una possibile grossa sorpresa sarebbe scoprire un rischio simile fuori dall‘Europa, un paese grosso con una posizione fiscale precaria”, riflette l‘analista di Pioneer, che pensa “al Giappone, dove il nuovo capo del governo sta pensando a una stretta fiscale e quindi è consapevole del problema”.

Uno scenario di crisi vera e propria è “improbabile”, precisa l‘analista, “per il tasso di risparmio elevato se non altro per motivi anagrafici. Non rischiano una situazione sudeuropea, però può essere un fattore di possiibile preoccupazione”.

Per la tabella riassuntiva delle risposte fare doppio click su [ID:nLDE65O0L1].

La versione integrale di questa e altre ricerche sul sito www.lipperweb.com

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