30 marzo 2010 / 14:59 / 8 anni fa

PORTAFOGLI - Rischio sovrano? Sopravvalutato, ma non troppo

* Prevale opinione che situazione sia risolvibile

* Rischio di peggioramento a catena in rating credito

* Possibile scenario di disciplina fiscale e alta liquidità

MILANO, 30 marzo (Reuters) - Il rischio sovrano, “tema” portato in evidenza nel primo scorcio del 2010 soprattutto iper l‘incerta situazione di alcuni paesi della zona euro alle prese con un deficit pubblico esorbitante, potrebbe essere a conti fatti un pericolo sopravvalutato. E’ questa l‘opinione di cinque degli otto primari gestori italiani sentiti a marzo nel consueto sondaggio mensile di Reuters-Lipper.

Non è però trascurabile, per quanto minoritaria, la componente dei tre gestori che alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi sta prendendo in considerazione un cambiamento significativo della propria asset allocation.

“Quella sul debito sovrano è in effetti la singola preoccupazione più importante sullo scenario economico-finanziario”, conferma Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse.

La banca, precisa il gestore, non arriva però a rimettere in discussione la propria asset allocation sulla base di tale questione. “Riteniamo che si tratti di una crisi contenibile”, spiega Fonzi. “Sia pure in modo esitante una soluzione per la Grecia è stata trovata. E non ci sembra che le grandi economie, quelle che possono veramente mettere a repentaglio il sistema, siano gestite in modo scriteriato”.

Di orientamento diverso Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni: “Noi effettivamente vediamo un rischio di peggioramento del merito del credito e di convergenza verso il basso dei giudizi, con spread più larghi anche per paesi tripla A come gli Usa e il Giappone, oltre all‘interno della zona euro”, dice il gestore.

E se la Germania mostra una solidità decisamente migliore, prosegue Trivelli, “c’è il caso emblematico della Spagna, che viene da una tripla A ma seguirà un trend di downgrade nei prossimi anni”. Questo, è la conclusione, porterà a spread in allargamento, accentuati a loro volta dalle scelte degli investitori, “che modificheranno i portafogli in base alle modifiche di rating”.

Gli scenari del debito pubblico, ipotizza invece Fonzi, possono persino avere un effetto paradossalmente virtuoso. “Da quando è emerso il problema, le autorità danno più importanza al riequilibro fiscale rispetto a quello monetario”, osserva il gestore. “Complice anche la bassa inflazione, per non strozzare l‘economia il rialzo dei tassi può essere rimandato a favore del raddrizzamento dei conti: si può creare così il contesto più favorevole ai mercati finanziari, un mix di comportamento fiscale virtuoso e di abbondante liquidità, come si è visto negli anni Novanta”.

Il nuovo sondaggio mensile di asset allocation Reuters Lipper sarà pubblicato domani alle ore 15.

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