15 marzo 2010 / 17:04 / tra 8 anni

Banche, più disciplina,nessuna "too big to fail" - Assonime-Ceps

MILANO, 15 marzo (Reuters) - Dare più disciplina di mercato e non escludere che una istituzione finanziaria - per quanto grande - possa fallire senza ripercussioni sistemiche.

Queste alcune delle soluzioni per una riforma della regolamentazione del mondo delle banche cross-border proposte dalla task force Assonime-Ceps (Centre for European policy studies) che oggi sono state presentate a Bruxelles ai grandi del G20 ed altri interlocutori istituzionali chiave.

Il rapporto, intitolato “Overcoming too big to fail - regulatory framework to limit moral hazard and free riding in the financial sector” parte respingendo proposte di ripristino di “antiche separazioni strutturali tra gli intermediari” ed esplicitamente critica i limiti proposti dal consigliere della Casa Bianca Paul Volcker per frenare le deviazioni della finanza.

“Sarebbero di difficile attuazione” secondo il Rapporto “e potrebbero comportare alti costi in termini di disponibilità di credito per l‘economia, se ad esempio limitassero la capacità delle banche di coprirsi dai rischi di credito o di gestire la liquidità”.

In alternativa, gli esperti di Assinime e Ceps fondano una riforma possibile su due pilastri:

- contenimento “dell‘azzardo morale” con rafforzamento della disciplina di mercato sugli azionisti e sui manager delle banche e aumento del costo della licenza bancaria;

- possibilità che tutte, o gran parte delle istituzioni finanziarie, “possano fallire senza ripercussioni sistemiche ingestibili”.

Tra gli strumenti proposti, l‘eliminazione dei requisiti di capitale basati sugli attivi ponderati per il rischio, dato che la stessa rischiosità degli attivi dipende dalle condizioni di mercato e dal grado di fiducia, anche se “un requisito di capitale minimo, calcolato in rapporto al totale delle attività o delle passività dei gruppi bancari, è comunque indispensabile per porre un tetto all‘eccessiva assunzione di rischio”.

Corrette le regole prudenziali sul capitale, interventi possibili per rimuovere “l‘azzardo morale” includono: riportare a un giusto equilibrio i privilegi della licenza bancaria; rimuovere la promessa esplicita o implicita di salvataggio pubblico in caso di crisi; rendere difficile una eccessiva acquiescenza delle autorità di vigilanza verso le banche.

Riformare la garanzia dei depositi, per il Rapporto, è il primo pilastro di una architettura regolamentare capace di “contenere al minimo l‘azzardo morale”.

Un giusto prezzo per la licenza bancaria vedrebbe le banche sostenere ex-ante il costo pieno della garanzia dei depositi, un modo che assicurerebbe di far pagare alle banche il giusto prezzo del rischio che generano.

La valutazione del rischio, prosegue lo studio, ”dovrebbe considerare, oltre alla qualità degli attivi, fattori quali la stabilità delle fonti di finanziamento, la gestione dei rischi e il sistema dei controlli, la liquidità e le fonti integrative in caso di bisogno, il grado di interconnessione con altre banche, la complessità, la stessa dimensione.

Il secondo pilastro è la “credibile rimozione della promessa che le grandi banche non possano fallire” per cui tutti i principali paesi dovrebbero adottare procedure speciali di risoluzione, con ampi poteri di intervento in caso di crisi.

Terzo pilastro proposto è infine “un sistema di interventi obbligatori da parte delle autorità di vigilanza, sotto la vigilanza dell‘Autorità bancaria europea, man mano che il capitale scende al di sotto di determinate soglie”.

Se la ricapitalizzazione fallisce, i supervisori saranno tenuti a imporre le misure di riorganizzazione necessarie, e qualora queste fossero insufficienti si proporrebbe la liquidazione che includerebbe il passaggio a una “banca ponte” delle attività sane, mentre le altre attività e passività resterebbero nella “banca residuale” destinata a perdere la licenza bancaria e alle cure di un amministratore di nomina dell‘autorità bancaria europea.

“Il beneficio di un tale sistema” nella proposta Assonime-Ceps, sta in interventi correttivi che “hanno luogo ben prima che il capitale scenda a zero, in modo che le perdite per il fondo di garanzia dei depositi e, in ultima istanza, per i contribuenti, siano contenute”.

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