17 febbraio 2017 / 10:50 / 7 mesi fa

Derivati, Corte Conti contesta danno 4,1 mld in caso Morgan Stanley

ROMA, 17 febbraio (Reuters) - La procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti ha contestato un danno erariale complessivo di 4,1 miliardi nell‘ambito dell‘indagine sulla chiusura e ristrutturazione dei derivati tra Morgan Stanley e ministero dell‘Economia.

Tra fine 2011 e inizio 2012 il Tesoro ha versato alla banca americana circa 3 miliardi di euro in conseguenza di una clausola di “Additional termination event” presente in alcuni contratti.

“Il danno complessivamente contestato è di 4,11 miliardi”, ha detto il procuratore Donata Cabras intervenendo all‘inaugurazione dell‘anno giudiziario 2017.

Il magistrato non chiarisce chi debba rimborsare le somme ma, secondo quanto riferito a settembre da una fonte giudiziaria, nel mirino sono finiti non solo Morgan Stanley ma anche l‘attuale responsabile del debito pubblico Maria Cannata, il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via e gli ex ministri Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.

Secondo la procura, alcuni dei contratti contestati “evidenziavano profili speculativi che li rendevano inidonei alla finalità di ristrutturazione del debito pubblico - l‘unica consentita dalla normativa per operazioni in derivati - non essendo ammissibile per lo Stato, investitore pubblico, assumersi rischi rilevantissimi”.

Morgan Stanley ha tratto beneficio dal doppio ruolo di controparte nei contratti e di Specialist del debito e, nel complesso, ha svolto un ruolo “dominante e predominante” a fronte della tendenza del Tesoro a “subire talune scelte”, sostiene il magistrato.

Inoltre, “la particolare posizione rivestita dalla banca nella vicenda ha finito per caratterizzare i rapporti con il ministero attraverso un sostanziale affidamento, che configura una ipotesi di inserimento organizzativo e funzionale dell‘istituto di credito nella gestione del debito pubblico”.

I 4,1 miliardi tengono conto di oltre 3 miliardi versati a Morgan Stanley e di 700 milioni come costo del finanziamento sostenuto per far fronte al fabbisogno generato dalla chiusura dei contratti.

Altri 270 milioni sono i “flussi finanziari relativi esclusivamente alle swaption vendute, che sono da ritenere non stipulabili in assoluto dallo Stato, a causa della loro natura intrinsecamente negativa”, dice Donata Cabras.

(Giuseppe Fonte)

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