20 novembre 2015 / 10:20 / tra 2 anni

ECONOMICA-Banca d'Italia, soci in movimento, un anno per cedere 50% capitale

di Luca Trogni

MILANO, 20 novembre (Reuters) - Finalmente si muove. A quasi due anni dalla riforma della governance di Banca d‘Italia il fronte dei soci, che entro fine 2016 dovrebbero rispettare il tetto azionario del 3%, comincia a modificarsi.

I primi tre - Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali - si sono alleggeriti, in proporzione alla loro quota, di quasi il 10% del capitale di Bankitalia, mentre simmetricamente cinque casse previdenziali di professionisti hanno comprato quasi interamente le quote in vendita.

Le casse pensionistiche - Enpam (medici e odontoiatri), Cassa Forense (avvocati), Inarcassa (ingegneri e architetti), Cassa Ragionieri (ragionieri) ed Enpaia (impiegati e dirigenti dell‘agricoltura) - con il 10% complessivo acquisiscono il diritto di convocare l‘assemblea della banca centrale.

Un diritto più virtuale che concreto dal momento che è difficile pensare ad assemblee non dettate da Banca d‘Italia stessa. Più elevato il valore reputazionale derivante dal fatto di costituire nel loro insieme una fetta non marginale dell‘azionariato dell‘istituzione.

A questo, per chi deve mettere a reddito il proprio patrimonio, si aggiunge un motivo molto più concreto: una garanzia quasi totale di ritorno dell‘investimento con rischi minimi, ottimo soprattutto in tempi di tassi di interesse attorno a zero.

La remunerazione annunciata sul bilancio 2015 è pari al 4,5% del capitale rivalutato e il governatore Visco ha preannunciato per il futuro dividendi di simile entità. Il tetto di remunerazione, fissato al 6%, sembra rappresentare un livello da cui non discostarsi molto al ribasso.

IN 2016 MERCATO AZIONI BANCA D‘ITALIA

Le prossime tappe sono attese a breve termine.

Il 26 novembre l‘assemblea della Banca d‘Italia introdurrà nello statuto la dematerializzazione delle azioni. La modifica, effettiva dal prossimo 18 gennaio, dovrebbe favorire la nascita di un mercato delle azioni. Le mosse degli scorsi giorni sono avvenute sotto la regia di Rothschild che, in qualità di advisor dei tre soggetti venditori e di Carige, sinora ferma a una quota di poco superiore al 4%, ha lavorato per l‘incontro di domanda e offerta.

Il mercato dei titoli della banca centrale, che si formerà dal 2016 sotto la supervisione della Banca d‘Italia, sarà molto singolare.

A vendere nella prima fase saranno sostanzialmente due soggetti - Intesa che detiene oltre il 36% e Unicredit con circa il 19% - che, per rientrare nel limite azionario del 3%, devono alienare ancora complessivamente il 50% del capitale di Via Nazionale. Il prezzo al momento sembra inchiodato a 25.000 euro per azione, il valore nominale dopo la rivalutazione del capitale a 7,5 miliardi. I compratori saranno investitori di lungo periodo.

Nell‘attesa la prossima mossa dovrebbe arrivare da Inps, detentore del 5%, che punta a scendere a breve entro la soglia del 3%.

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