8 aprile 2009 / 13:32 / tra 8 anni

Governo lavora a nuovo scudo fiscale, non a prossimo Cdm - fonti

ROMA, 8 aprile (Reuters) - Il governo ha intenzione di riproporre una nuova versione dello scudo fiscale varato nel 2001 per la regolarizzazione dei capitali detenuti all‘estero.

Lo riferiscono fonti governative e bancarie confermando in parte indscrezioni di stampa odierne. La regolarizzazione dei capitali servirebbe anche a reperire fondi da destinare alla ricostruzione delle zone terremotate in Abruzzo.

“Lo scudo si farà. Altre capitali europee si stanno muovendo in questa direzione”, dice una prima fonte.

Il governo dovrebbe intervenire con un decreto legge ma non al prossimo Consiglio dei ministri, in agenda domani alle 9,30.

“È ancora in corso il lavoro istruttorio. Lo si farà non prima del Consiglio dei ministri della prossima settimana”, aggiunge la fonte governativa.

Conferme ufficiali per ora non ci sono. Mancano anche i dettagli su come tecnicamente il governo intenda favorire la regolarizzazione dei capitali.

Una fonte bancaria, nel confermare la notizia del progetto allo studio, riferisce che da parte degli istituti di credito c’è interesse all‘operazione e indica in “600 miliardi circa” il bacino dei capitali non regolari detenuti all‘estero oggetto di potenziale regolarizzazione.

La precedente versione dello scudo fiscale aveva previsto in una prima fase una aliquota del 2,5% per i capitali regolarizzati, aliquota poi portata al 4%. Per l‘eventuale nuova edizione, tenuto conto anche dei cambiamenti alla normativa internazionale sui paradisi fiscali, si è parlato di una possibile aliquota intorno al 10%.

Oggi il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, intervenendo ad un convegno sulla crisi economica e sul ruolo che l‘Europa deve assumere, ha sottolineato che “una parte enorme della ricchezza italiana non figura nelle statistiche” in quanto detenuta all‘estero.

“Molta parte del sistema industriale italiano è posseduto attraverso hlding estere. Se devi fare investimenti nel far east, nell‘est, li operi dall‘estero. Ed è un‘applicazione del sistema europeo. Non è illegale, è perfettamente conforme a un sistema legale europeo che ti consente di trasferire la proprietà della tua attività in altri Paesi europei”, ha detto Tremonti senza fare riferimento allo scudo fiscale.

L‘idea di una riedizione dello scudo fiscale era emersa per la prima volta al Consiglio europeo del 20 febbraio scorso. Allora il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, disse ai cronisti che l‘Italia avrebbe potuto mostrare interesse nell‘operazione.

“Se una misura di questo genere fosse messa in campo dall‘Europa, mi viene in mente che potrebbe essere concessa se i singoli investissero nelle proprie aziende oppure investissero in una particolare categoria del debito pubblico”, aveva detto Berlusconi.

Nella stessa occasione Tremonti aveva spiegato che lo scudo del 2001 era stato in parte snaturato perché l‘Europa aveva impedito al governo di prevedere l‘obbligo di rimpatrio per le somme dichiarate.

“Quello che ci fu opposto ma in una sede molto, molto autorevole, fu il diritto a tenere fuori i soldi, per cui li puoi dichiarare alla giurisdizione italiana ma li puoi lasciare in Svizzera. E questo ha ridotto fortemente la vera finalità di quel provvedimento”, aveva detto Tremonti riepilogando l‘esperienza del 2001.

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