1 agosto 2014 / 12:42 / 3 anni fa

PUNTO 2-Intesa SP, utile trim2 in crescita e oltre attese, CET1 al 12,9%

(Accorpa pezzi, aggiunge dettagli da conference call, aggiorna andamento titolo)

di Massimo Gaia

MILANO, 1 agosto (Reuters) - Intesa Sanpaolo ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 217 milioni (116 milioni un anno prima), che gli analisti sono concordi nel considerare sopra le attese.

Note positive anche sul fronte dei ratio patrimoniali, che, si legge in diverse brevi note pubblicate dai broker, aprono scenari ottimistici per l‘intero settore bancario italiano.

L‘utile netto complessivo del semestre, si legge in un comunicato della banca guidata da Carlo Messina, è stato pari a 720 milioni rispetto ai 422 milioni dello stesso periodo dell‘anno scorso (+70,6%). Se si esclude l‘aumento retroattivo della tassazione - dal 12% al 26% - della plusvalenza registrata nel 2013 sulla quota detenuta in Banca d‘Italia, l‘utile semestrale è stato di 1,159 miliardi (+174,6%).

Il titolo ha accelerato dopo i risultati, per poi ridimensionare un po’ la corsa: attorno alle 17,20, Intesa SP guadagna l‘1,61%, a 2,2660 euro, dopo aver oscillato fra 2,1960 e 2,3020 euro.

UNGHERIA PAESE STRATEGICO

Le imposte complessive sono state pari a 1,276 miliardi, di cui 443 milioni relativi all‘aumento dell‘aliquota sulla plusvalenza derivante dalla quota detenuta in Banca d‘Italia.

Gli accantonamenti e le rettifiche di valore nette complessive sono pari a 2,256 miliardi circa (-11,5%). Gli accantonamenti per rischi e oneri ammontano a 236 milioni (comprensivi di 65 milioni a fronte del rimborso alla clientela da parte della controllata CIB Bank dello spread bid/offer applicato ai crediti retail in valuta estera), rispetto a 64 milioni del primo semestre 2013; le rettifiche nette su crediti sono pari a 2,256 miliardi, rispetto ai 2,548 miliardi del primo semestre 2013; le rettifiche nette su altre attività sono pari a 79 milioni, rispetto ai 215 milioni del primo semestre 2013.

A proposito di CIB, nel corso della conference call di presentazione dei risultati, Messina si è detto “fiducioso” sul fatto che la cifra sarà sufficiente, aggiungendo, però, che “dovremo attendere chiarimenti su quadro regolatorio”. Il Ceo, però, ha escluso che Intesa Sanpaolo abbandoni l‘Ungheria: “Vogliamo continuare ad operare, lo consideriamo un paese strategico”.

I proventi operativi netti nel secondo trimestre sono stati pari a 4,457 miliardi (nel semestre +4,7%, a 8,565 miliardi), mentre gli oneri si sono attestati a 2,045 miliardi (nel semestre +1,2%, a 4,131 miliardi).

Il risultato della gestione operativa del semestre è migliorato dell‘8,1%, a 4,434 miliardi. Il risultato corrente al lordo delle imposte ha registrato, su base semestrale, un progresso del 70,3%, a 2,173 miliardi.

Secondo le previsioni raccolte da Reuters, gli analisti si aspettavano ricavi (risultato della gestione operativa) pari a 4,222 miliardi, un Ebit (risultato corrente al lordo delle imposte) di 2,103 miliardi, un utile operativo di 829 milioni e un utile netto di 109,1 milioni.

DIVERSIFICAZIONE PORTAFOGLIO BOND SOVRANI

Rispondendo a una domanda sul portafoglio di titoli di stato italiani, Messina ha spiegato che “possiamo ridurre l‘importo”, aggiungendo che “è in corso un processo di diversificazione del portafoglio, includendo altri paesi, con rating più elevati, come Francia e Germania. Potrebbe accadere in prossimi mesi”.

Il Ceo ha detto che la banca prevede per l‘Italia “una crescita del Pil compresa tra 0 e 0,2%”.

Il cost/income si è attestato al 48,2%, mentre la copertura dei crediti deteriorati è arrivato al 46,6% (+250 punti base su base annua).

La copertura dei crediti in bonis è salita all‘84% (+8 punti base). La copertura complessiva dei crediti deteriorati, includendo le garanzie reali, ha raggiunto quota 137%.

A proposito di crediti deteriorati, Messina ha spiegato che “due posizioni sono state passate ad incagli”. E a chi gli chiedeva sullo stato delle trattative della partnership con Kkr , ha risposto: “Stiamo lavorando sull‘accordo, speriamo di perfezionarlo entro la fine dell‘anno”. La partnership, secondo il Ceo, non determinerà “un impulso particolare agli accantonamenti, è solo un modo per gestire incagli e ristrutturati”.

Rispondendo a una domanda sulla differente strategia rispetto ad altre banche, che stanno vendendo i portafogli di crediti deteriorati, Messina ha detto di ritenere “sottovalutate le garanzie reali” perché “il mercato immobiliare si sta riprendendo. Se ci si trova in una posizione ottimale, è possibile attendere: si può aspettare un prezzo migliore rispetto al tasso di recupero sui crediti deteriorati”.

A livello di business unit, ottime le performance del retail Italia (+85%, a 712 milioni), nonché di Fideuram, private banking e wealth management (+25%, a 1,045 miliardi). Su questo fronte, Messina ha posto l‘accento sul fatto che “prosegue la conversione da raccolta amministrata in raccolta gestita (13 miliardi nel semestre)”.

La divisione corporate e investment banking ha segnato un calo del 6%, a 1,121 miliardi. Banca Imi ha chiuso il semestre con un utile di 353 milioni (+30,5%), un margine di intermediazione consolidato di 837 milioni di euro (+22,3%), un risultato della gestione operativa di 651 milioni di euro (+26,4%) e un Tier Total Ratio con le nuove regole Basilea 3 al 12,37%.

In netta crescita le banche estere: +80%, a 218 milioni.

DOPO AQR VALUTAZIONE UTILIZZO CAPITALI IN ECCESSO

In una nota a commento dei risultati, Messina afferma: “La nostra solidità patrimoniale è stata ulteriormente rafforzata e ci pone ai vertici nel confronto europeo, con un livello di leverage volutamente basso e una liquidità che eccede abbondantemente i requisiti di Basilea III al 2018. Tutto ciò dopo aver accantonato 500 milioni di euro da distribuire in dividendi”.

Sul fronte patrimoniale, il CET1 pro forma a fine giugno era pari al 12,9% (12,3% a fine 2013). Il capitale in eccesso di circa 10 miliardi e buffer di capitale di circa 13 miliardi per Aqr e 20 miliardi per stress test.

Il common equity ratio secondo i criteri transitori in vigore per il 2014 è risultato pari al 13,2%, rispetto all‘11,9% pro forma di fine 2013.

Nel corso della conference call, Messina ha sottolineato che i ratio patrimoniali inducono il management a ritenere che “usciremo vincenti dal comprehensive assessment”.

Interessante un passaggio dedicato ai potenziali target di crescita per linee esterne e alla politica di dividendi in rapporto all‘Aqr.

“Abbiamo un enorme buffer di capitale”, ha argomentato Messina, “potremo sfruttarlo per crescere e fornire agli azionisti payback significativo”. Poi, sollecitato su possibili acquisizioni una volta completato il comprehensive assessment, il Ceo ha detto che “non c‘è alcun target specifico, ma amo molto l‘area del private banking. Non siamo in condizione di utilizzare il capitale in eccesso fino a raggiungimento del livello richiesto (dall‘Eba), che non è chiaro quale sarà; quando sarà chiaro potremo valutare se modificare la politica dei dividendi”.

Il Ceo, infine, ha affermato di “non vedere un‘area grigia nell‘Aqr, il livello di coperture è corretto, non vedo una minaccia sulla valutazione delle garanzie reali”.

Per leggere il comunicato integrale, i clienti Reuters possono cliccare su

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