28 marzo 2012 / 14:32 / 6 anni fa

PORTAFOGLI-Presto per "switch" da Wall Street a Europa-gestori

* S&P ha superato 1.400 pt, massimi da crisi finanziaria 2008

* Oltre a Europa per Pioneer più attraente borsa Tokyo

* In Europa preferiti settori ciclici selezionati e difensivi

MILANO, 28 marzo (Reuters) - Il recupero di quota 1.400 punti per l‘indice Standard & Poor’s 500 non ha suonato l‘ora dell‘incasso per chi ha puntato su Wall Street. In particolare, secondo quanto emerso da un sondaggio condotto da Reuters fra 14 primari investitori in Italia, è ancora presto per uno “switch” sull‘azionario del Vecchio Continente, su cui paiono anche addensarsi le nubi della recessione.

“Nonostante il salvataggio della Grecia e i LTRO della Bce, non riteniamo che sia il momento per uno ”switch“ dall‘America all‘Eurozona adesso”, ha detto Andrea Ladogana, responsabile linee bilanciate di BNP Investment Partners sgr. “L‘America resta ancora la nostra prima scelta”.

Se è vero che il rally della borsa statunitense prosegue vigoroso, “va ricordato che esso continua ad avvenire con ridotti volumi... Per altro le valutazioni restano ancora a sconto rispetto alle medie storiche”, puntualizza Donatella Principe, Head Investment Advisory di Schroders. “Su base relativa confermiamo quindi che in questa fase la nostra predilezione va alle aziende americane, specie a quelle di grande dimensione, bilanci di qualità e una storia solida alle spalle di distribuzione dei dividendi”, ha aggiunto.

Il sondaggio Reuters di asset allocation, che verrà pubblicato domani, conferma d‘altra parte che la borsa di Wall Street continua a rappresentare il 38% del portafoglio azionario globale contro il 32,3% degli indici europei.

Una porzione più piccola di partecipanti al sondaggio sceglie invece di realizzare parte dell‘investimento nell‘equity a stelle e strisce per andare a caccia di valutazioni più interessanti altrove, guardando eventualmente alla zona euro ma “purché le prospettive di crescita non si deteriorino troppo”, come rimarca Giulio Zucchini, direttore investimenti di BPVi fondi. In alternativa, la ricerca di occasioni può interessare la borsa di Tokyo, salita proprio in questi giorni sui massimi dal terribile terremoto e successivo tsunami del marzo 2011.

“Altri mercati offrono buone valutazioni come quello giapponese e alcune parti di quello europeo”, ha detto Giordano Lombardo, Group CIO di Pioneer Investments.

L‘ultima lettura deludente sull‘andamento dell‘attività manifatturiera di Francia e Germania a marzo ha suonato un campanello d‘allarme sullo stato di salute dell‘economia di Eurolandia, che oggi non si ritiene possa più evitare una recessione, seppur modesta.

Le case di investimento che già sovrappesano o hanno optato per un marginale aumento dell‘esposizione all‘azionario del Vecchio Continente preferiscono settori ciclici selezionati, energetici, industriali e tecnologici.

“Manteniamo la posizione neutrale in equity Usa ma al contempo abbiamo riportato a benchmark, acquistando, anche le azioni dell‘area euro”, ha detto un gestore che ha preso parte al sondaggio. “In termini di settori preferiamo quelli con maggiore visibilità sugli utili, in particolare un mix di difensivi (energetici, farmaceutici e alimentari) e di ciclici (lusso, materiali, software, commercial services)”, ha aggiunto.

Credit Suisse conferma la propria predilezione per gli indici europei, pur rivedendo al rialzo l‘obiettivo di fine anno per lo Standard & Poor’s 500 a 1.470 da 1.400 punti.

“Ci piace il settore petrolifero”, sottolinea Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse AM.

Non manca chi poi, avvicinandosi la fine del primo trimestre, ha deciso di tirare temporaneamente i remi in barca.

“Tatticamente, sottopeseremo l‘azionario di qui all‘estate”, fanno sapere da Credem. “La seconda metà del 2012 sarà migliore per le borse, anche se i principali indici dei paesi sviluppati non aggiorneranno i massimi toccati a metà marzo”.

(Maria Pia Quaglia)

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