11 gennaio 2012 / 12:12 / tra 6 anni

PUNTO 4-UniCredit, torna sereno su aumento, faro Consob su Blackrock

(Aggiunge nota Proto)

di Gianluca Semeraro

MILANO, 11 gennaio (Reuters) - Dopo il panico del primo giorno, UniCredit sembra aver ritrovato una certa serenità in borsa e incassa nella seduta odierna l‘ok di due azionisti, che in precedenza avevano mostrato perplessità, all‘adesione all‘aumento di capitale da 7,5 miliardi partito lunedì.

La Consob tiene tuttavia alta l‘attenzione sul titolo. Dopo il faro acceso al debutto per verificare che non ci siano state violazioni sulla disciplina delle vendite allo scoperto, la commissione ha avviato accertamenti sulle comunicazioni di Blackrock riguardanti la sua quota.

Su richiesta della commissione, BlackRock ha comunicato stamane che al 28 dicembre aveva una partecipazione aggregata del 3,09% e che la notificazione all‘authority, pubblicata il 2 gennaio sul suo sito web e indicante un calo all‘1,71%, non avrebbe dovuto essere effettuata. La discesa di Blackrock in UniCredit era stata letta dal mercato come un calo temporaneo per acquistare in seguito a prezzi più bassi.

L‘avventura dell‘aumento di capitale da 7,5 miliardi era partita malissimo con i diritti di opzione che avevano ceduto nel primo giorno oltre il 65% e il titolo il 13%. Questo dopo il -40% circa segnato dal titolo nei giorni immediatamente successivi all‘annuncio del prezzo di sottoscrizione di 1,943 euro.

Sulla scorta dello sconto generoso offerto, pari al 43% del prezzo ex diritto della seduta precedente, il mercato infatti ha ritenuto che la banca stessa avesse poca fiducia nel buon esito dell‘operazione, penalizzando fortemente il titolo.

Già ieri però titoli e diritti hanno registrato un‘inversione a U salendo rispettivamente del 6% e dell‘81%. Alcuni broker hanno alzato il giudizio sul titolo soprattutto perché presenta valori interessanti rispetto ai competitor europei. E sullo sfondo aleggia la possibilità di ingresso di nuovi soci anche alla luce dell‘azionariato diffuso.

“L‘aumento di capitale scioglie i timori legati agli stress test dell‘Eba. Inoltre UniCredit ha sottoperformato il settore bancario europeo del 45% nell‘ultimo mese. Vediamo un downside limitato sui fondamentali”, spiega un analista di un broker estero.

Lunedì sera l‘AD Federico Ghizzoni aveva difeso in una mail inviata ai dipendenti italiani la bontà dell‘operazione dicendosi sorpreso della reazione del titolo. Oggi anche il presidente dell‘Eba, Andrea Enria, ha lanciato un messaggio di ottimismo affermando che dopo l‘aumento “UniCredit sarà una banca forte ed è questo il messaggio che deve arrivare all‘opinione pubblica”.

UniCredit è salita oggi 5,53% a 2,558 euro con volumi nella norma. I diritti hanno guadagnato il 36,47% a 1,16 euro. Al momento costa meno un‘azione acquistata attraverso l‘esercizio del diritto rispetto all‘acquisto diretto in borsa.

TRA RISCHI SCALATA E CACCIA A NUOVI AZIONISTI

Nella nota in cui annunciava il prezzo dell‘aumento di capitale UniCredit ha dichiarato che risultavano impegni di adesione, vincolanti e non, per appena il 24% del capitale.

Resta dunque un 76% da assegnare e gli stessi vertici della banca non hanno escluso la possibilità che l‘operazione sia la strada per mutamenti nella mappa azionaria. In passato più volte si è parlato dell‘ingresso di fondi sovrani di Singapore o cinesi, senza però un seguito concreto.

Il tonfo di lunedì aveva poi propiziato timori di un rischio scalata. Ieri però il direttore generale Roberto Nicastro aveva definito tale rischio “abbastanza remoto”, ricordando anche la soglia del 5% prevista dallo statuto per il possesso azionario.

Oggi qualche quotidiano ipotizzava la ricerca da parte delle capofila del consorzio di imprenditori disposti ad acquistare quote e preservare quindi la banca dal rischio scalata. La cosa, però non trova riscontri.

I consigli di indirizzo e di amministrazione della Fondazione Cassamarca, azionista con poco meno dell‘1%, hanno deliberato l‘adesione all‘operazione “vista la difficile situazione del settore” e “aggiungendosi all‘esigenza di solidarietà richiesta in questo momento”.

L‘ente veneto per primo aveva manifestato dei dubbi quando il presidente Dino De Poli ha dichiarato, prima del varo, che potevano esserci difficoltà a seguire l‘operazione.

Anche la Fondazione Manodori ha confermato la delibera di dicembre di aderire parzialmente all‘aumento, scendendo post operazione al di sotto dello 0,50% dallo 0,79% attuale. Gli organi dell‘ente reggiano si erano riuniti d‘urgenza proprio alla luce del pessimo andamento dei diritti di opzione al debutto.

Allianz, Carimonte, Fondazione CR Modena, Fondazione Crt, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Luigi Maramotti si sono impegnati a sottoscrivere il 10,68% delle azioni oggetto dell‘offerta. A questi si aggiungono Fondazione Cariverona che ha deliberato di sottoscrivere il 3,51%, meno del 4,21% detenuto attualmente, e altri azionisti disponibili, pur senza impegni vincolanti, per un massimo del 10%.

In dichiarazioni rese alla stampa nei giorni scorsi, il presidente della Fondazione Bds (0,32%), Giovanni Puglisi, ha garantito l‘adesione pro quota all‘aumento.

Central Bank of Lybia, che ha il 4,9%, è orientata a sottoscrivere pro quota, mentre Lybian Investment Authority (Lia) che ha il 2,6% non ha dichiarato come intende procedere. Così come non è chiara la posizione del fondo Aabar che ha poco meno del 5%.

Fuori dal nucleo storico, l‘imprenditore Leonardo Del Vecchio (0,50%) è orientato a sottoscrivere pro quota, mentre la Alessandro Proto Consulting è intenzionata a salire fino all‘1,30% dallo 0,80% attuale.

Ghizzoni ha oggi aderito all‘aumento per 66.062 euro.

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