4 gennaio 2012 / 09:34 / 6 anni fa

PUNTO 4-UniCredit fissa sconto generoso per aumento, titolo -14,4%

(Aggiorna con chiusura titolo)

di Gianluca Semeraro

MILANO, 4 gennaio (Reuters) - UniCredit chiude la seduta borsistica in calo di oltre il 14% e al suo minimo storico dopo aver concesso agli azionisti uno sconto generoso per agevolare la sottoscrizione dell‘aumento di capitale da 7,5 miliardi che partirà lunedì 9 e che arriva in un momento di mercato difficile.

Il Cda ha fissato nella riunione di stamattina il prezzo di emissione delle nuove azioni a 1,943 euro con uno sconto del 43% rispetto al valore di borsa di ieri calcolato ex diritto, equivalente al 69% sul prezzo di chiusura.

Secondo Andrew Lim, analista di Espirito Santo, “il prezzo di sottoscrizione è stato fissato a uno sconto ben più grande di quanto ci si aspettava. Comunque lo si calcoli, è molto più alto di quello delle altre banche”.

Inoltre - osserva un trader - uno sconto così elevato dimostra che la banca ritiene che l‘operazione “non sia così appetita dagli investitori”.

Ciò spiegherebbe il crollo registrato oggi dal titolo, che ha chiuso la seduta in calo del 14,45% a 5,415 euro, il nuovo minimo storico secondo gli schermi Reuters. I volumi sono stati più del doppio della media giornaliera degli ultimi 30 giorni. Lo stoxx europeo del settore bancario ha chiuso in ribasso dell‘1,6%.

Un trader, a seduta ancora aperta, ha detto di ritenere la reazione del titolo fisiologica e in linea con quella delle altre banche quando hanno annunciato un aumento di capitale. “Tranne Intesa - ha spiegato -, che è stata la prima a fare un aumento di capitale, tutte le altre sono state sotto pressione. E’ un copione già visto. Da settimane c‘erano rumors su uno sconto del 40-45% quindi da questo punto di vista non c’è sorpresa”.

D‘altronde - ha osservato il trader - “in questi momenti devi fare sempre operazioni un po’ penalizzanti. Alcune fondazioni hanno dichiarato che vogliono diluirsi. Con l‘azionariato che ha UniCredit era difficile portare avanti una ricapitalizzazione di queste dimensioni senza uno sconto interessante”.

Di certo l‘operazione, che rappresenta circa il 60% dell‘attuale capitalizzazione della banca e risponde alle richieste dell‘Eba, avrà un impatto sull‘utile per azione. Elena Perini di Centrobanca, in un report pubblicato a fine novembre, stimava una diluizione dell‘Eps 2012-13 intorno al 65% in corrispondenza di un prezzo di emissione di 2 euro, quindi molto vicino a quello fissato.

Per l‘analista “il titolo sarà sotto pressione durante tutta l‘operazione” proprio in considerazione dell‘incidenza che ha sulla capitalizzazione attuale.

L‘aumento - la cui nota informativa ha ottenuto il via libera della Consob - si terrà dal 9 al 27 gennaio in Italia, Germania e Austria (partirà il 12 in Polonia) e agli attuali soci saranno offerte 2 nuove azioni ordinarie ogni azione ordinaria o risparmio. I diritti di opzione saranno negoziabili in borsa fino al 20 gennaio.

L‘operazione è assistita da un consorzio di garanzia, guidato da Mediobanca, BofA-Merrill e UniCredit CIB.

CON AUMENTO CAPITALE POSSIBILI NOVITA’ IN AZIONARIATO

L‘operazione potrebbe portare novità nell‘azionariato della banca, che già oggi, invece di un nucleo forte, ne ha uno molto parcellizzato eccezione fatta per un gruppo di fondazioni che insieme detengono non più del 15% e di alcuni azionisti privati.

Nella nota diffusa oggi UniCredit informa che gli azionisti della banca hanno indicato impegni a sottoscrivere fino al 24% dell‘aumento. Una percentuale “abbastanza bassa”, secondo un analista non citabile con base a Londra che si aspettava il 30-35%.

Resta quindi da assegnare un 76% e a questo punto l‘ingresso di nuovi azionisti appare probabile. Lo stesso AD di UniCredit, Federico Ghizzoni, ha dichiarato che sono possibili modifiche nell‘azionariato e che i vertici sono favorevoli all‘ingresso amichevole di nuovi soci.

In passato si è parlato di fondi sovrani di Singapore o cinesi, anche se queste voci non hanno finora avuto seguito concreto.

Per ciò che riguarda gli attuali soci, Allianz, Carimonte, Fondazione CR Modena, Fondazione Crt, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Luigi Maramotti si sono impegnati a sottoscrivere il 10,68% delle azioni oggetto dell‘offerta.

A questi si aggiungono Fondazione Cariverona che ha deliberato di sottoscrivere il 3,51%, meno del 4,21% detenuto attualmente, e altri azionisti disponibili, pur senza impegni vincolanti, per un massimo del 10%.

Il mese scorso la Ue ha deciso lo scongelamento degli asset della Central Bank of Lybia che ha il 4,9% e che così potrà sottoscrivere pro quota l‘aumento di capitale. Restano invece parzialmente congelati gli asset di Lybian Investment Authority (Lia) che ha il 2,6% che non ha dichiarato come intende procedere. Così come non è chiara la posizione del fondo Aabar che ha poco meno del 5%.

DISCUSSIONI SU RINNOVO VERTICI CONDIZIONATE DA NOVITA’ SOCI

Alle possibili novità nell‘azionariato della banca è poi legato a doppio filo il rinnovo del Cda previsto con l‘assemblea di bilancio di aprile.

Per ora il presidente Dieter Rampl e l‘AD Ghizzoni non sembrano essere in discussione, tuttavia il tema è destinato a entrare nel vivo dalle prossime settimane e qualsiasi modifica nell‘azionariato è destinata a mutare gli equilibri esistenti in consiglio.

Nei mesi scorsi la conferma di Rampl non sembrava così scontata e non era così certa nemmeno la volontà dello stesso banchiere tedesco di ricandidarsi. “C’è ancora molto tempo per decidere”, ha dichiarato in una delle sue ultime uscite pubbliche sull‘argomento. A favore della sua riconferma si è espresso il vice presidente Fabrizio Palenzona, uno degli uomini forti negli equilibri azionari della banca.

Vertici a parte, ci sono da riempire due caselle rimaste vacanti: quella di Enrico Cucchiani, approdato alla guida operativa di Intesa Sanpaolo come sostituto di Corrado Passera, e quella di Piero Gnudi, nominato ministro del Turismo e dello Sport del governo Monti.

A queste potrebbero aggiungersene altre legate al divieto, previsto dall‘articolo 36 della manovra finanziaria, di avere più incarichi negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo delle banche e delle assicurazioni. Un divieto che sulla carta, nel caso di UniCredit, riguarderebbe lo stesso Rampl, i vicepresidenti Palenzona e Vincenzo Calandra Bonaura e i consiglieri Carlo Pesenti e Luigi Maramotti. Tuttavia le modalità e gli ambiti di applicazione della norma sono ancora da definire.

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