28 marzo 2017 / 10:59 / tra 8 mesi

Save, Marchi avanti con fondi per indipendenza, Atlantia alla finestra - fonti

MILANO, 28 marzo (Reuters) - Enrico Marchi prosegue sulla strada del riassetto della catena di controllo di Save , con l‘obiettivo di garantire l‘indipendenza del gestore aeroportuale, sebbene i Benetton abbiano fatto sapere di essere disponibili ad un‘operazione di sistema.

E’ quanto dicono due fonti vicine alla situazione.

Il Gazzettino di Venezia oggi scrive che Edizione Holding sarebbe disponibile ad affiancare il presidente di Save e che la decisione (al momento non ufficializzata) di Marchi di scegliere un‘alleanza con InfraVia e Deutsche Bank ha spiazzato i Benetton.

Stando alle fonti, i contatti fra le parti risalirebbero a diverso tempo fa, sostanzialmente all‘epoca dell‘acquisizione della quota attorno a 22% di Save da parte di Atlantia, sebbene quest‘ultima abbia sempre assicurato che si tratta di un investimento finanziario.

Una delle fonti fa intendere che la holding trevigiana sarebbe sempre disponibile, ma le porte di Conegliano Veneto sono sbarrate: Marchi, insomma, avrebbe già sostanzialmente definito la complessa operazione, che, partendo dall‘accordo per liquidare la quota di Finanziaria Internazionale (Finint) in mano ad Andrea de Vido, risalendo lungo la catena di controllo, si chiuderebbe con un‘opa sulla quotata.

Non è chiaro, al momento, cosa farà Morgan Stanley, socio di una delle holding a monte di Save che, ad ogni modo, nella situazione attuale avrebbe a disposizione una finestra a gennaio 2018 per uscire.

In sostanza, la rottura tra Marchi e de Vido avrebbe accelerato dinamiche che presumibilmente si sarebbero manifestate tra pochi mesi. Con in testa l‘obiettivo dell‘indipendenza e forte dell‘interesse di “diversi fondi infrastrutturali”, Marchi, dunque, avrebbe individuato la soluzione, con InfraVia e Deutsche Bank, che gli garantirebbe, grazie ad accordi di governance, di continuare a guidare Save.

La scelta di soggetti finanziari e non industriali (da qui l‘esclusione di un accordo con Atlantia) garantirebbe l‘indipendenza di quel “polo aeroportuale del Nord-Est” costruito negli anni da Marchi. I fondi sono apolidi, si fa notare. Diverso sarebbe stato il coinvolgimento nel riassetto di un fondo infrastrutturale italiano, leggi F2i, che ha interessi negli aeroporti italiani: Save avrebbe perso l‘indipendenza.

Da questo punto di vista, viene considerato fuorviante ricordare quando il governo guidato da Enrico Letta levò gli scudi per scongiurare un assalto della tedesca Fraport a Save, trattandosi di un soggetto industriale e non finanziario.

Nell‘area nordestina si registra un certo fermento politico attorno alla vicenda Save ma, dice una delle fonti, trattandosi di un asset rilevante e che lavora in concessione, le autorità competenti, compreso il ministero delle Infrastrutture, sarebbero informate dei piani di Marchi.

Nessun commento dai soggetti citati.

(Massimo Gaia)

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