20 dicembre 2016 / 13:57 / 9 mesi fa

Npl, fondi distressed mettono nel mirino banche italiane

LONDRA, 20 dicembre (Reuters) - I fondi di investimento hanno raccolto 7 miliardi di dollari in Europa quest‘anno da destinare all‘acquisto di Npl e nel mirino ci sono soprattutto le banche italiane.

Alle prese con crediti deteriorati per 356 miliardi di euro, gli istituti italiani sinora hanno esitato a cederli a un prezzo appetibile per i fondi, in quanto una vendita a forte sconto si sarebbe tradotta in una svalutazione, con relativo indebolimento della posizione patrimoniale.

Tuttavia, la settimana scorsa UniCredit ha annunciato un intervento di ristrutturazione che comprende un piano per scorporare 17 miliardi di crediti in sofferenza.

La banca guidata da Jean Pierre Mustier costituisce un barometro del cambio di direzione del sistema italiano, che stuzzica l‘appetito dei fondi specializzati.

“C‘è un‘accelerazione della pulizia di bilancio ed è per questo che abbiamo deciso di lanciare un secondo fondo”, spiega Massimo Massimilla, amministratore delegato di Algebris Italia.

Dopo UniCredit, si attende che Banca Monte dei Paschi di Siena e altre banche in difficoltà scorporino gli npl.

PwC stima che sofferenze per un controvalore di 50 miliardi di euro potrebbero arrivare sul mercato l‘anno prossimo.

Resta vero che i fondi sono disposti ad assumere un rischio in cambio del pagamento di un prezzo molto più basso del valore facciale dei crediti.

“Investendo in sofferenze”, dice Massimilla, “abbiamo intenzione di aiutare le banche italiane a pulire i bilanci, che è una condizione necessaria per varare aumenti di capitale e riavviare il credito all‘economia reale”.

Secondo i dati Preqin, quest‘anno sono stati lanciati quattro nuovi fondi focalizzati sul debito distressed in Europa, per una raccolta di 7 miliardi di dollari, ammontare in crescita rispetto ai 6,4 miliardi del 2015 e ai 3,9 miliardi del 2014.

Il fondo di maggiore dimensioni è Special Situations Fund II di Kkr, che nel marzo scorso ha chiuso con una raccolta di poco più di 3,3 miliardi di dollari.

Avenue Europe Special Situations Fund III, lanciato da Avenue Capital Group, ha raccolto 2 miliardi di dollari.

Potendo utilizzare la leva finanziaria, i fondi raccolti quest‘anno hanno una potenza di fuoco di circa 15 miliardi di dollari.

Fabio Longo, managing director di Bain Capital Credit da 30 miliardi di dollari, ritiene che, pur adottando una positiva conservatrice, l‘Italia costituisca un‘opportunità attraente per gli investitori.

I fondi pensione e gli altri investitori di lungo termine guardano con interesse alla prospettiva di ottenere un rendimento del 15-20%, sebbene gli investimenti, in questa tipologia di fondi, restino bloccati per otto anni.

SENZA BAD BANK, ECCO ATLANTE

A differenza di quelli spagnoli, concentrati nell‘immobiliare, per cui per la Spagna è stato più semplice creare una bad bank dopo il crollo del settore immobiliare, i prestiti degli istituti di credito italiani sono trasversali ai settori economici. Ciò rende il compito di scegliere e gestire i crediti più complesso.

La gamma di debito in sofferenza va dai prestiti personali al credito alle piccole imprese, dai mutui immobiliari ai loan del settore real estate, dai trasporti al credito al consumo.

Perso il treno per dare vita ad una bad bank pubblica, l‘Italia non ha potuto sinora usare la mano statale per ripulire i bilanci bancari a causa delle nuove norme dell‘Unione Europea che impongono la partecipazione dei privati ai salvataggi.

L‘Italia, ricorrendo alla soluzione privata, ha istituito il fondo Atlante, che svolgerà un ruolo chiave nella vendita degli Npl di Mps, operazione da 28 miliardi di euro.

UniCredit, da parte sua, ha annunciato la creazione di due società veicolo, controllate da Pimco e da Fortress Investments .

Uno dei pericoli potenziali maggiori per i fondi che guardano agli Npl italiani è il tempo necessario a recuperare un credito.

La legge per accelerare le procedure di recupero dei crediti, datata aprile scorso, fa pensare a un cambio di rotta. Ma allo stato i tempi sono lunghissimi. “La media per ottenere un pignoramento è di 4,7 anni in Italia”, conclude Massimilla di Algebris, “rispetto a 0,7 anni in Spagna, 0,8 in Germania e 1,7 anni in Francia. Sono stati compiuti passi avanti, ma c‘è ancora molta strada da fare”.

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