6 febbraio 2012 / 12:27 / 6 anni fa

PORTAFOGLI-B.Profilo allunga duration Btp, vede spread 300 pb Sem1

* Aumento peso banche europee dopo p/t 3 anni Bce

* Corporate al 30%, rafforzata esposizione a high yield

* 10% in subordinati banche italiane, francesi, assicurazioni europee

MILANO, 6 febbraio (Reuters) - Scadenze più lunghe sul debito italiano e più banche europee in portafoglio dopo che la prima operazione di rifinanziamento a tre anni della Banca centrale europea ha dato ossigeno agli istituti di credito dell‘Eurozona, allentando la tensione sulla curva dei rendimenti tricolore.

Queste le ultime mosse nella gestione di Banca Profilo , attiva nel private banking con masse che al 30 settembre 2011 erano pari a 1,76 miliardi.

“Un mese fa eravamo posizionati solo su governativi a breve termine, biennali e Ctz che avevano rendimenti elevati e che erano guadagni assicurati dopo che la Bce ha detto che avrebbe offerto liquidità a tre anni all‘1%”, spiega il direttore investimenti Paolo Moia.

Ma da allora la curva ha inizato a irripidirsi, spostandosi verso il basso e, per continuare ad avere rendimenti interessanti, la banca ha progressivamente allungato a 3-5 anni le scadenze sul debito italiano, comprando “poco prima e poco dopo il downgrade di Standard & Poor’s per approfittare di quella fase di mercato più instabile”, ha detto Moia.

“Il sottostante del ragionamento è che l‘espansione quantitativa della Bce funzioni - e sta funzionando - e che l‘azione governativa di risanamento dei conti pubblici italiana abbia successo per cui si vedrà una discesa dei rendimenti anche sulla parte lunga della curva”, aggiunge.

SENSIBILE RIDUZIONE SPREAD SOLO CON TAGLIO DEBITO ITALIA

In assenza di scossoni, anche il differenziale di rendimento fra decennale italiano e tedesco, secondo Moia, dovrebbe proseguire il percorso di restringimento non lineare avviato dopo l‘insediamento del governo di Mario Monti, con un‘accelerazione dopo il p/t triennale della Bce, che ha portato lo spread a un minimo di 373 punti base alla fine della settimana scorsa.

“Monti ha gettato le basi per stabilizzare il rischio Italia nel lungo periodo ma per stabilizzarlo nel breve periodo c’è voluto (il presidente della Bce Mario) Draghi”, ricorda il direttore investimenti.

Un obiettivo ragionevole per lo spread potrebbe essere, secondo Moia, i 300 punti base nel primo semestre di quest‘anno.

Il tema della gestione della crisi del debito sovrano nella zona euro resta comunque la principale preoccupazione e, secondo Moia, continuerà ad esporre i mercati a oscillazioni repentine nel 2012.

“I punti critici sono la Grecia, il Portogallo, la tenuta della crescita americana e il percorso di risanamento italiano dove si è lavorato bene dal punto di vista del deficit ma resta ancora da fare dal punto di vista del debito”, ha detto Moia.

Se è vero che progressi sul fronte delle difficoltà greche porterebbero più fiducia sul debito periferico in generale, per Moia solo un congruo abbattimento del debito italiano sarebbe infatti in grado di mitigare efficacemente il rischio paese.

“Se l‘Italia riuscisse a portare il debito dal 125% al 100% del Pil questo darebbe la spinta definitiva al restringimento del differenziale Btp/Bund”, ha detto.

Nei giorni scorsi il vice ministro dell‘Economia Vittorio Grilli ha detto che l‘Italia è nelle condizioni di portare il rapporto tra debito e Pil sotto il 100% nel 2020 grazie a un bilancio in pareggio dal 2013 e a dismissioni del patrimonio pubblico. Il governo non ha ancora reso nota nessuna decisione concreta in tal senso ma la Cassa Depositi e Prestiti, controllata al 70% dal Tesoro, si è detta disponibile a partecipare ad un piano di riduzione del debito a determinate condizioni. In base a indiscrezioni stampa la Cdp potrebbe alleggerire il debito pubblico di 50 miliardi, acquisendo dal Tesoro alcune controllare, a partire da Fintecna e Sace.

DEBUTTO BORSE EMERGENTI DOPO EASING, MIGLIORAMENTO MACRO

L‘esposizione alla zona euro rappresenta attualmente circa il 40% di un portafoglio medio con cui Banca Profilo punta a offrire un ritorno di 2-3 punti sopra l‘inflazione in 3 anni attraverso un rendimento prevalentemente cedolare. Del 60% investito in strumenti di debito, 10% sono titoli di stato italiani e altrettanti governativi emergenti in valuta locale. Ben metà di quel 60% è rappresentato da credito con un orientamento che, di recente, ha visto crescere il peso delle emissioni ad alto rendimento con rating più bassi (cosiddetti “high yield”).

“E’ un ambiente che non mi fa temere insolvenze”, ha detto Moia, che investe in corporate bond prevalentemente europei. “E’ un contesto di crescita bassa, di inflazione contenuta e di liquidità abbondantissima perfetto per le obbligazioni societarie”, ha aggiunto.

Completano il quadro del reddito fisso in portafoglio un 10% di debito subordinato di banche italiane e francesi oltre che di assicurazioni europee.

“Sono titoli con rendimenti elevati, spesso strumenti talmente costosi per l‘emittente che questi ultimi hanno interesse a ricomprarseli”, spiega Moia. “Tanto più che con Basilea molti di questi strumenti non potranno più rientrare nel computo del patrimonio di vigilanza”.

L‘azionario pesa solo per un 20% degli asset equamente ripartito, da inizio anno, fra mercati occidentali (Dax e S&P 500 ) ed emergenti, essenzialmente un Etf sulla borsa di Hong Kong.

“Per noi questa allocazione è abbastanza inusuale”, sottolinea Moia ricordando che, ancora alla fine dell‘anno scorso, l‘esposizione ai mercati emergenti era pari a zero. L‘indice Hang Seng è entrato in portafoglio “quando abbiamo visto gli indicatori congiunturali in miglioramento e abbiamo avuto certezza dell‘allentamento monetario in quelle aree”, spiega.

Il portafoglio si copre con un‘esposizione del 10% al dollaro: altrettanto è allocato in oro che “ha un trend di lungo periodo positivo che si giustifica con il fatto che le politiche monetarie mondiali sono super espansive”, spiega Moia. “Il prezzo dell‘oro sale perchè è funzione della quantità di moneta in circolazione”, ha concluso.

(Maria Pia Quaglia)

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